Lotta Continua 11 marzo 1970 n 7 Oplà, ecco i fascisti – Le indagini sulla strage di Milano

Ecco che, come per magia, sulle scrivanie dei giornalisti e degli inquirenti di Roma e di Milano rotolano improvvisamente un mucchietto di fascisti, proposti, ritenuti, indiziati, sospettati, temuti complici della strage di Milano. Delle Chiaie, Di Luia, Chiesa, D’Auria, Sottosanti, Fappanni sono i nomi nuovi della situazione, nomi che amabilmente si intrecciano e si identificano con quelli del «giallo» dell’anno; dell’avvenimento mondano e culturale più fotografato: il caso della marchesa di Parma scampata a stento, pare, a un centinaio di tentati omicidi.

L’accomunare i due episodi, se da un lato sembra voler attribuire agli indiziati una cornice e un ambiente di nobiltà provinciale e salottiera («poverini si annoiavano tanto che per forza dovevano giocare ai fascisti, fingere di accoltellare le marchese e fare qualche botto quà e là»), d’altra parte vuole insistere sulla inoffensività e sulla patetica impotenza che emerge da sotto la spavalderia dei sicari («gente che non è riuscita a far fuori una marchesa, è capace di fare attentati?»). Ma se questo è il tentativo più maldestro e marginale (messo in atto dalla stampa qualunquista) di usare strumentalmente la comparsa dei fascisti nel campo delle indagini, altri tentativi più accorti esistono, altri piani più articolati. Noi abbiamo sempre creduto che gli autori materiali dell’ attentato fossero i fascisti e lo abbiamo scritto più volte; ma soprattutto abbiamo sempre detto che i fascisti non potevano essere altro, nella loro stupidità criminale, che i sicari, la mano armata di un piano complessivo di cui sono autori gruppi politici ed economici con interessi governativi e finanziari, con alleanze internazionali, con la disponibilità di interi servizi segreti, con complicità a tutti livelli; ciò che ha permesso loro di progettare l’attentato, scegliere gli autori, le vittime, gli inquirenti, i commentatori politici di esso.

La svolta presa dalle indagini sembra confermare le nostre ipotesi. Chi invece queste cose non le ha mai dette, per paura o per comodità, finge di scoprirle adesso per utilizzarle come elemento di contrattazione e di ricatto.

A fare le «sensazionali rivelazioni sui fascisti» è infatti prima «Panorama» (socialdemocratico) e poi «Il Giorno» (giornale del «centro sinistra ad ogni costo»). Si tenta, da parte delle forze politiche «moderate» che stanno dietro questi giornali, di ribaltare il ricatto della responsabilità degli attentati sulle forze «reazionarie». Se l’ala destra del «centrosinistra», con l’opinione pubblica che accusava Valpreda, faceva i suoi giochi governativi e delimitava le maggioranze, (emarginando il P.C.I. accusato di «complicità» con gli anarchici), anche il «centro» vuole fare ora i suoi giochi; in questa maniera si libera dei ricatti dei reazionari (a loro volta – accusati di strage) e della «sinistra» governativa, che davanti allo spettro di un pericolo fascista potrebbe forse accettare un quadripartito ordinato e civile, garante della difesa delle istituzioni democratiche. I reazionari però continuano a difendersi e non rinunciano alla carta Valpreda.- Il Corriere della Sera riesce così ad avere le informazioni più riservate, quelle che solo l’interpol può fornire (è facile capire chi sia l’intermediario italiano), e riesce a rintracciare il «ricercato» Serafino Di Luia. E quest’ultimo, che curiosa coincidenza, dice tutte cose che confermano la versione poliziesca e pregiudicano la posizione di Valpreda; tanto che si potrebbe parlare di telepatia tra polizia e Di Luia, o forse meglio di affinità, data la lunga conoscenza e consuetudine …

Che non sia la risposta alla (non voluta) denuncia della magistratura nei confronti di Panorama? Il tentativo di premunirsi?; anche un bambino sa che un processo del genere farebbe saltar fuori cose folli sulle organizzazioni fasciste e sui loro rapporti con altre «forze dell’ordine».

D’altra parte, con tutto il casino fatto sugli opposti estremismi convergenti, è molto facile rendere vaghi i contorni della parte politica a cui appartengono i veri attentatori, rendere incerta e sfumata la loro fede fascista (li chiamano già «contestatori» di destra), – e magari reprimere un po’ loro per tentare di reprimere, come contropartita, il movimento rivoluzionario.

Prima si è tentato di attribuire la responsabilità all’estrema sinistra perché era questa (tutto il proletariato) che faceva effettivamente (e giustamente) paura alla borghesia. Quando poi il tentativo è fallito miseramente perché, guarda caso, l’alibi di Valpreda continuava a resistere, si è tentato con la carta dell’estrema destra «anarcoide», lasciando comunque inalterate e non smentite le precedenti accuse (chi potrà in ogni caso ripagare o cancellare gli insulti, la diffamazione, le ingiurie, gli epiteti di «assassino» e «criminale»?). Così, con questa tattica, la classe dominante avveduta spera di ottenere tre risultati: unificare il fronte democratico attorno ad un obiettivo comune (la difesa dell’ordine repubblicano dall’offensiva fascista); scagionare la sinistra parlamentare da qualsiasi (anche minimo) sospetto di complicità, per restituirle il suo ruolo di interlocutore democratico; tentare di dimenticare, individuando (forse) i soli responsabili materiali, la necessità di risalire ai mandanti, ai finanziatori, agli organizzatori degli attentati e del progetto politico di cui sono espressione.

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Una Risposta to “Lotta Continua 11 marzo 1970 n 7 Oplà, ecco i fascisti – Le indagini sulla strage di Milano”

  1. Giornale Lotta Continua « 12 dicembre 1969 – Strage di Stato Says:

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