Lotta Continua 12 novembre 1970 Angelo Vicari – La resistibile ascesa del 1° poliziotto d’Italia

Il sindaco DC Ciancimino, il capo della polizia Vicari 

Il sindaco democristiano di Palermo Vito Ciancimino ha sporto querela contro Angelo Vicari, capo della polizia, per aver questi affermato di «condividere le riserve della Commissione parlamentare Antimafia sulla elezione a sindaco di Ciancimino»

Chi è il querelante (Ciancimino)

 Domanda: Esistono, secondo lei, rapporti tra la Mafia e la classe politica? E, in particolare, esiste una Mafia dell’edilizia?

Risposta di Ciancimino: Ma che intende per mafia dell’edilizia? Nei cinque anni in cui sono stato assessore ai Lavori Pubblici non ho ricevuto pressioni da nessuno.

I fatti

Nei cinque anni della gestione Ciancimino dell’assessorato Lavori Pubblici e Urbanistica del Comune di Palermo, dal novembre ’59 al novembre ’64 il 70 % di tutte le licenze di costruzione risultano intestate sempre e soltanto agli stessi cinque prestanomi, dietro cui si muovono i noti mafiosi La Barbera e Greco.

Chi è il querelato (Angelo Vicari)

Domanda: Ma il rapporto mafia-politica vi impaccia nella vostra azione di polizia?

Risposta di Vicari: No, assolutamente. Nessun ostacolo nell’ambiente politico locale. Io negli anni in cui fui prefetto di Palermo, dal ’48 al ’53, non ebbi mai neppure una raccomandazione a favore di gente sospetta. Allora era così, si figuri ora. Escludo che nella lotta contro la mafia possiamo essere stati impacciati dalla politica.

La resistibile ascesa del 1° poliziotto d’Italia

1) Nel 1941 Angelo Vicari, è consigliere di prefettura in servizio presso la Direzione della Sanità al Ministero (fascista) dell’interno.

2) A poco più di trent’anni viene promosso alla segreteria particolare di Benito Mussolini.

3) Il 25 luglio 1943 (arresto di Mussolini su ordine di Badoglio), Vicari passa alla segreteria particolare di Badoglio (e nessuno trova niente da ridire).

4) Altro rapido voltafaccia durante l’occupazione nazifascista e la guerra di Liberazione: prende contatto con gli ambienti comunisti e socialisti e vi trova lo stesso comodo ricovero che gli assicureranno anche gli istituti religiosi.

5) Liberata Roma, vantando inesistenti meriti antifascisti e concrete alleanze con personaggi altolocati, si conquista un incarico nel Gabinetto Bonomi e la promozione a viceprefetto.

Italia Libera” (giornale del partito d’azione) scrive il 14 novembre 1944: «E’ esatto che l’ex segretario di Mussolini – Vicari, appunto – addetto agli affari di famiglia e politici riservati al duce, faccia oggi parte del Gabinetto del ministro dell’interno quale addetto alla revisione della legislazione fascista?». Nè Bonomi, nè Parri che gli successe, dettero mai una risposta a questi interrogativi.

6)Vicari può così diventare capo di Gabinetto del ministro Romita di cui è (sono sue parole) «la guida spirituale e l’ispiratore politico».

7) E’ in questo periodo che comincia a frequentare con assiduità la direzione del Partito Socialista Italiano (non ancora scisso); assume l’incarico di responsabile della sezione Enti Locali. della direzione del P.S.I.U.P.

8) Ma con l’estromissione delle sinistre dal governo, Vicari si converte e assume un deciso atteggiamento anticomunista.

9) Con la democrazia cristiana al governo e Scelba ministro degli interni, Vicari viene nominato prefetto di Palermo.

De Gasperi, Scelba, Pacciardi, gli agrari meridionali trovano in Vicari un esecutore pronto e zelante.

10) Stringe legami intimi col cardinale Ruffìni e coi monarchici nella formazione di blocchi reazionari – dai democristiani ai fascisti ai socialdemocratici -, contro le lotte popolari.

11) Vicari, Scelba, allora ministro dell’interno) e Restivo (allora presidente della regione siciliana), sono i dirigenti dell’articolata operazione che renderà più stretti e intimi che mai i rapporti tra mafia e classe politica. Sono rapporti che si intrecciano a tutti i livelli coinvolgendo larghi settori dell’apparato amministrativo, giudiziario, poliziesco e i centri di potere politico ed economico. L’episodio più significativo della funzione «politica» criminale che svolge questa alleanza la si ha il Primo Maggio del ’47, pochi giorni dopo la vittoria del Blocco del popolo (comunisti e socialisti) alle elezioni regionali. I braccianti di Piana degli Albanesi, di San Giuseppe Iato, e di San Cipirello si recano con le famiglie nella pianura di Portella della Ginestra per la festa popolare. Dai costoni circostanti la banda di Salvatore Giuliano apre il fuoco mitragliando prima i muli e poi le persone. Alla fine dell’eccidio rimasero sul terreno 11 morti e oltre 50 feriti.

Il 2 maggio il ministro degli interni Scelba dichiara alla Costituente: «Non è una manifestazione politica questo delitto; nessun partito politico oserebbe organizzare manifestazioni del genere». Al contrario il mafioso Giovanni Genovese confessò che alcuni giorni prima della strage Giuliano ricevette un messaggio, letto il quale disse: «E’ venuta la nostra ora della liberazione. Bisogna fare un’azione contro i comunisti. Bisogna andare a sparare contro di loro a Portella della Ginestra».

E il maggiore dei carabinieri Agrisani telefonò ai suoi superiori: «Azione terroristica devesi attribuire elementi reazionari in combutta con mafia locale».

In quegli anni ispettore di pubblica sicurezza è da prima Messana che conserva il suo posto fino alla strage di Portella, lo sostituisce Verdiani, al quale subentra infine il colonnello Luca. Tutti e tre questi personaggi ebbero i loro confidenti nella banda, incontrarono più volte Giuliano e Pisciotta, intrattennero corrispondenze epistolari con i banditi, li forniscono di salvacondotti e lasciapassare, di volta in volta li protessero e li aiutarono.

12) Vicari ha il compito di coordinare e di controllare le operazioni di polizia contro Giuliano; per far questo attivizzò al massimo i suoi collaboratori, fece rastrellare interi paesi, si inimicò la popolazione locale. Inviò infine un lungo rapporto (ora «scomparso» dal Ministero degli Interni), nel quale faceva la storia delle pressioni politiche che stavano dietro il vano tentativo della polizia di catturare Giuliano, e i nomi degli esponenti socialdemocratici, monarchici e democristiani interessati alla libertà del bandito.

13) E’ questo memoriale lo strumento di ricatto che consente ad Angelo Vicari di imporre a Scelba, nel luglio ’60, dopo che la polizia ha ucciso dieci compagni in piazza, la propria nomina a capo di polizia. 

«Allora era così, figuriamoci ora».

La storia di Vicari negli ultimi dieci anni di violenza del regime è tutt’uno con la storia della repressione poliziesca, dal tentativo del colpo di stato del ’64 alla strage di Milano del dicembre ’69.

UN NOME, UNA PERSONA, UNA CARRIERA DA NON DIMENTICARE.

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