La corrispondenza tra noi, Marco Tullio Giordana e Curzio Maltese

La Repubblica e Curzio Maltese

31 gennaio 2012 La nostra lettera a Curzio Maltese di Repubblica

Gentile Curzio Maltese,

abbiamo letto il suo articolo sul Venerdì di Repubblica in merito all’intervista a Marco Tullio Giordana. Innanzitutto vogliamo ringraziarla per la precisione con la quale ha ricordato l’assassinio del nostro compagno Giuseppe Pinelli.

Ad una sua domanda, Marco Tullio Giordana, avrebbe risposto coinvolgendo gli anarchici nell’esecuzione della strage di Piazza Fontana. Giordana, da noi interpellato, ha recisamente smentito di aver dato quella risposta. Pertanto, sicuri della sua buonafede, la invitiamo a correggere quanto scritto in merito.

Dopo oltre 40anni, dopo innumerevoli processi e sentenze ormai definitive che hanno stabilito, oltre ogni dubbio l’estraneità degli anarchici, ci sorprende e ci indigna profondamente scoprire che c’è chi tenta ancora di riscrivere la storia, addossando agli anarchici responsabilità di Stato, riconosciute universalmente.

Sicuri di trovare la dovuta smentita con uguale risalto nel prossimo numero del Venerdì di Repubblica, la salutiamo cordialmente.

testimoni e protagonisti

Per gli “ex del Circolo 22 Marzo di Roma

Roberto Gargamelli, Enrico Di Cola, Marco Pacifici

Per il Gruppo “Cafiero” della FAI di Roma

Francesco Fricche

Per i compagni anarchici di Milano

Lello Valitutti

Paolo Braschi

Circolo Anarchico Ponte della Ghisolfa

2 febbraio 2012 Curzio Maltese risponde c.maltese@repubblica.it

mi spiace, ma non posso correggere una frase detta da giordana e da me correttamente riportata. del resto, nel film, quando lo vedrete, la tesi del coinvolgimento dei circoli anarchici è chiaramente espressa nel finale, come ipotesi del commissario calabresi e non soltanto sua. ma più che di anarchici, si parla di infiltrati. come sapete purtroppo nei circoli ce n’era più d’uno. grazie in ogni caso per l’attenzione e per il vostro impegno, cm

7 febbraio 2012 Nostra risposta a Curzio Maltese

Caro Curzio Maltese,

siamo veramente spiacenti che tu non voglia correggere la frase attribuita a Giordana e da lui stesso smentita, ma ci saremmo aspettati la correttezza da parte di un giornale come Repubblica di almeno pubblicare la nostra lettera.

Non sappiamo se per tagli al pezzo od altro ma ci sembra evidente che la sua domanda che inizia (p.20) con  “Senza mai escludere una forma di manovalanza anarchica.” E prosegue con la risposta di Giordana “I segnali sono molti…)   induce il lettore a credere che sia Giordana a credere alla teoria fantapolitica e di revisionismo storico del sig. Cucchiarelli e che gli anarchici abbiano, comunque,  messo “una bomba di potenziale assai ridotto…” e non, come lei stesso asserisce, che questa sarebbe stata una teoria del commissario Calabresi.

Riguardo al numero degli infiltrati non ci interessa in questo momento fare una statistica a chi ne avesse di più o di meno (il Pci in quello stesso anno ‘69 espulse due agenti dei servizi segreti che lavoravano beatamente in Direzione e – peggio ancora – nel Dip. Esteri, per non parlare di quelli – mai identificati – che permisero gli arresti a raffica degli esuli del partito ogni qualvolta che da Parigi tentavano il rientro in Italia per riorganizzare il partito), a noi preme soltanto sottolineare la nostra totale estraneità a quei fatti criminali e delittuosi – come anche la magistratura ha potuto accertare con sentenze passate in giudicato – e che la verità “vera” e quella “storica” è una e una soltanto: la Strage è di Stato, gli anarchici sono innocenti!

Un grazie da parte mia e nostra e un saluto

Roberto Gargamelli, Enrico Di Cola, Lello Valitutti

 

dal Blog di Daniele Barbieri: http://danielebarbieri.wordpress.com/2012/02/06/lonore-di-pinelli-di-mark-adin/

L’onore di Pinelli – di Mark Adin

6 febbraio 2012 di DB

Questa è una storia che non finisce mai, e che comincia quando ho smesso i pantaloni corti e mi sono iscritto alla prima classe del liceo. Una storia che ha indirizzato la vita a molti, una storia collettiva. Qualcosa che non ha più avuto pace, una condizione di allarme che ci ha messo in mezzo.

Se durante il passaggio tra l’infanzia e l’età adulta è un fatto drammatico a incorniciare la tua iniziazione, questo fatto ti accompagnerà per sempre: sarà una parte di te.

Una generazione intera è passata da quella piazza di Milano, è rimasta scossa, mutilata, aggredita, segnata dalla bomba esplosa un pomeriggio piovoso in una banca affollata. Nulla è stato più come prima.

Non sapevo cosa fosse, l’anarchia.

I libri di storia finivano, allora, sul Carso, con molta retorica. Conoscevo le canzoni, imparate dalla voce gorgheggiante della maestra di musica, del Piave, degli Alpini. Gli inni patriottici, questo sapevo. Avevo ancora negli occhi grandi manifesti appesi ai muri, che ammonivano a non toccare strani oggetti che avrebbero potuto esplodere. Erano le mine antiuomo della Seconda Guerra mondiale. Erano ancora lì, sulle pareti. Questo sapevo dell’ultima guerra, insieme ai pallosissimi (a quell’età si è insofferenti di tutto) racconti che sentivo in famiglia di “quando si stava peggio”, dei bombardamenti aerei, delle corse ai rifugi.

Questo sapevo delle bombe.

Nella piccola città di provincia i soldati e i “capelloni”si menavano. Certi ragazzi più grandi di me urlavano “Johnson boia”, la polizia li caricava a forza sulle auto verde-oliva e li portava via. Rubai, a una esposizione di quadri, un piccolo volume dalla copertina rossa incollato a un grande pannello dai colori sgargianti che voleva essere una opera d’arte. Non mi resi conto di aver così compiuto uno sfregio. Ero diventato un teppista ma avevo tra le mani, del tutto inconsapevole, un feticcio: il libretto rosso di Mao, che parlava di “tigri di carta” poco salgariane. Ricordi alla rinfusa del turbine adolescenziale.

Improvvisamente scoppiò la bomba vera, il bianco e nero televisivo drammatizzò ancor di più la notizia. Vidi le foto, la devastazione. Vidi quel buco nel pavimento. Tre giorni più tardi sentii per la prima volta il nome di Pino. Lessi i titoli dei giornali: un uomo si era suicidato buttandosi dal quarto piano della questura.

Passò del tempo, su una bancarella c’erano pile di libri dal titolo: “La strage di Stato”. Un tizio appariva in copertina, era il “ballerino anarchico” Pietro Valpreda. Il primo contatto con una delle parole più usurpate, rubate, stuprate, fraintese: anarchia.

Anche l’uomo precipitato dal quarto piano della questura di Milano era anarchico.

E io stavo lentamente diventando uomo, precipitando in un mondo privo di innocenza.

Ebbi modo di conoscerne altri, ebbi l’umano privilegio di incontrare, essere amico e compagno di alcuni anarchici, gente più grande di me: venivano da Resistenza e Guerra di Spagna. Parlo di privilegio senza retorica: fu tale per la qualità delle persone. Incarnarono e mi trasmisero un senso dell’etica e della politica che non ho più ritrovato. Uno di loro, oggi scomparso, mi parlò a lungo di Giuseppe Pinelli, dei giorni immediatamente successivi alla strage, durante i quali finì, anche lui, fermato insieme ad altri.

A metà degli anni Ottanta ebbi modo di incontrare Pietro Valpreda. Nello stesso periodo feci la conoscenza del giornalista Piero Scaramucci, che ai nostri giorni avrebbe curato uno dei libri più sorprendenti su Pinelli: una lunga intervista in cui parla la moglie Licia, donna riservata, dalla forza morale esemplare. Un libro lucido, spiazzante, dal taglio davvero inedito, da leggere. Sul “ferroviere anarchico”, sul suo dramma, è stato scritto molto, sono state condotte inchieste, composte canzoni, messi in scena lavori teatrali, ma il vero dramma è non avergli reso giustizia, è aver dovuto ascoltare ogni sorta di menzogna sulla sua fine, pur in presenza di testimonianze  e riscontri, colpevolmente ignorati. Una per tutte: la testimonianza di Pasquale “Lello” Valitutti, che è possibile leggere o ascoltare, dalla sua viva voce, sul web.

Nonostante fosse l’unico testimone di quella tragica sera nella quale Pinelli entrò in questura da una porta per uscire poi da una finestra, non fu ascoltato. Si preferì dar retta ai poliziotti (che erano indagati, dunque meno attendibili) per arrivare alla sentenza nella quale si inventò il surreale “malore attivo” e si sostenne, nonostante la testimonianza contraria di Valitutti che si preferì non considerare al processo, che il commissario  Calabresi non si trovava, al momento dell’accaduto, nella stanza dell’interrogatorio.

Caso emblematico di una verità, quella sul ferroviere anarchico, gridata nelle piazze e smentita dallo Stato. Se vi capita di andare a Milano, in Piazza Fontana troverete due lapidi che raccontano due versioni da sempre in aperto contrasto tra loro. Ma la verità, ovviamente e scandalosamente, è  soltanto una.

Oggi un regista di talento, che ci ha dato, tra l’altro, un’opera complessa come “La meglio gioventù”, Marco Tullio Giordana, ha terminato un film che uscirà a marzo, sulla bomba di Milano e ciò che seguì. Mastandrea è Calabresi e Favino Pinelli. La sfida è grande. Lo vedremo sugli schermi e giudicheremo, ma non prima di allora.

Senonchè, durante una intervista-promo resa a Curzio Maltese, sul “Venerdì” di Repubblica del 27/1/2012, si fa allusione all’ipotesi di coinvolgimento criminale di alcuni anarchici nello stesso periodo, tesi secondo la quale ci sarebbe stata una bomba a basso potenziale anarchica, il cosiddetto “petardo”, contemporaneamente all’ordigno che causò la strage collocato dai fascisti. La cosa fu smentita dalla magistratura e successivamente persino dalla polizia, dagli organi di quello Stato al quale avrebbe fatto molto comodo per distrarre da sé l’ombra della propria responsabilità. Uno dei tanti depistaggi. Sul “Venerdì” – forse a causa di un refuso, forse a causa di una fantasia dell’intervistatore, forse per suscitare clamore intorno al film – si è finito per intorbidire, per l’ennesima volta, le acque.

A seguito dell’immediato intervento di alcuni esponenti del movimento che gliene chiedevano conto, Giordana avrebbe nettamente smentito di aver reso la dichiarazione, affermando: “Che Valpreda possa aver messo il “petardo” è la tesi di Calabresi, non la mia. Vedendo il film la cosa è evidente. Nel finale giunge a dubitarne perfino lo stesso Calabresi, addirittura smentisce questa tesi Federico Umberto D’Amato in persona”.

Dirà la sua, se riterrà, anche Curzio Maltese, e forse smentirà in qualche recesso di pagina, o forse confermerà. Nel numero successivo del “Venerdì” di Repubblica, quello del 3/2/2012, però il giornalista tace. Del resto questo tipo di smentite, nell’opaco panorama del giornalismo italiano, non sono certo frequenti. Ci vuole onestà intellettuale per ammettere di aver preso una cantonata, e non tutti ne sono provvisti. Resto convinto che Maltese sia persona perbene, aspettiamo le sue parole.

Mi chiedo se sia dovuta a un altro errore giornalistico la notizia, riportata dallo stesso quotidiano in data 27/2/2007, circa l’avvio della causa di beatificazione del commissario Luigi Calabresi. In ogni caso, santo sì o santo no, non ci riguarda: è un problema che pertiene alla Chiesa Cattolica, sono fatti loro. Se posso però azzardare una battuta, nel rispetto di tutte le sensibilità, suggerirei che potrebbe, in effetti, essere considerato miracoloso (come è noto, si diventa santi solo se c’è il miracolo) il fatto di essere passato davanti a Pasquale Valitutti ed essergli stato invisibile. Infatti, secondo la testimonianza di quest’ultimo, seduto nel corridoio della questura con ottima visuale, nessuno sarebbe uscito dalla stanza dell’interrogatorio, neanche Calabresi. Che si trovasse nella stanza già piena di fumo al momento della precipitazione del ferroviere, comunque, non è così importante ai fini di stabilire come siano andate davvero le cose; può esserlo per la famiglia del Commissario, cosa umanamente comprensibile. Per la verità storica interessa poco la responsabilità individuale: ciò che conta è che Giuseppe Pinelli, quel 15 dicembre 1969, non si è buttato.

E’ davvero facile cambiarla a piacimento, la Storia, più di quanto si creda. Per questo ha bisogno dei suoi custodi, e tutti lo possiamo essere, anzi, lo dobbiamo essere, attentamente e ostinatamente.

Anche per una questione di onore, perché se da un lato le vicende di quegli anni furono contrassegnate da assassinii, depistaggi, menzogne, violenza ed ogni altra azione ignobile, dall’altro furono un esempio di reazione morale e di pratica di verità.  E questo non si può, per nessun motivo, infangare

Mark Adin

Lello Valitutti, una testimonianza ignorata: http://www.youtube.com/watch?feature=player_detailpage&v=B4noUfN_UT4

 

Scambio lettere e smentita di M.T. Giordana

27 gennaio 2012 Lettera aperta a Marco Tullio Giordana

Nell’inserto di Repubblica di oggi, 27 gennaio 2012, abbiamo letto un’intervista di Curzio Maltese al regista Marco Tullio Giordana sul suo ultimo film “Romanzo di una strage” dedicato alla  strage di Piazza Fontana. Alcune dichiarazioni contenute nell’intervista ci hanno lasciati costernati ed indignati perché contrastano con quanto lo stesso Giordana ci disse durante un colloquio che avemmo con lui  nell’aprile dello scorso anno quando lo incontrammo per esternargli le nostre preoccupazioni sul contenuto del film che si avviava a girare  (vedi i nostri precedenti comunicati che riportiamo qui sotto).

In particolare ci riferiamo alla frase virgolettata attribuita da Curzio Maltese a Giordana, il quale rispondendo ad una domanda sull’ipotesi della doppia bomba a piazza Fontana, avrebbe detto:   “Si può pensare a una bomba di potenziale assai ridotto piazzata dagli anarchici …. E a un’altra bomba, quella col timer, militare, catastrofica messa da Freda e Ventura……’’.

In quell’incontro il regista ci assicurò che nel film sarebbe stata rispettata la verità storica e che sarebbe risaltata l’assoluta estraneità di Pietro Valpreda, di Pino Pinelli e degli anarchici tutti alla strage di Piazza Fontana.

La frase dell’intervista è dunque in evidente contrasto con le affermazioni fatte dallo stesso Giordana nell’incontro di aprile. Ci auguriamo quindi che non l’abbia pronunciata e che possa smentirla.

Per gli “ex” del Circolo 22 Marzo di Roma

Roberto Gargamelli, Enrico Di Cola

Per il Gruppo “Cafiero” della FAI di Roma

Francesco Fricche

Per i compagni anarchici di Milano

Lello Valitutti,

Circolo Anarchico Ponte della Ghisolfa

Vedi l’articolo: il Venerdì di Repubblica del 27 gennaio 2012. Intervista di Curzio Maltese a Marco Tullio Giordana 

27 gennaio 2012 La risposta di Marco Tullio Giordana

Sì, anch’io ci sono rimasto male a vedere così semplificato un concetto molto più articolato. Che Valpreda possa aver messo il “petardo” è la tesi di Calabresi, non la mia. Vedendo il film la cosa è evidente. Nel finale giunge a dubitarne perfino lo stesso Calabresi, addirittura smentisce questa tesi Federico Umberto D’Amato in persona.

Sono purtroppo abituato alle sintesi giornalistiche, anche quando si tratta di uno bravo come Curzio Maltese. Il cinema è complessità e sfumature, la stampa semplificazioni e bianchi/neri. La stampa “politica” poi, nella sua voluttà di confliggere, addirittura mistificazione.

Detto questo, rimango male anche a constatare la vostra aggressività. E’ dall’inizio del film che puntate il mio lavoro quasi fosse concepito e nato “contro” di voi. Sento la matita rossa/blu fremere nelle vostre mani, in attesa dell’errore compiaciuti (L’avevamo detto!) anziché dispiaciuti. Io consiglierei di aspettare il film, è quello a far testo. Se lì troverete smentito quanto spiegato a voce, avrete modo di suonare le vostre trombe e le vostre campane. Adesso, vi assicuro, è anatema praecox

Marco Tullio Giordana

31 gennaio 2012 La nostra lettera di risposta a M.T. Giordana

Caro Marco Tullio,

leggiamo con piacere la tua smentita e ci crediamo come abbiamo creduto a quanto da te detto nell’incontro di aprile. Come tu, giustamente, dici il giudizio finale sul tuo film ovviamente lo daremo quando lo vedremo. Ci dispiace che tu abbia frainteso il senso della nostra ultima: noi saremmo felicissimi se il tuo film fosse veritiero e conseguentemente di grande successo. Devi però comprendere che ogni qualvolta una notizia riporta falsità, talmente evidenti e calunniose, noi riviviamo i drammi tragicamente vissuti sulla nostra pelle.

In attesa di rivederci alla proiezione dell’anteprima del film, rinnoviamo i nostri saluti sinceri

Per gli “ex” del Circolo 22 Marzo di Roma

Roberto Gargamelli, Enrico Di Cola

Per il Gruppo “Cafiero” della FAI di Roma

Francesco Fricche

Per i compagni anarchici di Milano

Lello Valitutti

Circolo Anarchico Ponte della Ghisolfa

L’Antefatto

17 aprile 2011 Comunicato n. 1 Il segreto…di Paolo Cucchiarelli

LA “STRATEGIA DELLA CONFUSIONE” http://www.facebook.com/notes/laboratorio-lapsus/la-strategia-della-confusione/10150214108043782

[…] La nostra impressione è che su fatti così importanti e decisivi per la storia d’Italia regni una grande confusione, non del tutto casuale: un meccanismo comunicativo che tende a mettere sullo stesso piano terrorismi di destra e di sinistra, in realtà nati da contesti storici diversi. Attraverso una miscela di confusione e rimozione, le nuove generazioni identificano fatti, personaggi, nomi e organizzazioni lontani tra loro, sotto la generica definizione di “terrorismo” o “anni di piombo”.
Questa “strategia della confusione” è determinata da diversi fattori: la mancanza di ricerca storica all’interno delle università su quegli anni; la conseguente assenza di questi argomenti dalle scuole medie e superiori; la vulgata, volutamente superficiale, diffusa dai mezzi di comunicazione di massa.

Tutto viene relegato per sempre nell’oscurità dei “misteri d’Italia”, fatti troppo torbidi per essere compresi e analizzati a pieno: la memoria nazionale si vorrebbe aggregata intorno alla condivisa condanna degli anni ’70, cancellando colpe e ruoli di singoli e istituzioni. All’interno di questa prospettiva crediamo che il concetto di memoria condivisa non sia un efficace strumento per superare tale “confusione”. Non può esistere condivisione e pacificazione su quegli anni di aspro conflitto. Un Paese che voglia fare davvero i conti col proprio passato, potrà farlo solo attraverso un profonda ricostruzione e divulgazione di fatti e responsabilità, perché conoscere quelle storie nel profondo, significa capire le ragioni dell’oggi. Solo in questo modo potremo saldare il doloroso debito con le vittime di quegli anni, tenere viva la loro memoria e comprendere il nostro presente.”

Il testo di Laboratorio-Lapsus qui sopra riportato sembra scritto apposta per illustrare il lavoro che stiamo portando avanti.  Ormai da due anni, da quando è stato dato alle stampe dal Ponte alle Grazie il libro Il segreto di Piazza Fontana di Paolo Cucchiarelli, abbiamo iniziato ad analizzare e smantellare le manipolazioni e falsità di questo giornalista, presunto storico e novello inquisitore.
La prima cosa che balza agli occhi è che tutta la costruzione del suo libro revisionista è  imperniata  sui racconti fantasiosi di vari squallidi personaggi di estrema destra e dei servizi segreti. Cioè le stesse persone, gli stessi ambienti, che hanno costruito su noi anarchici la strage o che l’hanno coperta.
Se Cucchiarelli avesse scritto questo libro in buona fede, magari manipolato nelle sue convinzioni ma senza rendersene conto, allora ci saremmo aspettati che – come anche i giornalisti principianti sanno – almeno il principio base, deontologico di ogni giornalista, e cioè che una fonte, per essere valida, deve essere controllata e verificata, venisse applicato. Ma questo nel libro di Cucchiarelli non avviene mai, neppure quando una verifica sarebbe molto semplice da fare.

Il tentativo di riscrittura della storia messa in atto dal Cucchiarelli si basa essenzialmente sulla quantità di “documentazione” che butta alla rinfusa nel libro, per creare confusione e allo stesso tempo per dare l’impressione di aver svolto un grande lavoro di ricerca. Interessante notare anche l’utilizzo disinvolto dei giornali dell’epoca – quelli delle primissime settimane dopo gli attentati, quelli del mostro Valpreda, degli anarco-fascisti bombaroli e assetati di sangue, – che il Cucchiarelli assume come fossero atti processuali, invece che indecenti falsità scritte da giornalisti imboccati dalle veline delle Questure. Oppure come, partendo da sue (?) ipotesi interpretative si assista, nel corso della lettura del libro, alla trasformazione di queste teorie in ..fatti accertarti!

Il libro, alla sua uscita, ha ricevuto delle pesanti stroncature da parte di importanti studiosi (primo per importanza sicuramente Aldo Giannuli) o da parte di chi si occupa da anni, e da sinistra, della materia (come Luciano Lanza, Saverio Ferrari…). Nonostante ciò, ed il chiaro contenuto revisionista del libro, abbiamo assistito in questi anni ad un fenomeno importante che ha visto oltre a organi di stampa apertamente “di parte”, anche molti siti web “neutrali” abbracciare acriticamente le tesi di riscrittura storica di Cucchiarelli espandendo così tali disinformazione di massa sui fatti di Piazza Fontana, con un mezzo particolarmente sensibile perché fruibile soprattutto dai giovani. A questo tentativo di attacco alla verità storica – accertata oltretutto anche in sede giudiziaria – la sinistra e gli anarchici in particolare – cioè la parte più direttamente interessata – non hanno saputo dare, a nostro modesto parere, una risposta adeguata, immediata e articolata a livello nazionale.

Questo spazio aperto lasciato al diffamatore Cucchiarelli ha portato ad una serie di atti volti alla chiusura definitiva del capitolo “strage di Stato” (inteso come occultamento degli organizzatori ed esecutori) come momento saliente della strategia della tensione, che scaricava sulla teoria degli opposti estremismi i sanguinosi attentati programmati da uno Stato complice di precisi interessi tesi a mantenere e consolidare quella “democrazia” Occidentale voluta dagli Stati Uniti.

In questo quadro si inseriscono fatti in apparenza umanamente comprensibili, quali i libri di Gemma Capra Calabresi ed ancor più di Mario Calabresi, l’incontro in Quirinale di parti tra loro incompatibili quali Licia Rognini Pinelli (vittima) e Gemma Calabresi (moglie del carnefice!), o decisamente inaccettabili come il libro di Cucchiarelli e il film-romanzo, in lavorazione, su Piazza Fontana del regista Marco Tullio Giordana basato sulle nuove “rivelazioni-verità” di quest’ultimo, o i reiterati tentativi da parte di storici compiacenti di sostenere la necessità di una memoria condivisa su quegli anni e del superamento del discrimine dell’antifascismo su cui poi i fascisti, con nuove casacche e travestimenti, cercano di infiltrarsi culturalmente e politicamente.

Da tempo i compagni dell’ex 22 marzo, il circolo a cui apparteneva PietroValpreda, sono impegnati singolarmente (con denunce, querele, diffide), unitariamente (con un proprio Blog e documenti http://stragedistato.wordpress.com/ ), e collettivamente, grazie all’assistenza dei compagni dei circoli Carlo Cafiero di Roma e Ponte della Ghisolfa di Milano, a denunciare e mettere in guardia su questa mostruosa manovra.

E’ chiaro che con le nostre sole forze non potremo vincere questa battaglia politica e culturale. Lanciamo quindi un appello a tutti i compagni, alle strutture di movimento, alle associazioni antifasciste, a tutti i sinceri democratici e agli uomini di cultura e intellettuali che non hanno mai abbandonato il sogno di una società più giusta e libera ad aiutarci in questa nostra battaglia di giustizia e verità.

Primi firmatari:

Per gli ex del circolo 22 marzo di Roma:

Roberto Gargamelli, Emilio Bagnoli, Emilio Borghese, Enrico Di Cola, Cosimo Caramia, Marco Pacifici

Per i compagni di Milano:

Lello Valitutti

20 aprile 2011 Comunicato sul film su Piazza Fontana

Come anarchic* ci siamo preoccupati delle notizie di stampa relative alla realizzazione di un film su Piazza Fontana.

Temevamo che, in tempi di riscrittura della storia, si volesse approfittare della pellicola per raccontare una verità diversa da quella che anni di persecuzioni, montature, lotte e controinformazione hanno rivelato.

Abbiamo perciò incontrato il regista del film Marco Tullio Giordana.

Il regista ci ha assicurato che nel film sarebbe stata rispettata la verità storica e che sarebbe risaltata l’assoluta estraneità di Pietro Valpreda, di Pino Pinelli e degli anarchici tutti alla strage di Piazza Fontana.

Prendendo atto delle assicurazioni dateci da Giordana ci riserviamo di dare un giudizio completo sul film una volta che sarà realizzato.

I partecipanti all’incontro:

Lello Valitutti, Enrico Di Cola, Roberto Gargamelli, Roberto Mander, Francesco Fricche

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