Lotta Continua 12 novembre 1970 I maiali ingrassano: col sangue – Quattro compagni uccisi

 Coincidenze criminali:

Il 28 ottobre, presso Lodi, un catastrofico tamponamento di camions ed auto nella nebbia bloccava per ore l’autostrada. 8 morti, 40 feriti gravi. Un massacro.

Un autocarro targato SA 135371, pilotato dai fratelli Ruggero e Serafino Aniello, ha dato inizio alla tragica serie di tamponamenti.

Lo stesso autocarro; colla stessa targa, pilotato dagli stessi fratelli, lo stesso giorno di un mese prima, il 28 settembre, causava la morte, per violento tamponamento, di 4 giovani. Questa volta non c’era nebbia. C’era solo buio.

Vediamo chi sono questi quattro giovani: sono quattro anarchici. Tra essi, Giovanni Aricò e Angelo Casile, di Reggio Calabria. Tutti e due, erano importanti testi a discarico di Pietro Valpreda. Tutti e due erano stati interrogati da Ernesto Cudillo, giudice istruttore del «processo Valpreda». Ma non avevano solo testimoniato a favore degli imputati. Uno di loro, Casile, aveva fatto di più: aveva riferito del tentativo fatto nell’estate del ’68, da parte di alcuni fascisti di Ordine Nuovo, di costituire un circolo pseudo-anarchico a Reggio Calabria, col nome, guarda caso, di «XXII Marzo». (Stessa tecnica seguita dai sicari fascisti romani, stesso nome del circolo).

In più, i due compagni anarchici avevano iniziato un’indagine seria e sistematica sulle attività del Fronte Nazionale (fascista) di Junio Valerio Borghese in Calabria e sul ruolo svolto da costoro nei moti reggini.

Guarda caso, l’incidente mortale avviene al Km. 58 dell’ Autostrada del Sole, fra Anagni e Ferentino, nei pressi della tenuta del «principe» Junio Valerio Borghese.

Guarda caso, nello stesso tratto morì in modo analogo, nel febbraio 1963, la moglie dello stesso Valerio Borghese.

Stesso camion stesso posto, stessa tecnica vigliacca e criminale, stessi nomi.

E, incredibile, il silenzio interessato di tutti.

Il primo comunicato pubblico, stampato, che denuncia il proseguire allucinante e spietato della «strage di stato» appare il 1 novembre, su «BCD», il «Bollettino di Controinformazione Democratica» a cura del comitato dei giornalisti per la libertà di stampa e per la lotta contro la repressione.

E’ la stessa criminalità borghese e fascista a chiarire in modo sempre più visibile a tutti – ed in modo sempre più sanguinoso – il «caso» Pinelli e il «caso» Valpreda.

Siamo convinti di essere solo all’inizio di una strage premeditata, che liquida brutalmente, ricorrendo a tutti i mezzi, chiunque CONVINTO ORMAI CHE LA DEMOCRAZIA BORGHESE, LA SUA POLIZIA, LA SUA MAGISTRATURA E TUTTO QUELLO CHE CI STA SOTTO, SOPRA E A FIANCO SIA SOLO PIÙ UNA MACCHINA SANGUINARIA AL SERVIZIO DEL PROFITTO CAPITALISTA E DEL DOMINIO BARBARO DELL’UOMO SULL’UOMO, chiunque cerchi colle proprie forze, più o meno organizzato che sia, di «vederci chiaro», individuare i colpevoli, e fare giustizia.

Ai babbei che credono ancora che si tratti di gettare i frutti marci e avvelenati ma di conservare l’albero della società capitalista, ai babbei che si indignano che in un regime costituzionale e parlamentare (con tanto di «forte opposizione di sinistra») possano succedere cose come queste, ai babbei che rimarranno a contare, sempre più stravolti, la lunga fila di assassini politici (che sono sempre esistiti ma mai in modo così programmato, intensivo, e coinvolgente il cuore centrale stesso dell’apparato di governo del paese) a tutti questi babbei e a chi ha ormai deciso di usare tutti i mezzi pur di conservare il suo lurido dominio, noi diciamo che non staremo più inerti a contare i nostri morti, quelli innocenti di Piazza Fontana, il compagno Pino Pinelli, i compagni Giovanni Aricò, Angelo Casile, la compagna tedesca morta assassinata con loro, Annalise Borth… e tutti quelli che li hanno preceduti, e quelli che tenteranno di far seguire.

FARE GIUSTIZIA PROLETARIA E’ L’UNICO MODO PER IMPEDIRE CHE LA GIUSTIZIA BORGHESE, SMASCHERATA, ELIMINI PER SEMPRE DAL CUORE DI TUTTI, NON SOLO LA PRATICA, MA PERFINO L’IDEA DELLA STESSA NECESSITA’ DELLA GIUSTIZIA TERRENA.

Trasferimenti e promozioni: Guida, Lo Grano, Calabresi…

Lo abbiamo sempre detto, e fin dall’inizio. Che la «strage di stato» di Piazza Fontana, che l’assassinio politico del compagno Pinelli erano tutt’uno con la lotta più generale di tutto il proletariato. Uno scontro di classe contro classe che coinvolgeva tutto e tutti. Che univa ciò che era sparso e chiariva ciò che era ancora oscuro. C’erano dentro non solo i poliziotti criminali della Questura di Milano, ma anche il loro questore, il capo della Polizia, il Ministro degli Interni, il presidente, i padroni grossi, i poliziotti «in borghese», i fascisti, e anche i cosiddetti «democratici», i riformisti, gli opportunisti di tutte le specie. Un grosso ruolo poi lo giocava (e lo gioca) la magistratura (non solo Occorsio e Cudillo, che certo sono più sporchi di altri).

Abbiamo sempre detto che il «caso Pinelli» ci dava una visione chiara di come agisce tutto un sistema di merda, una volta che sta traballando sotto la spinta del proletariato in lotta. Abbiamo detto : è tutto chiaro. Per i proletari: che hanno già emesso il loro giudizio e il loro verdetto (scrivendolo sui muri, gridandolo nelle manifestazioni, esprimendolo nelle assemblee popolari: «Calabresi assassino», «le bombe le ha messe Saragat»). Per i padroni e i loro servi: che continuano nel loro gioco criminale processando i rivoluzionari, portando avanti nuovi piani bastardi e provocatori, difendendo ed esaltando i loro complici, i loro sicari, i loro sgherri.

Infatti, mentre il processo «Lotta continua-Calabresi» è ancora in corso, quasi a dimostrare anche ai più babbei che per loro tutto è già deciso fin dall’inizio, il sistema (e ci stanno dentro ancora una volta tutti, salvo quelli che lottano per abbatterlo) prosegue nella sua opera di promozioni e redistribuzioni dei suoi sicari.

Dopo aver promosso a capitano (da tenente che era) e trasferito il Lo Grano Sabino, carabiniere; dopo aver promosso ad incarichi ministeriali e trasferito il fascista, ex-secondino, questore Guida; hanno trasferito (a Pescara, per la precisione) e promosso a commissario (da commissario aggiunto che era) l’assassino Calabresi Luigi, agente della CIA; non è finita: nel quadro di promozioni-trasferimenti pare che il prossimo sia Allegra Antonino, capo dell’ufficio politico della questura di Milano.

Li spostino pure. Il proletariato è dappertutto. E dappertutto ha bisogno di farsi giustizia.

Riportiamo integralmente da ‘BCD’ (Bollettino di Controinformazione Democratica, anno I, numero 4), tre articoli di ‘Cronaca Italiana’ particolarmente interessanti.

Milano: occhio ai provocatori

In coincidenza con la ripresa delle lotte operaie, un’organizzazione di estrema destra si proporrebbe di montare in una grande azienda milanese (la Sit-Siemens o la Pirelli) una sanguinosa provocazione, capace di muovere a sdegno l’opinione pubblica. L’azione dovrebbe coinvolgere uno dei gruppi meno vigilanti della sinistra extra-parlamentare, ovviamente per far ricadere su di esso la responsabilità dei fatti. Questo gruppo è da tempo tenuto sotto osservazione da alcuni «investigatori privati», che hanno lo scopo di raccogliere elementi di ambiguità e di sospetto tali da avvalorare, poi, le più gravi accuse, E’ la stessa tecnica sperimentata, con successo, ai danni degli anarchici romani e milanesi nelle settimane che precedettero gli attentati del dicembre 1969.

L’Alfa Romeo strizza l’occhio ai Colonnelli

Il dottor. Vincenzo Moro, direttore commerciale dell’Alfa Romeo, sta compiendo una serie di viaggi in Grecia per mettere a punto con i tecnici locali il progetto per la costruzione in quel Paese di uno stabilimento di montaggio di autovetture della casa automobilistica milanese. Un’iniziativa come un’altra per sostenere la precaria economia dei colonnelli e che, oltre tutto, consente all’industria di stato di allargare il suo giro d’affari senza contrastare in patria il predominio della FIAT, già sdegnata dall’ «intromissione» dell’Alfa-Sud. L’Alfa Romeo ha inoltre acquistato in Brasile il 75 % della Fabbrica Nacional de Motores, proprietà statale, versando 15 miliardi di lire. L’Alfa ha accettato di tenere a Milano corsi di specializzazione per giovani diplomati brasiliani, i quali hanno dovuto firmare un contratto capestro, che prevede fra l’altro il pagamento di una forte penale nel caso in cui decidessero di non rientrare in Brasile. Inoltre, da almeno un anno, la casa milanese ha creato in Lussemburgo una finanziaria, l’Alfa Romeo lnternational, trasferendole la partecipazione azionaria di tutte le filiali estere Alfa Romeo e operando, di conseguenza, al di fuori della legislazione fiscale italiana.

Concentrati a Palermo i mazzieri missini

Forti raggruppamenti di fascisti, volontari e mercenari, che dalla Sicilia si erano trasferiti a Reggio Calabria per strumentalizzare la protesta popolare in fraterno accordo con i notabili della destra governativa e del PLI, hanno riattraversato lo stretto accompagnati dai mazzieri professionisti provenienti anche da altre regioni, in previsione dei disordini che si vanno preparando nell’isola. Fallito per ora l’esperimento eversivo nel «triangolo industriale» del Nord, si ritenta nel Trentino e nel profondo Sud dove l’indebolimento della sinistra tradizionale, la cronica depressione economica e la scarsa consistenza organizzativa delle masse lasciano disponibili all’avventura vasti strati di sottoproletariato e persino molti proletari diseducati. Anche alcune squadracce milanesi hanno ridotto i loro «effettivi» per inviare rinforzi ai camerati meridionali, mentre Valerio Borghese in persona ha compiuto alcuni viaggi in Sicilia per annodare i fili della sua rete di alleanze.

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2 Risposte to “Lotta Continua 12 novembre 1970 I maiali ingrassano: col sangue – Quattro compagni uccisi”

  1. Giornale Lotta Continua « 12 dicembre 1969 – Strage di Stato Says:

    […] Lotta Continua 12 novembre 1970 I maiali ingrassano: col sangue – Quattro compagni uccisi […]

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  2. Francesca Tuscano Says:

    Segnalo a tutti il bel libro di Fabio Cuzzola “Cinque anarchici del sud. Una storia negata”, sui ragazzi anarchici calabresi uccisi in autostrada

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I commenti sono chiusi.


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