Ricordando Pietro Valpreda (Circolo 22 Marzo)

Pietro Valpreda

nato a Milano il 29 settembre 1932 morto il 6 luglio 2002

 

 Pietro Valpreda

Pietro Valpreda

 

Quel fuoriclasse in corso Garibaldi

Mauro Decortes, del circolo anarchico Ponte della Ghisolfa, era un adolescente quando ha conosciuto Valpreda. Dal 1972 gli è sempre stato vicino, insieme giravano l’Italia per dimostrare che era innocente. Poi, ognuno per la sua strada, che è il corso Garibaldi, Valpreda nel suo bar a versare bicchieri agli “ultimi” e Decortes alla libreria Utopia, pochi metri più avanti. Erano insieme anche l’altra sera. «Per me è stato come un padre», dice con pudore.

Come vorresti che venisse ricordato Pietro Valpreda?

Abbiamo raccolto molti materiali e in futuro penso che approfondiremo la sua storia politica, oggi però avremmo voluto fare un funerale privato perché per molti di noi Pietro era un amico. E’ stato lui a voler fare questa ultima cosa al circolo, con la musica jazz e blues. Sono sicuro che ha voluto farci l’ultimo regalo, come quando ci hanno alzato l’affitto e lui ci aiutava anche se non aveva una grande disponibilità economica. Era uno che se non sapevi dove andare ti invitava a casa sua a mangiare, invitava gente anche in vacanza, a Vasto, nella casa della nonna. Negli ultimi anni lo abbiamo apprezzato soprattutto così, come un amico sincero, ma certo Pietro è anche l’ingiustizia di piazza Fontana: cercheremo di riattualizzare la sua figura senza scadere nel rituale della commemorazione. Questa è l’idea che sarà alla base della Fondazione Valpreda, ci stiamo lavorando.

Di cosa si tratta?

Niente a che vedere con scaffali polverosi. Raccoglieremo materiale da veicolare per costruire una sorta di memoria del presente, sarà il vero archivio di piazza Fontana a disposizione delle scuole e dei luoghi della politica.

In che senso era un anarchico?

Lo era in modo, diciamo così, artigianale. Era un individuo libero che sapeva vivere fino in fondo la sua libertà, una specie di Maradona dell’anarchia, con molte contraddizioni; uno che giocava da solo ma quando serviva sapeva anche fare gioco di squadra. E’ sempre stato vicino agli anarchici, anche negli ultimi tempi. Ricordo che nonostante il dottore gli avesse detto di restare a casa (aveva tre by-pass) ha voluto a tutti i costi venire a Genova per Mobilitebio. A modo suo, era interessato alla globalizzazione, diceva sempre che i suoi effetti devastanti si stavano abbattendo sui diritti degli individui.

Dopo più di trenta anni, era un uomo segnato unicamente da quella terribile esperienza?

No. Per Pietro piazza Fontana era un’ossessione ma lo diceva anche con il tono di chi dice basta lasciatemi un po’ stare, però quando si trattava di ricordare, di discutere, non si tirava mai indietro. Lui ha saputo vivere e ha anche vissuto una bella vita. Il suo bar di corso Garibaldi per lui era uno straordinario punto di osservazione, attirava tutta una serie di personaggi che sembra sempre non esistano più, e invece esistono ancora: la prostituta e il suo magnaccia che litigano sempre e poi sono fidanzati, il muratore che fa il topo di appartamento ma non riesce a rubare nelle case dei poveri. Anche questi erano amici suoi. E poi la scrittura: ricordo che quasi per scherzo, per fargli un regalo, nel 1997 stampammo le cose che scriveva, era Tri dì a luii (Tre giorni a luglio, ndr), il suo primo romanzo. Adesso ne ha scritti tre e l’ultimo ha venduto migliaia di copie. Ci teneva tantissimo alla scrittura. Era meticoloso nella ricostruzione storica dei suoi gialli, continuava a chiedermi aneddoti su questo o quel periodo storico, voleva sapere anche i dettagli più insignificanti. Alcune pagine, come quelle sulla storica rivolta di San Vittore nel 1969, sono veri distillati di storia politica.

Ci sarà pure qualche cosa che proprio non riuscivi a sopportare di Pietro Valpreda?

Era un provocatore nato, a lui piaceva lasciarti di sasso, era una specie di situazionista che si divertiva a farti saltare sulla sedia, magari prendendo una posizione insostenibile per un anarchico.

Per esempio?

Mah non so, per esempio, un anarchico come lui avrebbe dovuto avere una testa votata all’internazionalismo e invece si ostinava ancora a parlare e pensare in milanese…

Cosa avrebbe detto di una giornata come questa?

L’ha detto, tre mesi prima di morire: “U Signur, chissà quante cazzate verranno fuori il giorno del mio funerale!

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Una Risposta to “Ricordando Pietro Valpreda (Circolo 22 Marzo)”

  1. FOTO « 12 dicembre 1969 – Strage di Stato Says:

    […] Ricordando Pietro Valpreda (Circolo 22 Marzo)  […]

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