Lotta Continua 21 febbraio 1970 n 5 Un uomo di successo (Luigi Calabresi)

Milano, 17 febbraio

I P.S. lo chiamano, con reverenza, dottore. Ha trentadue anni, i capelli neri e la mascella aggressiva. Si veste con una trascuratezza che sa di snobismo e si muove con la disinvoltura dell’uomo di successo. E lo è. Si chiama Luigi Calabresi e, pur essendo un semplice funzionario dell’Ufficio Politico della Questura di Milano, è oggi il numero uno della polizia milanese se non di fatto, almeno sulle pagine dei quotidiani e dei rotocalchi. È famoso ma non popolare.

Non si sa molto di lui, non è facile scoprire come ha riempito i suoi trentadue anni fino ad oggi.

Pubblicista mediocre, collabora nel ’66 alla «Giustizia», organo ufficiale del partito socialista democratico italiano e, nel ’68, a quanto ci risulta, si nasconde dietro un compiacente pseudonimo sulle colonne di Momento Sera, quotidiano romano tra i più reazionari. Sono passati due anni, ma Calabresi-scrittore non sembra aver fatto molti progressi.

Il suo periodo d’oro però lo vive negli anni ’66-’67: è il tirocinio per il lancio degli anni ’70. Nel 1966, Calabresi fa un viaggio in America: viaggio di istruzione; frequenta – si dice – un corso di specializzazione presso la CIA. L’anno dopo arriva a Roma il generale Edwin A. Walker (1) e Calabresi gli fa da gorilla e da accompagnatore nei salotti Sifar-Sid e gli presenta alcuni colleghi generali, quali Aloia e De Lorenzo.

Passato il 1968, anno in cui sembra rituffarsi nella letteratura e nella riflessione di centro sinistra, Luigi Calabresi torna alla ribalta. È trasferito a Milano per occuparsi di tre inchieste-bomba: gli attentati alla stazione e alla fiera del 25 aprile, quelli di ferragosto e, dulcis in fundo, la strage del 12 dicembre alla banca dell’agricoltura.

È il successo. Le sue fotografie cominciano ad apparire con frequenza sui quotidiani e la sua fama di commissario brillante a prender piede. Troppo brillante, spesso imprudente. Ha osato perfino smentire il questore di Milano, Marcello Guida a proposito di Giuseppe Pinelli. – Aveva praticamente confessato – affermò Guida in quell’occasione. – Non era, per noi, neanche un teste importante – dichiarò Calabresi.

Una leggerezza che, sembra, gli costa la diffidenza di Antonino Allegra, capo della squadra politica.

Da parte sua Calabresi non se ne cura. Da bravo funzionario moderno ed efficiente considera i fatti e non le chiacchiere. Adotta i suoi metodi negli interrogatori senza paura. Personalmente sostiene di non interrogare i testi secondo le regole della retorica ufficiale. Per quanto lo riguarda – dice – fa solo della conversazione. Al contrario sono molti quelli che affermano di aver sentito provenire dalla stanza nella quale si svolgeva l’interrogatorio di Pinelli, rumori di sedie capovolte, di urla, di grida soffocate. Poi Pinelli muore. Calabresi sostiene di non essere stato presente al momento della «disgrazia». Al solito è stato smentito.

Pinelli cade nel giardino sottostante. Qualcuno lo soccorre. Due barellieri lo caricano su una macchina della Croce-Rossa. Gli stessi due barellieri sono, qualche tempo dopo, trasferiti in un’altra città. Al reparto necroscopico c’è un’infermiera ad assistere all’autopsia di Pinelli. Quest’infermiera è improvvisamente licenziata.

Per contraccolpo, il tenente dei carabinieri Sabino Lo Grano, che era presente sulla porta al «suicidio» di Pinelli, non è punito per negligenza come prevede il regolamento, bensì è immediatamente promosso comandante del Nucleo operativo della Compagnia di Milano Porta Magenta, con sede in via Berengorio.

Un personaggio, dunque, questo commissario, che  interessa molto, quasi più di Barnard. Sarebbe bello sapere tutto di lui.

(1) Mente militare di Barry Goldwater, leader della destra filofascista americana.

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Una Risposta to “Lotta Continua 21 febbraio 1970 n 5 Un uomo di successo (Luigi Calabresi)”

  1. Giornale Lotta Continua « 12 dicembre 1969 – Strage di Stato Says:

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