Lotta Continua 18 marzo 1971 Perchè il dott. Cudillo si rifiuta di conoscerlo? Stefano Galatà capo dei volontari del M.S.I. di Catania

Lotta Continua 18 marzo 1971 Stefano Galatà Sul numero scorso abbiamo scritto che era a disposizione del dott. Ernesto Cudillo, giudice istruttore del processo Valpreda, la foto dello squadrista fascista Stefano Galatà, responsabile dei «Volontari del MSI» per Catania e provincia.

Gli avevamo suggerito di chiedercene copia per mostrarla allo studente tedesco Udo Lemke: testimone volontario sugli attentati del 12 dicembre ’69; arrestato un mese dopo la deposizione in seguito alla provvidenziale scoperta, sotto il letto della sua stanza d’albergo, di 10 Kg. d’hascisch (per chi non lo sapesse il nucleo anti-droga dei carabinieri romani è diretto dal capitano Servolini, intimo amico di Giorgio Almirante); condannato senza la minima prova a tre anni di reclusione su richiesta del P.M. Vittorio Occorsio; inviato a Regina Coeli nella stessa cella di Mario Merlino e infine trasferito, nel settembre scorso, alla clinica neuropsichiatrica di Perugia.

Eravamo curiosi di sapere se il Lemke avrebbe riconosciuto nel Galatà il giovane catanese di nome Stefano che 15 giorni prima della strage gli aveva proposto, assieme ad altri tre, di depositare una borsa contenente un ordigno esplosivo in un posto affollato, e da lui rivisto, alcuni minuti dopo l’attentato all’altare della patria, in piazza Venezia a Roma.

Dato che sino ad oggi la foto in questione non ci è stata richiesta; abbiamo deciso di pubblicarla ben sapendo che il dotto Cudillo è un attento e affezionato lettore di Lotta Continua. Cogliamo anzi l’occasione per preannunciargli un articolo sul «suicidio di stato» del colonnello Renzo Rocca, regente S.I.F.A.R. addetto ai contatti tra la Confindustria e le organizzazioni fasciste. Il caso era stato affidato, evidentemente per un disguido burocratico, della Procura della Repubblica, ad un altro magistrato, Ottorino Pesce: dopo due giorni gli è stato tolto d’ufficio e consegnato, per l’archiviazione, al dottor Cudillo. Il protagonista dell’articolo è proprio lui

  

In crisi la politica giudiziara del P.C.I. .

Terracini difenderà Valpreda?

 

Nell’imminenza del processo per gli attentati fascisti alla Fiera di Milano del 25 Aprile ’69, tre degli imputati anarchici – Faccioli, Braschi e Della Savia – hanno improvvisamente revocato i propri difensori, vicini alle posizioni della sinistra extra-parlamentare, e nominato tre avvocati del P.C.I.: Malagugini, Maris e Salinari. Contemporaneamente, a Roma, l’avvocato Guido Calvi – difensore di Pietro Valpreda e dirigente del PSIUP – fa sapere in giro che nel processo per la strage si farà probabilmente affiancare dal presidente del gruppo parlamentare del P.C.I., avvocato Umberto Terracini.

Da molti mesi sono ormai esclusivamente militanti rivoluzionari a subire fermi, arresti, denunce e processi ed è molto imbarazzante, per i revisionisti, spiegare alla classe operaia il perché di un attacco repressivo così massiccio contro quegli stessi elementi che gli editoriali dell’Unità accusano sistematicamente di «collusione con il padronato». A questo si aggiunge il progressivo esautoramento degli avvocati del P.C.I. da processi che offrono sempre meno pretesti per ipocrite e paternalistiche esibizioni di «garantismo democratico» e si trasformano, ogni giorno di più, in occasioni per sputtanare la macchina giudiziaria borghese.

Le preoccupazioni dei revisionisti sono quindi più che giustificate  la manovra in atto a Roma e Milano rientra nel tentativo di assicurarsi la gestione dei due più importanti processi politici dell’anno; tanto più che – specialmente dal processo Valpreda – potrebbero venir fuori particolari imbarazzanti sulle collusioni tra P.C.I. e apparato statale nel coprire i veri responsabili della strage. Meglio quindi cercare di «starci dentro».

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