Lotta Continua 15 ottobre 1970 Non stiamo al gioco

L’abbiamo già detto. Lo ripetiamo.

Al processo borghese, ai suoi riti giuridici, alla sua conclusione siamo e ci sentiamo profondamente estranei.

La chiarezza, la verità sulla morte di Pino Pinelli, del proletario assassinato perché aveva potuto capire «troppe cose» non ce l’aspettiamo di sicuro né dal dibattimento, né dalla conclusione (quale che sia) di quella lugubre farsa, recitata in toga nel chiuso di un palazzo fascista.

La chiarezza, la verità sulla strage di stato, come ogni chiarezza e verità che conti, non può trovare spazio alcuno nei palazzi di giustizia, nelle aule dei tribunali borghesi.

In quei luoghi, su quel terreno, tale chiarezza o verità può solo rimanere mortificata, distorta, stravolta in menzogna o complotto.

Di essere caricati e scacciati dal Palazzo di Giustizia ce lo aspettavamo. Quella è casa dei borghesi, non dei proletari. Hanno tenuto a ricordarcelo, anche se in modo brusco. Lo sapevamo già.

Ma non stiamo al gioco. Non ci staremo. Non permetteremo che Pinelli, la strage di stato, il più sanguinoso colpo repressivo contro tutta l’ampiezza delle lotte proletarie vibrato dai nemici di classe (padroni, fascisti e polizia) si faccia mortificare e seppellire un’altra volta dalle mani della stessa classe sociale che è protagonista, mandante ed esecutore del suo assassinio e dell’assassinio di 16 altri innocenti.

Hanno montato il processo, lo portano avanti, lo concluderanno in modo da risciacquare le coscienze inquiete a metà, da placare i dubbi dei democratici, da quietare le insoddisfazioni dei revisionisti e dei loro reggi coda.

Non ci vuol molto, per mettere a tacere costoro, per farli contenti. E lo sanno.

Siamo convinti che il compagno Pio Baldelli pagherà, non molto (e troveranno una formula che non indigni nessuno), ma pagherà il prezzo di averci prestato il suo nome. In anticipo, sapeva di rischiare, ed ha accettato di firmare il nostro giornale, senza mai né scriverci un rigo, né leggerne uno sé non dopo la stampa, insieme con quelli che lo diffondono e acquistano. Un lettore eguale agli altri, anche se di certo non identico all’operaio Fiat o al pastore sardo.

Noi, comunque, non staremo al gioco. Non ci lasciamo rinchiudere nella trappola della giustizia borghese.

Il nostro processo si fa nelle fabbriche, nelle scuole, nei quartieri. Nella lotta di classe, che è l’unico terreno in cui chiarezza e verità possono prendere forma e concretezza.

E non solo la piccola verità di Pino Pinelli e della strage di stato, ma anche la verità più grossa della giustezza rivoluzionaria, della sentenza proletaria contro tutto il sistema sociale di sfruttamento nelle cui radici allignano i Calabresi, i Guida, i Restivo, i Saragat che in diverso modo ne traggono frutto.

NOTA: nei giorni immediatamente prima del processo, e durante e dopo lo stesso il gruppo dirigente della statale si è distinto in una «brillante» attività di campagna accusatoria contro «LC», in ciò subito raccolto al balzo e amplificato nelle colonne dell’«Unità».

Questi reggicoda dell’opportunismo tradizionale (PCI, PSIUP, sindacati) si sono adontati per averli noi denunciati del loro atteggiamento politico sul «caso Pinelli», omogeneo a quello dei revisionisti, e quindi oggettivamente «facente parte» del gioco reazionario del complotto e della strage di stato.

Cioè: soggettivamente estranei al complotto, oggettivamente partecipi della repressione e della caccia all’estremista che si scatenò di conseguenza.

E’ vero. Lo ripetiamo. La lotta di classe non lascia spazi neutrali. E chi non è da una parte, finisce tutto dall’altra.

Anche oggi, costoro non rinunciano a chiarire sempre più il loro ruolo opportunista, astenendosi dalla mobilitazione di massa contro il processo, giocando sul terreno stesso della giustizia borghese, denunciando con volantini, conferenze e altro le avanguardie antiriformiste e antirevisioniste che già la borghesia tenta di isolare e sputtanare.

 

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Una Risposta to “Lotta Continua 15 ottobre 1970 Non stiamo al gioco”

  1. Giornale Lotta Continua « 12 dicembre 1969 – Strage di Stato Says:

    […] Lotta Continua 15 ottobre 1970 Non stiamo al gioco […]

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