Lotta Continua 12 novembre 1970 La Mafia di Stato – Sul “caso De Mauro”

Dall’assassinio di Enrico Mattei alla sparizione di De Mauro – La mafia sostegno del capitalismo internazionale – Vicari e Ciancimino: lotte tra «cosche» rivali

Il giornalista Mauro De Mauro sparisce il 16 settembre scorso a Palermo. Non è fa prima persona che sparisce in Sicilia. Negli ultimi 10 anni sono «sparite» 63 persone in Sicilia, 31 solo a Palermo. Il massimo che la polizia riesca a fare è di ritrovare un cadavere ogni tanto, senza arrestare mai nessuno.

Perché è sparito De Mauro? De Mauro si occupava della mafia dell’edilizia, stava facendo ricerche sulla morte di Enrico Mattei, il presidente dell’ENI assassinato nel ’62. De Mauro quindi «sapeva troppo». Era molto probabilmente arrivato a dei nomi «grossi», di quelli che quando ci arrivi e hai le prove, ma sei solo e nessun altro le sa, ti fanno fuori.

L’assassino di Mattei

Mattei era il presidente dell’ENI, la compagnia petrolifera italiana di proprietà dello «Stato» e dei padroni. L’ENI all’inizio degli anni ’60 aveva cercato di fregare alcuni mercati petroliferi ai «giganti» del petrolio, cioè a quelle sette compagnie americane ed inglesi che controllano tutto il petrolio del mondo. Queste sette compagnie, le «sette sorelle» (ESSO, SHELL, BP, STANCA, MOBIL OIL, GULF, TEXACO) hanno organizzato guerre, colpi di stato e assassini pur di mantenere questo controllo assoluto. Mattei quindi dava fastidio: non certo perché si preoccupava dei popoli africani che facevano la fame, ma soltanto perché voleva che anche l’ENI potesse sfruttarli un po’.

Subito dopo che Mattei aveva cercato di fregare due importanti fonti di sfruttamento (del petrolio e del proletariato) alle sette sorelle, cioè i pozzi dell’Iran e della Libia, decisero di toglierlo di mezzo. Mattei muore nel ’62 in un incidente aereo (il suo jet personale esplose nel cielo di Milano, vicino all’aeroporto ).

L’aereo era partito da Gela, in Sicilia, per l ‘Africa. Stranamente saltò in aria sopra Milano. Ci fu un sacco di casino, e furono in molti a denunciare sui giornali borghesi la morte di Mattei come un omicidio. Poi tutto fu messo a tacere, come al solito. Come mille e mille altre volte le cosiddette «autorità» mantengono il silenzio anche quando gli assassini vengono indicati per nome e cognome. Anche a quel tempo si era sospettato che il delitto fosse stato commissionato dalle sette sorelle alla mafia siciliana. In effetti l’esecutore materiale del sabotaggio è stato un certo Carlos Marcello, killer mafioso, agente CIA, pagato dalla GULF (la società petrolifera controllata completamente da COSA NOSTRA, la mafia americana).

I nostri poliziotti non hanno mai ricevuto ordini di indagare in questo senso. PERCHE’? PERCHE’ LA POLIZIA DEVE COPRIRE I PADRONI, E LA MAFIA E’ UN ALTRO STRUMENTO DEI PADRONI PER INSTAURARE IL TERRORE PSICOLOGICO E IL LORO DOMINIO DI VIOLENZA ARMATA.

Buttafuoco: un fascista G.A.N.

In vent’anni la polizia non ha mai saputo niente sulla mafia. Lima e Ciancimino (sindaco di Palermo) sono due nomi che vengono fuori solo ora, legati al caso De Mauro e alla mafia dell’edilizia. Ma il fatto che questi due padroni-mafiosi concedessero licenze solo agli altri padroni-mafiosi palermitani stava scritto fino da due anni fa su un libro in vendita in tutte le librerie («Antimafia, occasione mancata»). Il capo della polizia Vicari, si è dato alla lettura e alla fine ha tirato fuori i nomi di Lima e Ciancimino. Ma non vi preoccupate, per loro tutto andrà liscio come in passato, come per Gioia, Mazzara e tutti gli altri. (Mazzara, Un nome «nuovo»: Vicari che certo legge con attenzione il nostro giornale se li appunti, non si sa mai).

Andrà tutto liscio, come è già successo all’ex-ministro Mattarella (Ministro della Mafia, appunto). Quando Mattarella fu processato, ci furono molti che testimoniarono contro di lui, soprattutto contadini. Sapete cosa dissero i giudici? «Queste testimonianze non sono valide: perché fatte da contadini ignoranti, molti dei quali comunisti e quindi non attendibili». E poi a noi il gioco di accuse e querele tra Vicari e Ciancimino sa tanto di lotta tra «cosche» rivali, tra la mafia che il potere lo ha già conquistato e quella che vuole strapparglielo.

Mauro De Mauro voleva sapere troppo. Magari aveva scoperto che il famoso Buttafuoco Antonino si occupava degli affari dei Pignatelli, rappresentanti della GULF in Italia e nemici di Mattei (fino a che non sono riusciti a farlo fuori). Quel Buttafuoco che, sia pure con molte cautele, partecipava alle riunioni dei G.A.N. (Gruppi d’Azione Nazionale) promossi dall’ex repubblichino Mario Tedeschi e che sul settimanale fascista «Il Borghese» del 16 novembre 1969 appare, con nome e cognome, tra i sottoscrittori del famoso «soccorso tricolore», il fondo assistenziale pro squadristi bisognosi.

Cos’è la Mafia?

La mafia è un altra faccia del potere borghese, appena un po’ diversa da quella industriale del Nord Italia, ma sempre controllata dai padroni. La differenza è che se al Nord un operaio che sciopera può finire in galera, al Sud ci pensa la mafia (picchetti di mafiosi alle fabbriche a difendere gli appalti dei padroni, fucilate in faccia, coltellate in pancia).

Lo stato borghese quindi non è «complice» della mafia, è la mafia stessa. La mafia è solo uno dei tanti modi per sfruttare, per avere sempre la pancia piena, per fare i soldi sulla pelle dei poveri, per reprimere i proletari.

La mafia è una delle strutture oppressive dello stato. Da una parte c’è la struttura ufficiale (il poliziotto col manganello, e spesso, con la pistola), dall’altra c’è il mafioso con la lupara, la struttura ufficiosa, nascosta, sotterranea, ma utilissima per i padroni. Certo i padroni ogni tanto litigano tra loro per spartirsi la torta (come nel caso Mattei), ma sostanzialmente trovano sempre il modo poi per mettersi d’accordo, eliminato qualche individuo troppo scomodo, e per continuare a sfruttare.

La mafia sono tanti piccoli padroncini che si occupano di campi diversi (droga, case da gioco, traffico d’armi, speculazione sugli appalti, sull’edilizia, ecc. ecc.), legati ai padroni più grossi e a molti parlamentari e burocrati. Per loro comodità i padroncini mafiosi, come Ciancimino per esempio, hanno alcuni uomini scelti armati. La polizia naturalmente partecipa a questi giochetti. Come il vice  questore Scirè a Roma si occupava personalmente delle bische, cioè dava una mano e chiudeva non uno, ma tutti e due gli occhi, così il commissario di PS Tandoj dava una mano alla mafia nel meridione. Poi, un giorno i mafiosi litigarono tra di loro: Tandoj fece una brutta fine (probabilmente perché non gli bastavano i soldi che prendeva per i suoi intrallazzi) e per un po’ di tempo ci fece pure la figura dell’eroico poliziotto assassinato dai mafiosi. In realtà Tandoj è il tipico esempio di poliziotto morto facendo il suo «dovere», cioè aiutando la mafia e proteggendo, i padroni.

La Commissione Antimafia

Ogni tanto dice che farà scoppiare degli scandali, che farà «sensazionali rivelazioni». Come negli ultimi tempi, dopo che hanno fatto sparire De Mauro e hanno fatto fuori uno di loro in pieno giorno in un ospedale di Palermo. Naturalmente le «rivelazioni» sembrano essere dei miracoli, perché non vengono mai.

Per fare finta di lavorare, qualche volta la polizia prende qualche pesce piccolo, dandolo in pasto alla stampa borghese che lo accusa di tutti i delitti (a parole). Poi ci pensano i giudici a non essere severi.

E’ ormai molto chiaro ora che SE L’ANTIMAFIA NON SERVE A NIENTE, LA MAFIA INVECE SERVE AI PADRONI

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3 Risposte to “Lotta Continua 12 novembre 1970 La Mafia di Stato – Sul “caso De Mauro””

  1. Giornale Lotta Continua « 12 dicembre 1969 – Strage di Stato Says:

    […] Lotta Continua 12 novembre 1970 La Mafia di Stato – Sul “caso De Mauro” […]

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  2. palapina Says:

    si capisce che fin da allora la confusione era tanta ed anche i giornalisti non avevano capito granchè come si può notare pure in questo scritto dove hanno confuso l’Antonino Buttafuoco (commercialista di Palermo, nonchè mio secondo padre che tutto poteva essere tranne che fascista) “erroneamente” implicato nel caso De Mauro con l’omonimo onorevole Buttafuoco di Caltanissetta (mi sembra) militante nelle liste fasciste.
    Per chi volesse chiarirsi meglio le idee può consultare (anche gratuitamente) il mio libro “mio padre Nino Buttafuoco” sul sito “il mio libro.it”…

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    • stragedistato Says:

      grazie per la precisazione. vorrei chiarire che stiamo pubblicando materiali dell’epoca senza entrare – almeno per il momento – nell’analisi dei contenuti. Noi stessi non usciamo bene da certi articoli e commenti, ma questo non ci impedisce di renderli noti affinchè sia reso al meglio il clima di quei tempi, compresa la fretta nel controinformare che spesso portava ad errori anche madornali.

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I commenti sono chiusi.


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