Lotta Continua 15 ottobre 1970 «Calabresi nervoso, fumava» – Lettera di uno studente medio

Venerdì  9 ottobre al palazzo di giustizia

Venerdì mattina presto al palazzo di giustizia c’era già molta gente, studenti medi che si erano rifiutati di andare a scuola, studenti che avevano scioperato, operai di Lotta Continua, operai di varie fabbriche che non fanno parte direttamente della nostra organizzazione. La polizia presente in numero ingente non ci ha sorpreso e tanto meno impaurito, molti studenti medi dicevano: facciamo davvero paura. Il palazzo di giustizia era circondato da un giro più stretto di idranti, camionette, cellulari e da un giro più largo che bloccare Largo Augusto, piazza 5 Giornate e le vie intorno. All’interno del Palazzo di giustizia, che come quelli di Milano sanno è un edificio mostruoso, enorme che già da solo è l’immagine di tutti i poliziotti del mondo calcificati, al pianterreno c’erano poliziotti, al 1. piano ce n’erano di più, al 2. piano oltre a quelli in divisa ce n’erano soprattutto molti con la pancia e l’impermeabile, la faccia sorniona che cercavano di mimetizzarsi tra la folla: comunque tutti hanno confermato che bastava l’odore per capire che erano poliziotti, è inconfondibile. Si è notato poi che sta prendendo piede un nuovo modello di poliziotto: quelli stile Calabresi, dalla aperta faccia fascista e il maglione a dolce vita sui pantaloni un po’ larghi in fondo.

L’aula dove si svolgeva il processo è tra le più piccole del palazzo di Giustizia, al mattino presto quando c’era poca gente all’ingresso della aula «Calabresi nervoso fumava» intorno a lui le guardie del corpo. Alcuni compagni sono riusciti a vederlo arrivare chiuso in una Giulia affiancato da due «gorilla» armati di mitra, lo sguardo fisso in avanti e l’aria più dignitosa e autorevole possibile. L’assassino protetto dai poliziotti per prima cosa ha stretto la mano al questore, al vice questore, al commissario, ecc.

I volantini di Lotta Continua sono stati sequestrati subito, ma molti ne erano già girati, molti si è riusciti ugualmente a far circolare.

Molti compagni si erano organizzati per controllare che tra i presenti non ci fossero provocatori – fascisti e consimili – tutti i compagni studenti e operai avevano l’occhio vigile: ogni persona sospetta è stata seguita; controllata, isolata e in genere tutto il clima che si è creato fuori dell’aula era «militante» infatti si distinguevano chiaramente, come pesci fuor d’acqua quei pochissimi studenti della statale che sono passati di lì verso le 10,30, giovanotti col maxi, ma ci sono rimasti male: s’aspettavano un pubblico sexi per un processo alla moda, si sono trovati accanto compagni operai dalle facce decise. Gli «statalini» non sono venuti: erano intenti a preparare un volantino di diffamazione contro Lotta Continua, che hanno poi tentato di distribuire alle fabbriche. Comunque siamo grati agli «statalini» di non essere venuti: una volta tanto un po’ di coerenza!

Quando verso mezzogiorno abbiamo cominciato a cantare (la canzone di Pinelli, Compagni dei campi e l’Internazionale) eravamo ancora circa 600 persone lì davanti all’aula.

Vittoria, il vice questore è piccolo grosso e molto brutto. E’ piombato in mezzo a noi gridando basta, seguito da un po’ di carabinieri: al momento ci è venuto a tutti da ridere perché era buffo vederlo gridare così isterico e tutto rosso, ma subito siamo diventati seri e incazzati e abbiamo gridato molto forte Calabresi assassino, sarai suicidato. I carabinieri hanno cominciato a dare spintoni e noi ci si spostava piano, gridando sempre. Sulle colonne del palazzo di giustizia restavano scritte, e un manifesto Wanted Calabresi.

Ci siamo poi fermati sul fondo della sala e allora Vittoria ha lanciato per la seconda volta il suo grido e i poliziotti hanno cominciato a premere più cattivi. La gente un po’ preoccupata ha fatto per un attimo silenzio, quando subito una sonora decisa simpatica pernacchia ha risposto agli urli zitelleschi di Vittoria. Così abbiamo subito ricominciato a scandire slogan contro Calabresi e ci siamo avviati verso l’uscita, mentre la polizia scatenava la sua rabbia impotente sulle ragazze e i compagni delle ultime file. Mentre. scendevamo le scale gridando sempre più forte abbiamo tutti visto volare giù nella tromba delle scale il cappello di un poliziotto; fuori all’uscita c’erano gli idranti, il III celere … mentre volava giù il cappello alcuni compagni hanno gridato forte che tutti l’hanno sentito: «Se Calabresi è innocente Tamara è vergine».

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  1. Giornale Lotta Continua « 12 dicembre 1969 – Strage di Stato Says:

    […] Lotta Continua 15 ottobre 1970 «Calabresi nervoso, fumava» – Lettera di uno studente medio  […]

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