Perché le spiegazioni di Paride Leporace sulla sua partecipazione al dibattito con Delle Chiaie non mi convincono di Enrico Di Cola

Per leggere lo scritto di Paride Leporace:  http://www.ilquotidianocalabria.it/news/il-quotidiano-della-calabria/353034/Io-al-dibattito-con-Delle-Chiaie–Vi-spiego-perche-ci-sono-andato.html

Caro Paride,

Siamo in tanti, giornalisti o meno, a cercare notizie in archivi spariti o meno, o da testimoni in punto di morte (o in buona salute che sia), ma non tutti pensiamo che dialogare con i mestatori e disinformatori di professione possa essere utile.

Nessuno mette in dubbio che tu, come giornalista possa avere interesse a fare un’intervista a quel lugubre figuro in camicia nera. Ma questo è cosa totalmente differente che il partecipare ad un “dibattito” seduto al suo fianco nello stesso tavolo.

Sapevi da giorni che vi sarebbero state manifestazioni per impedire a quel “signore” di parlare per esaltare il suo “glorioso” passato al servizio di vari assassini, torturatori e dittatori. E quindi non vedo perché ti stupisci e indigni per quello che è successo.

Ovviamente sei liberissimo di fare ciò che ritieni giusto e in cui credi. Mi pare però profondamente ingiusto che per difendere la tua partecipazione all’evento tu sia ricorso a metafore – si fa per dire – che sanno di demonizzazione (ritengo che “oggi l’antifascismo militante una pericolosa guerra in trappola di cui beneficia il Potere” ecc.) coloro i quali volevano esercitare quella stessa tua libertà di espressione, sia pur su posizioni diverse dalla tua. Il loro dissenso verso l’iniziativa, il fatto che tu creda ad una cosa, non vuol dire automaticamente che tutti gli altri abbiano torto!

Dici che volevi rappresentare il tuo punto di vista, e certamente lo hai fatto, ma in quel contesto e con quel tipo di “pubblico” di nostalgici, credi davvero che sia stato sentito o possa aver fatto breccia in alcuno? E soprattutto, credevi davvero che uno scaltro come il famigerato “er caccola” si sarebbe lasciato blandire dalle tue parole e avresti potuto “raccogliere elementi preziosi” e nuovi per le tue “valutazioni e conoscenze”? Se questo è avvenuto non lo hai ancora scritto e quindi aspettiamo che tu ce lo renda noto quanto prima, seppure io mi permetto di dubitarne.

Il mio disagio, la mia frustrazione e rabbia –a fatica repressa – per l’episodio non riguarda la tua persona (ti conosco solo per quello che dici e scrivi. Sono un tuo attento lettore e, almeno fino a ieri, ero anche un tuo estimatore). No, quello che mi colpisce di più è oggettivamente che ti sei prestato, ti sei aggiunto, a quel sempre più nutrito gruppo di persone con un passato di sinistra che vorrebbero “pacificare”( ritiene oggi l’antifascismo militante una pericolosa guerra in trappola di cui beneficia il Potere), far dialogare tra loro (“…credo nella soluzione sudafricana della guerra che combattemmo da punti opposti; chi sa parli e dica tutto) assassini e vittime, torturatori e torturati. No, a tutto questo io non credo, contro tutto questo io mi oppongo. La “soluzione sudafricana” che tu caldeggi, è già in atto da tempo (l’abbraccio – voluto da Napolitano – tra Licia Pinelli con la vedova di Calabresi cioè l’assassino di Pino tanto per citare il caso più famoso), oppure l’apertura di credito alle “rivelazioni” spesso false e allucinanti di un fascista e assassino del calibro di Vincenzo Vinciguerra (vedi la collaborazione tra la fondazione Cipriani e Vincenzo Vinciguerra) oppure il libro di fantascienza politica scritto del magliaro Paolo Cucchiarelli (area PDS-Pd) infarcito di depistaggi provenienti essenzialmente da due fascisti – uno è il solito viscido mentitore Vinciguerra, l’altro un fantomatico Mister X – e il Depistatore per eccellenza (e già condannato per questo suo vizietto): il bugiardo di stato, vicecapo degli Affari Riservati all’epoca dei fatti e inviato fin dal 12 dicembre a Milano per nascondere le piste che portavano al suo padrone e indirizzarle invece contro gli anarchici, al secolo Silvano Russomanno.

I “testimoni” come i Delle Chiaie o i Mario Merlino (vedi sue testimonianze su Valle Giulia o su i suoi rapporti con noi) o fascistucoli simili, non sono altro che gli stessi personaggi che da anni, e soprattutto negli ultimi, sono tra i più impegnati – attraverso scritti e interviste – nella riscrittura della storia del nostro paese. Vorrebbero far credere che siamo tutti uguali e che tutti, in un modo o nell’altro siamo ugualmente colpevoli. Che destra e sinistra si toccavano e confondevano senza difficoltà alcuna. Tutto questo per pulire le loro mani grondanti di sangue innocente e per aiutare l’opera dei loro “nipotini” che cercano ancora oggi di uscire dalle fogne, di provocare e intorpidire gli animi e le menti dei più giovani e dei più indifesi (cacca Puond et similia docet!)

Caro Paride, anche se gli anni passano, le menzogne di questi personaggi non cambiano. Le verità restano le stesse di ieri e così le menzogne.

Finché avrò un filo di energia mi batterò affinché tali personaggi sia sempre smascherati e isolati politicamente e fisicamente da ogni contatto con i compagni in lotta. Non può esservi pacificazione con il nemico, né quello di ieri né quello di oggi, almeno finché la GIUSTIZIA (e non intendo quella dei tribunali borghesi) e la VERITÀ (una volta si diceva quella rivoluzionaria) non avranno trionfato e ogni tipo di oppressione dell’uomo sull’uomo non sia terminata.

Io non dimentico, io non perdono.

Enrico Di Cola

(ex circolo 22 marzo di Roma)

P.S.

Io sono testimone e non proprio in buona forma, ma non ricordo che tu mi abbia cercato per raccogliere le mie memorie. E’forse perché la mia testimonianza non provocherebbe scalpore o interesse da parte dei tuoi colleghi? No scoop, no party?

 

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Una Risposta to “Perché le spiegazioni di Paride Leporace sulla sua partecipazione al dibattito con Delle Chiaie non mi convincono di Enrico Di Cola”

  1. Circolo 22 marzo ieri e oggi « 12 dicembre 1969 – Strage di Stato Says:

    […] Perché le spiegazioni di Paride Leporace sulla sua partecipazione al dibattito con Delle Chiaie non… […]

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