Lotta Continua 24 marzo 1970 Un anno di bombe: Amati e Calabresi, sempre loro!

Lotta Continua vignetta contro Calabresi 05

1968: alcune bombe-carta o bombe molto leggere firmate dagli anarchici con una funzione esclusivamente dimostrativa e propagandistica, poste all’esterno degli edifici. Su queste azioni si innesta l’intervento terroristico dell’estrema destra, con la complicità della polizia e della magistratura.

25 aprile: bombe al padiglione Fiat della Fiera e alla Stazione Centrale. Alcuni feriti.

Le indagini del giudice Amati vanno subito verso la sinistra: fermo di una trentina di persone a scopo diversivo, e poi l’arresto a colpo sicuro di 5 anarchici (è simpatico notare come sia sempre Luigi Calabresi a notificare i mandati di cattura); contro i coniugi Corradini non si trova il minimo indizio ma rimangono in carcere e il giudice Amati respinge 5 domande di scarcerazione. Poi la sezione istruttoria decide la scarcerazione degli anarchici. «Si rileva che gli interrogatori di Corradini, Vincileoni, e Pulsinelli si sono limitati alla semplice indicazione delle accuse, a richieste di chiarimenti circa le amicizie, i contatti, gli incontri con altri imputati, a delucidazioni su circostanze di secondaria importanza …va aggiunto che nei confronti dei coniugi Corradini nemmeno il capo d’accusa ha alcuna precisazione sulla modalità e sui termini coi quali si sarebbe effettuata la loro partecipazione agli attentati …pertanto i tre imputati devono essere scarcerati …L’ordinanza con la quale il giudice istruttore respinge l’istanza di scarcerazione dei difensori proprio sul punto essenziale delle indicazioni delle prove a carico, si risolve in un’affermazione apodittica e non fornisce alcuna giustificazione e spiegazione per le ragioni che determinavano il magistrato a respingere l’istanza stessa …il giudice non può tenere segreti gli elementi di colpevolezza raccolti o comunque esistenti agli atti del processo…». Nonostante questo il giudice Amati il 13 novembre spiccava i nuovi mandati di cattura «a seguito delle rivelazioni di una testimone segreta».

Dopo meno di un mese l’«Observer» e il «Guardian» pubblicavano un documento segreto greco in cui tra l’altro era scritto: «Le azioni che era stato previsto fossero realizzate prima non è stato possibile realizzarle che il 25 aprile. La modifica dei nostri piani ci fu imposta dal fatto che era difficile penetrare nel padiglione Fiat. Entrambi i fatti hanno prodotto effetti considerevoli». Certo per Amati e Calabresi era difficile accettare e vagliare questa ipotesi dal momento che sull’altra (responsabilità anarchica) avevano puntato tutto, tenendo in prigione per 7 mesi 2 compagni e rifiutando tuttora l’istanza di scarcerazione per altri 3. I coniugi Corradini vengono scarcerati, dopo 7 mesi, per mancanza di indizi; a Braschi non vengono nemmeno addebitati gli attentati del 25 aprile; Pulsinelli e Della Savia hanno un alibi. Nonostante questo rimangono ancora in prigione e nonostante esista un documento che afferma chiaramente la paternità fascista degli attentati.

8-9 agosto: attentati sui treni. Si cerca di attribuire la colpa agli anarchici; poi si preferisce tacere e l’inchiesta non va avanti; dopo molti mesi si cerca di coinvolgere Pinelli (ed è Guida che cerca di farlo in maniera maldestra). Senonché saltano fuori i nomi di due confidenti della polizia, Chiesa e Di Luia appunto.

12 dicembre: strage di Milano. Sappiamo tutti come vanno le cose, ma non è superfluo ricordare qualche particolare. Le indagini si dirigono subito verso l’estrema sinistra. Calabresi e Amati (sempre loro) accusano gli anarchici. Vengono fermati, interrogati e perquisiti 588 militanti della sinistra extraparlamentare e 12 fascisti (rilasciati per primi). Giuseppe Pinelli viene fermato il venerdì pomeriggio. Domenica sera dovrebbe essere o rilasciato o portato a S. Vittore. Rimane in questura e solo il lunedì la magistratura viene avvisata del suo fermo. È durante un fermo illegale quindi che Pinelli viene suicidato (e di questo «suicidio» ne abbiamo già parlato). Vi ricordiamo i nomi dei presenti: Luigi Calabresi, Sabino Lo Grano, Vito Panessa, Mucillo e un altro di cui ancora non è certa l’identità. Il martedì (che combinazione!) suicidio di Pinelli e riconoscimento di Valpreda da parte di Rolandi. A Rolandi, a Milano, viene mostrata una sola foto, quella di Valpreda; poi a Roma durante il riconoscimento (un anarchico «confuso» tra una fila di poliziotti) Rolandi indica Valpreda, poi ci ripensa: «se non è lui, qua dentro non c’è ». La frase non Viene messa a verbale. Questa prassi scorretta viene seguita per tutto il resto dell’istruttoria. Le perizie, quelle sulla bomba e quelle sul vetrino, vengono prima fatte a casa in privato, senza avvisare la difesa, e poi solamente in un secondo tempo si fanno le perizie ufficiali. L’ultima perizia proposta è quella psichiatrica; il piano ora si delinea con maggiore chiarezza: un organizzatore di attentati che compie errori così grossolani non può essere che pazzo.

E questa versione può forse accontentare tutti; il sistema democratico, nonostante qualche elemento malato, è sostanzialmente sano. Il secondo corriere delle bombe, pian piano, lo si sta già individuando; Antonino Allegra (un gentiluomo così riservato, abitualmente) ipotizza e suggerisce un nome: chissà che non sia Sottosanti – dice. E intanto si cerca di far ritornare l’ipotesi Pinelli nella responsabilità degli attentati (o nella versione dell’ingenuo tradito o in quella dell’organizzatore e del capo; in definitiva quel viaggio a Roma l’ha davvero fatto).

Occorsio vigila e trova prove in continuazione. Occorsio, lo sanno tutti, è un uomo di Sargat, e Saragat è il Presidente; se ci si deve fidare del Presidente, ci si può fidare anche del suo uomo. Occorsio ha dietro di sé una bella carriera. Democratico ma non troppo, reazionario ma con moderazione. Fa il pubblico ministero nel processo SIFAR-Espresso e anche qua fa quello che gli dice il Presidente; ma forse travisa il senso di qualche parola ed esagera: chiede l’assoluzione dei giornalisti. Si rifarà brillantemente dopo parecchi mesi, sempre, contro un altro giornalista. Il Presidente, dopo la strage di Milano dice che «davanti alla magistratura giacciono numerose denunce» e Occorsio collabora a portarle avanti. Chiede una «severa condanna» per Tolin e l’ottiene. E bravo Occorsio! Anche il PCI ha fiducia in te; i suoi avvocati non fanno una grinza di fronte ai vizi dell’istruttoria; anche loro obbediscono al Presidente; sanno che le istituzioni sono fragili e bisogna averne rispetto.

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Una Risposta to “Lotta Continua 24 marzo 1970 Un anno di bombe: Amati e Calabresi, sempre loro!”

  1. Giornale Lotta Continua « 12 dicembre 1969 – Strage di Stato Says:

    […] Lotta Continua 24 marzo 1970 Un anno di bombe: Amati e Calabresi, sempre loro! […]

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