Lotta Continua 21 febbraio 1970 n 5 Pinelli: suicidato va bene, ma da chi?

Pino Pinelli con le figlie e il suocero

Noi siamo tra quelli (molti) che non hanno mai creduto al «suicidio» di Pinelli e siamo anche tra quelli (pochissimi; forse solo la vedova) che l’abbiamo detto e scritto, e che abbiamo detto anche tutto il nostro odio per chi della sua morte è responsabile.

La nostra non era solo una intuizione o una supposizione; esistono molti elementi (o indizi) che impediscono di accettare l’ipotesi del suicidio. Ma tutti sanno e nessuno parla. Si sta sviluppando a livello nazionale una gigantesca rete di omertà che circonda e imbavaglia tutti, progressisti, riformisti, revisionisti; tutti temono la denuncia per «diffusione di notizie false e tendenziose»; tutti temono che il regime si risenta e che i suoi questori si adombrino. Così un mese fa noi scrivevamo che esistono prove certe (la registrazione della telefonata) che l’ambulanza che doveva portare Pinelli in ospedale venne chiamata prima (a mezzanotte e cinquantotto secondi) dell’ora in cui sarebbe avvenuto l’asserito «suicidio» di Pinelli (mezzanotte e tre minuti).

Preveggenza? Intuito professionale degli addetti all’interrogatorio? Fatto sta che tutti i giornalisti di Milano sapevano dell’episodio, ma solo dopo che Lotta Continua lo pubblica (assumendosene quindi la paternità e la responsabilità giuridica) arrivano le autorevoli conferme di Gian Paolo Pansa sulla Stampa, di Giorgio Bocca sul Giorno, di Gabriele Invernizzi su Vie Nuove.

E cosi anche l’Unità, tra molti dubbi e perplessità, lo pubblica. Poi con la formula comoda del «si dice» (utile per mascherare e limitare la portata di certe verità inconfutabili) salta fuori che Pinelli nel cadere dalla finestra passa praticamente rasente il muro rimbalzando sui due cornicioni (per cui più che di un volo si tratterebbe di una scivolata) e non protende nemmeno le mani in avanti, come istintivamente si è sempre portati a fare (le mani non presentano infatti nessuna scorticatura).

Come sia possibile questo rifiuto, della logica, dell’istinto, delle leggi di gravità, di tutte le analisi di medicina legale nessuno lo dice. Dopo tutto si tratta di un anarchico, gente strana, contraria a tutte le leggi …

E poi le versioni poliziesche sull’accaduto: questa volta la questura parla, eccome! parla in continuazione, fornisce particolari, non importa se discordanti tra di loro e contradditori.

Prima versione: «quando Pinelli ha spalancato la finestra, abbiamo tentato di fermarlo ma non ci siamo riusciti».

Seconda versione: abbiamo tentato di fermarlo «ma ci siamo riusciti solo parzialmente».

Terza versione: «abbiamo tentato di fermarlo e il brigadiere Vito Panessa con un balzo cercò di afferrarlo e salvarlo; in mano gli rimase soltanto una scarpa del suicida».

E bravo il brigadiere Vito Panessa! abile e veloce, ma un po’ miope forse, dal momento che non ha visto che il Pinelli aveva 3 scarpe.

Le persone che si sono avvicinate al corpo del «suicida», nell’aiuola del cortile della Questura, affermano infatti di aver visto chiaramente ai piedi di Pinelli le due scarpe di pelle scamosciata. Come si spiega allora la scarpa rimasta in mano al brigadiere Vito Panessa?

A meno che questi anarchici non abbiano addirittura tre piedi; gente strana d’altronde, da cui ci si può aspettare qualsiasi cosa.

E Calabrese, questo concentrato di Mata Hari e Giames Bond, cosa fa Calabrese? Niente, lui non c’è quando Pinelli «cade», è uscito.

Sono in molti a giurarlo; in molti forse no anzi, a dire la verità, lo giura solo il capo dell’ufficio politico della Questura Antonio Allegra. Ma Allegra è un uomo d’onore e bisogna credergli.

Eppure c’è chi dice che Calabrese non è affatto uscito dalla camera dove era Pinelli e chi lo dice era nel corridoio e di fronte alla porta e quindi poteva vedere tutto e sentire tutto; e infatti afferma che il famoso colloquio di Pinelli con Calabrese, quello definito dalla Questura come cordiale e amichevole è stato vivacizzato da rumori soffocati e sedie rovesciate.

E poi c’è il pezzo diffuso dall’Agenzia di Stampa IN che riporta «una notizia quasi incredibile che però pare sia uscita dalla bocca di un agente di P.S.

Pinelli subito dopo l’interrogatorio fattogli da Calabrese si sarebbe accasciato sulla sedia colpito da collasso cardiaco.

Perduta la testa, gli agenti avrebbero gettato Pinelli dalla finestra».

Un’ agenzia di stampa dice queste cose. La Questura non commenta, non smentisce, non denuncia.

Un po’ di sana banalità a questo punto non guasta: chi tace acconsente? Troppo facile. Forse.

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Una Risposta to “Lotta Continua 21 febbraio 1970 n 5 Pinelli: suicidato va bene, ma da chi?”

  1. Giornale Lotta Continua « 12 dicembre 1969 – Strage di Stato Says:

    […] Lotta Continua 21 febbraio 1970 n 5 Pinelli: suicidato va bene, ma da chi? […]

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