Lotta Continua 1 ottobre 1970 La Strage di Stato Controinchiesta

I loro nomi: Saragat, presidente della repubblica; Rumor, presidente del consiglio; Restivo, ministro degli interni; Vicari, capo della polizia; Pesenti, industriale; Ferri, segretario del PSU; Guida, questore di milano; Occorsio, pubblico ministero

 

Bombe a volontà

Le bombe del 12 dicembre scoppiano in un paese dove, a partire dal 3 gennaio 1969, ci sono stati 145 attentati: dodici al mese, uno ogni tre giorni, e la stima forse è per difetto.

Novantasei di questi attentati sono di riconosciuta marca fascista, o per il loro obiettivo (sezioni del PCI e del PSIUP, monumenti partigiani, gruppi extraparlamentari di sinistra, movimento studentesco, sinagoghe, ecc.) o perchè gli autori sono stati identificati. Gli altri sono di origine ufficialmente incerta (come la serie degli attentati ai treni dell’8-9 agosto), oppure vengono addebitati a gruppi della sinistra estrema o agli anarchici (come le bombe del 25 aprile alla Fiera campionaria e alla stazione centrale di Milano). In realtà ci vuole poco a scoprire che la lunga mano che li promuove è sempre la stessa, appartiene alla destra economica e politica, nazionale e internazionale.

Il Mago Merlino

Dopo gli attentati del 12 dicembre le indagini della polizia si indirizzano verso il circolo anarchico 22 Marzo. Tra gli arrestati c’è anche un fascista, Mario Merlino, infiltratosi come provocatore negli ambienti dell’estrema sinistra. La sua storia è esemplare.

Gli anni dal 1962 al 1968 vedono Mario Merlino militare attivamente nei gruppi di estrema destra : Avanguardia Nazionale, Giovane Italia e Ordine Nuovo. Passa ogni anno l’estate in Germania, di preferenza a Monaco e Francoforte. Tra il ’65 e il ’66 vi rimane sei mesi; al suo ritorno racconterà di aver frequentato un campo clandestino di addestramento organizzato dai neo nazisti tedeschi di «Nazione Europea».

Mario Merlino compare per la prima volta mescolato alle forze di sinistra durante la battaglia di Valle Giulia che si combatte tra studenti e polizia ai primi di febbraio 1968, davanti alla facoltà di Architettura. Merlino, è presente tra le fila di un gruppetto di picchiatori fascisti di Avanguardia Nazionale.

Tuttavia questa fase sta per chiudersi: il viaggio in Grecia che i giovani fascisti italiani compiono nell’aprile 1968 segna una svolta definitiva. Il viaggio è promosso dall’ESESI, la lega degli studenti greci fascisti in Italia, ed è organizzato dal giornalista Pino Rauti del Tempo di Roma e da Stefano Delle Chiaie i quali scelgono fra i militanti di Nuova Caravella, Ordine Nuovo e dell’ex Avanguardia Nazionale una quarantina di giovani che si sono particolarmente distinti nell’attività a favore del regime dei colonnelli.

Da quel momento, tornato a Roma, Mario Merlino cambia pelle. La cambia fisicamente, perchè comincia a vestire in modo dimesso e si fa crescere i capelli, poi anche barba e baffi. E la cambia politicamente: non sono passati quindici giorni dal rientro da Atene che ha già fondato il gruppo XXII Marzo, (Il 22 Marzo sarà fondato invece solo circa un mese prima degli attentati di Roma e Milano).

Gli inquirenti, mentre sono stati molto scrupolosi nel porre a Merlino domande su episodi e circostanze che riguardano soprattutto gli altri cinque inquisiti (Valpreda, Mander, Bagnoli, Borghese e Gargamelli), lo sono stati molto meno nel chiedere sia ai cinque che a lui delle testimonianze sulla sua persona e sulla sua attività. Sino dal primo momento, quando la sera di venerdì 12 dicembre viene fermato e interrogato dalla polizia, Merlino svolge la parte del delatore, parla e parla, e sarà sopratutto grazie alle sue «confessioni» che si arriverà a incastrare gli altri ragazzi del circolo 22 Marzo.

Non si chiede per esempio a Merlino dove sia stato la sera dell’11 dicembre. Eppure da diverse fonti si può dedurre che sia stato o da Pio D’Auria, fascista e indicato come sosia di Valpreda, o da Stefano Delle Chiaie, capo dello squadrismo romano.

Una spia che spia poco

Nel circolo 22 Marzo c’era anche una spia della polizia. La spia si chiama Salvatore Ippolito, calabrese, sedicente studente, in realtà agente scelto di P.S., con residenza a Genova ma da tempo domiciliato a Roma presso una pensione. Si introduce tra gli anarchici del Bakunin nell’aprile 1969. Nel mese di settembre Salvatore Ippolito, che si fa chiamare Andrea il genovese, ha lasciato la pensione ma continua a, frequentare assiduamente il 22 Marzo fino al 14 dicembre. Questo può essere provato da diverse testimonianze dirette e indirette e smentisce recisamente sia l’una che l’altra delle giustificazioni che si è preteso di dare al fatto che la spia del 22 Marzo nulla seppe e nulla riferì delle bombe che stavano per scoppiare.

«Andrea» infatti era sempre insieme a Valpreda e ai suoi compagni e ancora nel pomeriggio dell’11 dicembre si trovava nella sede del 22 Marzo, in via del Governo Vecchio, quando a Macoratti – recatovisi dopo le 17,30 per vedere Valpreda – Bagnoli disse che il Pietro era appena andato via, in partenza per Milano.

Sia Merlino, provocatore fascista, che Salvatore Ippolito, spia della polizia sanno dunque del viaggio di Valpreda a Milano e sono in grado di utilizzare la circostanza.

 Un dinamitardo in libertà

La notte degli attentati del 12 dicembre Giancarlo Cartocci viene fermato a Roma dai carabinieri e messo in una stanza dove vi sono altre persone fermate con lui. Ecco la testimonianza di una di esse: «Sono stato prelevato in casa dai carabinieri, all’alba, e condotto al nucleo investigativo di San Lorenzo in Lucina. Nella stanza trovai altre tre persone che attendevano di essere interrogate. Due erano compagni D. e A. , e uno un fascista, un tale Cartocci che conoscevo come uno dei nazi-maoisti della facoltà di Legge. Appena entrai mi chiese notizie di Mario Merlino e io gli risposi che non ne sapevo nulla. Mi misi a parlare con gli altri compagni e lui si sdraiò su una panca. Dopo un po’ entrarono quattro capelloni tedeschi con gli zaini, accompagnati da alcuni carabinieri. Un capellone ci si avvicinò e ci squadra, poi va accanto al Cartocci, che stava sdraiato con gli occhi chiusi e comincia a guardarlo. Quindi fa un cenno a un carabiniere, come di assenso. Il carabiniere si avvicina a Cartocci, lo scuote e lo fa alzare in piedi. Il tedesco lo guarda ancora, gli gira intorno, poi ripete il cenno di assenso. Poi escono tutti, capelloni e carabinieri ». Quei «capelloni» sono gli stessi che, come scrissero alcuni quotidiani all’indomani degli attentati, avevano visto fuggire un giovane dal luogo della seconda esplosione dell’Altare della Patria. Giancarlo Cartocci fu rilasciato quasi subito.

Nel marzo di quest’anno un giornalista di un quotidiano di sinistra romano riceve da una persona la notizia che due giorni prima si era tenuta in città una riunione riservatissima tra i rappresentanti di diverse organizzazioni neofasciste. I delegati, giunti da Torino, Pavia, Messina, Bari, Napoli e altre città italiane, avevano discusso il piano per una serie di attentati da compiersi in diverse zone nei mesi di aprile e maggio, prima delle elezioni amministrative e regionali. Il giornalista non dà molto peso alla notizia sospettando una provocazione e si limita a segnare su un taccuino i nomi delle uniche due persone che il suo confidente era stato capace di segnalargli. Dopo una settimana cominciano gli attentati: a Torino, Pavia, Nervi, in Valtellina e a Roma, in un laboratorio militare. I due nomi segnati sul taccuino del giornalista sono quelli di Giancarlo Cartocci, via dei Campani 14, Roma, e di Pino Tosca, via Cumiana, Torino.

 Antonino Allegra, chiacchierone

Tra i sosia di Valpreda si fa anche il nome di Antonio Sottosanti, ex legionario, conosciuto come Nino il fascista. Cornelio Rolandi, il taxista principale accusatore dell’Anarchico, nel vedere una foto di Sottosanti, afferma che si tratta di Valpreda ritoccato. Sottosanti va a Milano il 2 novembre perchè deve essere interrogato dal giudice Antonio Amati sull’alibi che egli ha fornito a Tito Pulsinelli. L’unica cosa che sembra interessarlo è riuscire a mettersi in contatto con Giuseppe Pinelli, che ha conosciuto nei mesi precedenti perchè riceveva da lui i fondi del soccorso Crocenera da inviare a Tito Pulsinelli e agli anarchici che erano in carcere.

Versa mezzogiorno del 12 dicembre va a casa di Giuseppe Pinelli, pranza con lui e riceve un assegno di 15.000 lire per Pulsinelli, assegno che costituirà il suo alibi per il pomeriggio della strage. Alle 14 e 30 i due vanno al bar di via Morgantini a bere un caffè e poi alla fermata del tram dove alle 15.05 (versione Sottosanti) si lasciano. Mentre Pinelli torna al bar Sottosanti si reca alla Banca del Monte di via Pisanello a incassare l’assegno, quindi prende un altro tram per la piazza delle Ferrovie Nord e lì l’autobus per Pero, dove vivono i genitori di Pulsinelli e dove lui arriva verso le 16,20 (teoricamente avrebbe avuto tutto il tempo di collocare l’ordigno alla banca di Piazza Fontana). Riparte per Piazza Armerina la sera di domenica 14 dicembre.

Sottosanti viene interrogato solo il 13 gennaio, quando il capo dell’Ufficio politico milanese lo va a cercare in Sicilia. Il giudice istruttore Ernesto Cudillo lo convoca in seguito per due volte a Roma. Il giorno della sua seconda convocazione un giornale radio del pomeriggio trasmette la notizia che egli è stato arrestato come uno dei responsabili della strage di Milano.

La notizia però scompare dalle successive trasmissioni. In quello stesso periodo il commissario Allegra riesce a far circolare tra giornalisti e avvocati la voce secondo cui Nino Sottosanti deve essere collegato a Giuseppe Pinelli (anzi: è stato Pinelli che ha dato la valigetta al tritolo a Sottosanti, quel venerdì a mezzogiorno in casa sua … Poi Sono usciti assieme, Pinelli è andato al bar e Sottosanti in Piazza Fontana. Ecco quindi perchè Pinelli si è ucciso …)

I finanziatori della strage

La centrale dei finanziamenti USA al neofascismo italiano è la Continental Illinois Bank di Cicecero, Illinois, che concentra enormi capitali provenienti in massima parte dall’industria bellica americana. La Continental (come anche la Gulf and Western che amministra il capitale della mafia americana Cosa Nostra) fornisce la copertura finanziaria alla italiana Banca Privata Finanziaria, della quale si serve Michele Sindona per la gigantesca operazione di trasferimento di medie industrie italiane sotto il controllo del capitale americano, che è iniziata verso il 1968. La Continental, inoltre, è una delle maggiori consociate dell’industriale Carlo Pesenti e dell’Istituto per le Opere di Religione, la centrale della finanza vaticana il cui nuovo responsabile è monsignor Paul Marcinkus, originario di Cicero.

Presidente della Continental Illinois Bank è David Kennedy, consigliere al Tesoro dell’amministrazione Nixon. Tramite l’italo-americano Philip Guarino, nostalgico per la parte italiana, è repubblicano e grande elettore di Richard Nixon per l’altra metà americana, David Kennedy è entrato in contatto con l’onorevole Luigi Turchi. Il deputato del MSI ha partecipato alla campagna elettorale di Nixon facendo capo al quartier generale del partito repubblicano a Washington da dove ha organizzato comizi, dibattiti e conferenze radiofoniche per la comunità italiana negli Stati Uniti. Durante un ricevimento, in cui Turchi era tra gli ospiti d’onore, il capo dell’esecutivo della campagna elettorale, Michael III, nipote di Eisenhower, ha espresso ai giornalisti presenti l’apprezzamento di Nixon per il contributo offertogli dal parlamentare italiano e «la fiducia che il contatto si protragga anche nel futuro» (comunicato ANSA). Tornato in Italia Luigi Turchi ha pubblicato a piena pagina sul suo giornale La Piazza una foto del nuovo presidente americano con dedica personale.

Altri soldi americani arrivano ai fascisti italiani dalla CIA che si serve per questo del «canale greco». Il primo ministro Papadopulos ha affidato la gestione di questi fondi al capo del KYP, colonnello Michele Rufogalis, (agente – come il ministro del Coordinamento Makarèzos – dei servizi segreti americani da almeno otto anni), il quale a sua volta ne cura la distribuzione sulla base delle indicazioni fornitegli dall’incaricato della «questione italiana», l’agente del KYP Costantino Plevris.

La fonte dei finanziamenti in Europa è la Banque de Paris et des Pays Bas, la stessa usata dai monopoli agricoli e minerari belgi, francesi e olandesi per le colossali operazioni di finanziamento dell’OAS in Algeria e delle truppe mercenarie in Congo.

Restano poi i finanziamenti nazionali. Il quadro è estremamente composito e riflette le contraddizioni e gli squilibri del processo di ristrutturazione neocapitalistica in atto in Italia. A Genova pagano armatori e petrolieri, a Rimini grossi albergatori, a Ravenna gli industriali zuccherieri, a Roma, Napoli, Palermo gli impresari edili, a Bari e Reggio Calabria gli agrari, eccetera. In sostanza a foraggiare i fascisti sono i settori della media e piccola industria e quelli del capitale parassitario. La Confindustria in quanto tale, poichè al suo interno esistono contrasti di tendenza tra «presidenzialisti» e «riformisti», ha preferito continuare a investire i propri soldi nei partiti di governo e dell’opposizione «costituzionale» di destra, oltre che nel SID al quale versa ogni anno dai 70 agli 80 miliardi.

I rapporti dei fascisti con il Vaticano invece si sono fatti più cauti e discreti che nel passato. Uno dei tramiti più noti è il principe Filippo Orsini, ex assistente al soglio pontificio, molto legato a Junio Valerio Borghese e a Giulio Caradonna. Tra le varie entrature, Filippo Orsini ha quella molto consistente con il cardinale Samorè, ex presidente della pontificia commissione latino-americana, che è uno dei fiduciari della Misereor, una ricchissima società finanziaria tedesca che sostiene le iniziative anticomuniste in tutta Europa.

Tra le fonti dei finanziamenti minori c’è l’Associazione per l’Amicizia Italo-Tedesca con sede a Roma (via del Colosseo 2 a), il cui direttore, Gino Ragno, è stato presidente della Giovane Italia, membro di Ordine Nuovo e fondatore del gruppo clandestino dei Figli del Sole. Ragno, che è anche collaboratore del quotidiano Il Tempo ha contatti con industriali, militari (soprattutto ufficiali dei paracadutisti), e uomini politici della Germania Federale.

 

Annunci

Tag: , , , , , , , , , , , , , , ,

Una Risposta to “Lotta Continua 1 ottobre 1970 La Strage di Stato Controinchiesta”

  1. Giornale Lotta Continua « 12 dicembre 1969 – Strage di Stato Says:

    […] Lotta Continua 1 ottobre 1970 La Strage di Stato Controinchiesta […]

    Mi piace

I commenti sono chiusi.


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: