Lotta Continua 24 marzo 1970 Inquirenti o colpevoli? – L’inchiesta sulla strage di Milano

Lotta Continua vignetta contro Calabresi 04

La totale incertezza sull’esito delle trattative di governo ha permesso un rilancio dell’uso reazionario dell’inchiesta, con una riproposta della variante «anarchia», una insistenza esasperata su di essa, un rilancio di elementi nuovi e talvolta assurdi per avvalorare una tesi incredibile. Si tenta di fare dimenticare in tutti i modi le ipotesi nuove, emerse anche a livello di opinione pubblica in questi ultimi giorni, e di insistere su Valpreda perché le prove della sua colpevolezza siano anche il segno della sicurezza e della stabilità del regime, della forza delle sue istituzioni e dei suoi uomini. Per far questo si cerca di isolare Valpreda, di usare fino in fondo tutte le risorse del suo destino di capro espiatorio.

Incriminare Valpreda significa non solo trovare (o costruire), le prove della sua colpevolezza ma anche (e soprattutto forse) convincere l’opinione pubblica, controllarne gli atteggiamenti e le reazioni, non escludendo magari la responsabilità fascista, ma lasciando in ogni caso inalterata quella anarchica.

Valpreda è ora oggetto di contrattazione, come il divorzio e le giunte, un altro argomento su cui si sviluppano le trattative per il governo: e questo dimostra ancora la coerenza e la continuità del progetto politico degli attentati.

Le tentazioni reazionarie e autoritarie di una parte delle forze politiche ed economiche richiedevano (e periodicamente dichiedono) una decisa svolta a destra. Gli alleati americani meno stupidi, il SID (come organizzazione non solo militare ma anche politica), gli uomini politici più accorti (e socialdemocratici), gli elementi intelligenti della polizia si rendono conto della pericolosità e stupidità di una simile soluzione e propongono, realizzano, gestiscono un piano politico (attentato e strage) che, dando l’illusione di accontentare la destra e di favorirne l’azione, è in effetti lo strumento più funzionale ad una stabilizzazione moderata, ad una involuzione «legale e costituzionale», che non è il colpo di stato dei colonnelli ma la soluzione riformista del neo capitalismo come alternativa all’azione rivoluzionaria.

E il piano politico viene portato avanti e gestito sino in fondo, ripercorrendo e definendo la storia di questi ultimi mesi. Dietro l’affannato e frettoloso tentativo di Rumor di anticipare la crisi e la sua soluzione sull’onda della commossa solidarietà nazionale, dietro lo stringersi sdegnato dell’Italia resistenziale attorno alla Costituzione, dietro il mercato governativo e la richiesta di «un governo orientato a sinistra» emerge la continuità politica della soluzione moderata, la cui incertezza è esclusivamente espressione dell’ampiezza dell’area riformista (D.C.-P.C.I.) e dei suoi conflitti interni. All’interno di questa incertezza l’andamento dell’inchiesta svolge appunto quel ruolo di elemento di contrattazione ed il suo rivolgersi ora contro la destra, ora contro la sinistra ripercorre il gioco delle forze politiche impegnate nelle trattative e i loro rapporti di forza. È per questo che una soluzione non autoritaria e non di destra della crisi governativa comporterebbe anche una soluzione di compromesso dell’inchiesta giudiziaria. In questa prospettiva si stanno muovendo le forze politiche democratiche; il silenzio con cui si cerca di isolare Valpreda potrebbe essere la premessa della sua condanna (quando 1′«Unità» parla di Valpreda è ormai solo per ipotizzare i nomi dei suoi «complici», magari di destra).

Il comportamento degli avvocati della difesa (uno del P.C.I., l’altro del P.S.I.U.P.) è perfettamente coerente con questa linea; dimesso e riunciatorio, rispettoso e pieno di speranza nella giustizia; gli avvocati non si muovono, aspettano, credono che la magistratura sia come un bambino balbuziente per timidezza: basta darle un po’ di fiducia per farla guarire; e così fiducia gliene danno anche troppa; loro credono nella verità e si augurano che anche Cudillo e Occorsio ci credano.

Noi, che nella giustizia borghese non ci abbiamo mai creduto, rimaniamo un po’ più scettici, anche perchè abbiamo constatato come tra i modi di amministrare la giustizia la borghesia contempli anche l’esecuzione sommaria. E non sarà la formazione di un nuovo governo, l’incriminazione di qualche fascista, la «difesa della democrazia» a farci dimenticare l’assassinio di Pinelli e di altre 15 persone.

Advertisements

Tag: , , , ,

Una Risposta to “Lotta Continua 24 marzo 1970 Inquirenti o colpevoli? – L’inchiesta sulla strage di Milano”

  1. Giornale Lotta Continua « 12 dicembre 1969 – Strage di Stato Says:

    […] Lotta Continua 24 marzo 1970 Inquirenti o colpevoli? – L’inchiesta sulla strage di Milano […]

    Mi piace

I commenti sono chiusi.


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: