Lotta Continua 14 maggio 1970 Calabresi, sei tu l’accusato – Il processo a Lotta Continua

Una cosa innanzitutto che potrebbe servire, se ce ne fosse bisogno, a fare maggiore chiarezza: il poliziotto Luigi Calabresi, una volta che è riuscito a raccogliere il coraggio necessario a sporgere querela contro «Lotta, Continua» per «diffamazione continuata e aggravata», sceglie come difensore l’avvocato Lener. Ora, noi sappiamo di essere stati spesso maliziosi e irriverenti nei confronti del poliziotto Calabresi, ma chi sa perché, anche se per una volta ci sforziamo di non avere pregiudizi, non riusciamo ad attribuire al caso il fatto che sia stato questo stesso avvocato a difendere nel 1960 i poliziotti, accusati di omicidio per avere mitragliato il proletariato di Reggio Emilia, lasciando sul terreno sette morti; ed è sempre il Principe Del Foro Lener che difende Felice Riva dopo che questi ha rovinato migliaia di operai, sfruttati prima, licenziati in massa dopo.

Sarà forse azzardato da parte nostra, ma ci pare proprio di individuare una certa continuità nell’operato di questo avvocato che coerentemente, dopo aver difeso gli assassini di Reggio Emilia e gli sfruttatori della Valle Susa, accorre sollecito a difendere Luigi Calabresi, detto Volo d’Angelo (Volo per gli intimi della questura).

Ora, non crediamo proprio che con i precedenti dell’avvocato e con quelli del cliente soprattutto dobbiamo andare davanti a un tribunale borghese a chiedere giustizia, né tantomeno possiamo pensare di ottenerla; ma soprattutto non crediamo che l’aula del Palazzo di Giustizia di Milano sia la sede adatta per giudicare il nostro operato.

Abbiamo scritto due mesi fa che «solo giudice è il proletariato» e oggi possiamo ripeterlo con la stessa convinzione; è la lotta di classe, sono le masse proletarie la nostra unica legalità; la «loro legalità», l’insieme delle leggi dello stato borghese e dei capitalisti, ci riguarda solo perché nel corso della lotta di classe ne subiamo le conseguenze; ma non crediamo assolutamente che dobbiamo appellarci ad una interpretazione democratica delle leggi o della Costituzione per difenderci; queste sono le armi della borghesia che il proletariato può solo distruggere, non utilizzare; le nostre armi sono altre, più difficili, più faticose, più pericolose, ma infinitamente più efficaci; è l’organizzazione della forza e dell’autonomia del proletariato, che farà giustizia di tutti i suoi nemici.

E ìl proletariato ha già espresso il suo giudizio nei confronti di questa storia e ha condannato senza appello chi ha messo le bombe di piazza Fontana, chi ha ucciso Pinelli, proletario e compagno, che tiene degli innocenti in galera.

Comunque Calabresi ci ha querelato per diffamazione, dicono i giornali; ora, delle due una, o l’abbiamo diffamato perché abbiamo scritto che «ha la mascella aggressiva» oppure perché abbiamo scritto che ha «suicidato» Pinelli; i giornali non lo specificano, la querela non è stata ancora depositata e quindi ogni illazione è possibile: per esempio potrebbe anche riferirsi al fatto di aver scritto che «Calabresi presentò al generale americano Walker i generali italiani Aloia e De Lorenzo», (a questo proposito, se interessa a qualcuno, potremmo aggiungere che l’incontro Walker-De Lorenzo avvenne a Roma nel pomeriggio del l° aprile del ’69, nell’appartamento di De Lorenzo in via di villa Sacchetti 15); comunque per le poche notizie che abbiamo e soprattutto per la conoscenza non superficiale del Calabresi possiamo arguire che il Nostro si sia risentito soprattutto per le accuse di omicidio.

E di questo ci stupiamo un po’: 1) perché lo sanno tutti che è lui; 2) perché dovrebbe denunciare incatenare, garrottare e gasare metà dei giornalisti italiani; 3) perché dovrebbe abbattere (e non è impresa da poco) 1’80 per cento dei muri di Milano dove il suo nome (Calabresi o talvolta Calabrese) è sempre accompagnato da una serie di definizioni, di cui la più tenera è «assassino».

Comunque, dicevamo, Volo d’Angelo (o Volodangelo) ci ha querelato e questo fatto lo si deve valutare politicamente; abbiamo scritto più volte il nostro giudizio politico sulla strage di Milano e ci sembra superfluo ripeterlo ora; così pure dell’assassinio di Pinelli abbiamo detto a chiare lettere che il proletariato sa chi sono i responsabili e saprà fare vendetta della sua morte; e abbiamo anche detto come fosse determinante essere in grado di rispondere alla borghesia anche su questo terreno, rifiutando e smascherando l’infame gioco delle parti e il macabro mercato delle vacche che dal 12 dicembre i settori reazionari (ben presto esclusi dal gioco) e quelli più o meno avanzati e «socialisti» (fino al PCI) hanno organizzato e gestito intorno alle squallide crisi di governo e alle puttanesche trattative di partito.

Tutto questo scandito da un continuo alternarsi di silenzi e indiscrezioni (di cui l’«Avanti» è stato il più abile manipolatore) che sono state di volta in volta promessa e minaccia nei confronti degli alleati (o avversari) troppo riottosi o troppo arditi. Quindi la completa omertà, fino alla ricostituzione del centro sinistra e poi «gli ideali dei socialisti» (come dice l’«Unità») spingono l’«Avanti» a dire che forse, probabilmente, potrebbe anche darsi, …una sfilza di punti interrogativi e … Pinelli è stato ucciso da un colpo di karaté; (ma non ditelo a nessuno mi raccomando, e non fatelo sapere in giro, altrimenti i borghesi si offendono, i proletari magari si indignano e Calabresi vi può anche denunciare). Poi in un momento di calma, quando il regime si è stabilizzato per benino e «gli ideali socialisti» sono stati soddisfatti a buon mercato con qualche dubbio discreto, la denuncia contro chi ha sempre creduto che Pinelli, Valpreda e i morti di piazza Fontana non fossero né moneta di scambio né argomento eccitante per i piccoli-borghesi, ma fossero fino in fondo elemento di chiarificazione e di lotta per il proletariato. E ancora lo dovrà essere perché è solo su questo, come abbiamo detto, che noi contiamo per la nostra difesa.

Col processo contro «Lotta Continua» Calabresi, e chi lo manovra, crede di assicurare a se stesso e alla polizia l’impunità e «l’innocenza giuridica» che permetta di archiviare l’inchiesta Pinelli con la maggiore rispettabilità e insospettabilità possibile, sgombrando il campo (almeno ufficialmente) dal dubbi che l’opinione pubblica progressista ancora nutre (e che non vede l’ora di abbandonare, a seguito di un’inchiesta democratica magari). Per noi va bene.

Ci potranno condannare forse, così come potranno archiviare «l’inchiesta Pinelli». Non è questo il punto. Andremo in tribunale per dire anche dal banco degli imputati chi sono i veri accusati, chi sono gli assassini. E saranno costretti ad ascoltarci, e non potranno far finta di niente e saranno ancora più numerosi i proletari che sapranno la verità. Vedremo allora chi è più forte, Calabresi o il proletariato.

E a questo punto anche i giornalisti democratici e i magistrati progressisti dovranno decidersi, saranno costretti a scegliere; o tirar fuori tutte le cose che sanno, oppure, come è più probabile, allinearsi docilmente (nei fatti, se non con le parole) con le forze reazionarie: come è loro tradizione e destino storico d’altra parte.

P.S.Abbiamo scritto più volte che Calabresi è un assassino; era giusto farlo, e oggi lo ripetiamo con più forza e convinzione (e non sarà una querela per diffamazione o un processo che ce lo impedirà); e questo anche se, per caso, il colpo di karaté non fosse stato lui a darlo ma, mettiamo, l’agente Muccilli; o se, per ipotesi, non fosse stato Calabresi a far scivolare (o a buttare) il corpo di Pinelli dalla finestra, ma, mettiamo Vito Panessa; è lui l’organizzatore (oltre a tutti gli altri naturalmente, sicari e mandanti) e, ancora una volta, è quindi lui l’assassino.

 Lotta Continua 14 maggio 1970 vignetta contro Calabresi

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Una Risposta to “Lotta Continua 14 maggio 1970 Calabresi, sei tu l’accusato – Il processo a Lotta Continua”

  1. Giornale Lotta Continua « 12 dicembre 1969 – Strage di Stato Says:

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