Lotta Continua 21 febbraio 1970 n 5 Valpreda e il giro d’Italia

Da circa un mese non si parlava più di Valpreda, da quando si era scoperto che i tanto attesi verbali degli interrogatori (quelli che avrebbero dovuto contenere la prova inequivocabile della sua colpevolezza) avevano semplicemente rivelato che il suo alibi per il 12 dicembre coincideva perfettamente, in tutti i suoi elementi, con quello fornito dalla zia e confermato dai nonni e dai conoscenti. Ora si è ripreso a parlare di Valpreda, si è scritto nuovamente sui giornali che il suo «alibi è stato smantellato»; tutto questo perché a Roma sono saltate fuori alcune persone che improvvisamente, dopo alcuni mesi, si sono ricordate di aver trascorso le loro giornate con l’uomo più fotografato d’Italia e che intendono provare, con le loro testimonianze, che Valpreda ha mentito riguardo alle sue mosse dei giorni 13 e 14. Perché ora il discorso viene ripreso?

Il silenzio di questi mesi su Valpreda era la dimostrazione più chiara dell’imbarazzo in cui si trovavano magistratura e polizia, della difficoltà di andare ancora avanti su una pista già inutilmente battuta. Nel momento cruciale della crisi governativa, quando l’assoluta incertezza sull’episodio politicamente più pericoloso di questi ultimi anni, lasciava il dubbio sull’intero sistema politico, sulla sua sicurezza, sulla sua capacità di autodifesa, e non si riusciva a definire la colpevolezza dell’indiziato principale, ecco il tentativo maldestro di incrinarne la posizione, invalidandone l’alibi.

Tutto questo allo scopo di far riacquistare fiducia nelle autorità inquirenti e di rilanciare una formula governativa che, dalla liquidazione di questo «pasticciaccio», acquistasse il necessario consenso e fornisse le garanzie di un pacifico e ordinato svolgimento dell’attività sociale. Non importa se per far questo si cade nel ridicolo più osceno; salta fuori così che Valpreda è stato in grado in 4 giorni di fare con la sua cinquecento il tragitto Roma Milano Roma Milano, collocare una bomba (o forse 2) pranzare con ballerine, parlare con avvocati, giudici istruttori e cancellieri del tribunale, stare a letto malato e chiacchierare con elettricisti, e così via. Un po’ troppo forse per uno che, secondo gli inquirenti, ha le gambe talmente malandate da dover prendere un taxi per fare pochi metri e collocare la sua bomba.

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Una Risposta to “Lotta Continua 21 febbraio 1970 n 5 Valpreda e il giro d’Italia”

  1. Giornale Lotta Continua « 12 dicembre 1969 – Strage di Stato Says:

    […] Lotta Continua 21 febbraio 1970 n 5 Valpreda e il giro d’Italia […]

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