Smentiamo noi. Sul presunto rapporto tra Mander, gli anarchici romani e quei timer così particolari.

Cucchiarelli ovvero come  la verità possa essere manipolata a proprio uso e consumo.

Il segreto di Piazza Fontana pag. 325-6 (seconda edizione)

Tra le migliaia di pagine dell’inchiesta romana, c’è un documento di un solo foglio, datato 5 novembre 1975. Il giudice istruttore del Tribunale di Roma, riferendosi anche a Mander, si rivolgeva al giudice istruttore presso il Tribunale di Catanzaro perché «gli imputati erano stati trovati in possesso di timer Diehl 60/m/n/d a deviazione (venduti in Italia dalla Ditta Gavotti di Milano, via Washington 83)». Era proprio il raro modello di timer usato il 12 dicembre 1969, e il giudice istruttore stesso lo sottolineava.

Il gruppo di Roma aveva gli stessi timer usati a Milano, gli stessi acquistati dagli ordinovisti veneti? Si noti che anni prima, nella ditta di via Washington, aveva lavorato l’anarchico Ivo Della Savia. Nessuno ha mai chiarito o smentito questo presunto rapporto tra Mander, gli anarchici romani e quei timer così particolari. Valpreda e i suoi amici del «22 marzo» erano solo i manovali che avevano posizionato le bombe, o erano coinvolti anche nella loro preparazione?

Non abbiamo ancora trovato il “foglio datato 5 novembre 1975” e quindi su questo particolare “documento” – che Cucchiarelli cita senza darne gli estremi per rintracciarlo – torneremo a tempo debito. Quello che possiamo dire con certezza è che Mander non è mai stato trovato in possesso (l’insinuazione è “riferendosi anche a Mander”) di timer Diehl 60/m/n/d a deviazione, come Mander stesso ha scritto nella sua denuncia penale contro il libro di Cucchiarelli. E quindi il “gruppo di Roma” non è mai stato trovato in possesso di quel particolare timer come il provocatore Cucchiarelli insinua. Se è vero che un giudice istruttore romano (chi di grazia?) così ha scritto ai colleghe di Catanzaro, vuol dire solo che tale giudice ha mentito spudoratamente e/o si è reso servo sciocco di qualche velina dei servizi.

D’altronde la stessa insinuazione che il nostro “giornalista investigativo” rivolge contro Ivo Della Savia è un esempio eclatante di come una notizia vera possa venire trasfigurata al punto di diventare un autentico falso. Vediamo più da vicino come è stata realizzata questa “manipolazione genetica”.

Ivo Della Savia, dal 7 luglio del 1959 al 23 novembre 1960, ha lavorato presso la ditta “Thermostick” Italiana con sede a via Washington numero 105, che fabbricava apparecchiature elettriche di vario tipo. Inoltre, secondo il titolare della società ing. Antonio Marsi, il Della Savia non avrebbe mai messo mani a queste apparecchiature.

Sarebbe dunque interessante sapere dal Cucchiarelli se la Ditta Gavotti (in realtà si chiama G.P.U. Gavotti, ma su questi errori non ci formalizziamo più di tanto) di Milano in via Washington 83 sia la stessa cosa della  Thermostick” Italiana con sede a via Washington numero 105. Due nomi diversi, due indirizzi diversi e…il miracolo dei raddoppi continua!

C’è poi un particolare a cui bisognerebbe porre particolare attenzione: che l’impiego del Della Savia risale al 1960. Forse la matematica (ci si permetta questa insinuazione, ma d’altronde noi lo conosciamo solo come affermato scrittore) non è il forte di Cucchiarelli, ma se Della Savia è nato nel 1945 e questo lavoretto avviene nel 1960, noi possiamo con modestia affermare che Ivo aveva solo 15 anni. E’ vero che gli anarchici sono strani animali, ma che il 15enne Della Savia avesse anche il dono della chiaroveggenza e progettasse di compiere attentati una volta raggiunta la maggiore età ci riesce davvero difficile da credere.

Ma il vero miracolo non sarebbe stato tanto quello della chiaroveggenza di Ivo bensì quello di una ditta elettronica che in 10 anni non modifica i suoi prodotti!

Infatti quel particolare modello di timer usato per la strage di piazza Fontana ha iniziato ad essere prodotto solo nel ‘67 (quindi molti anni dopo che il ragazzo Della Savia aveva terminato il suo lavoro di garzone di bottega) e poi subì  delle  modifiche nei due anni successivi.

Insomma, che Ivo avesse lavorato o meno in quella particolare ditta, non riveste alcun rilievo particolare, ed  il solo nominare questo lavoro per destare sospetti sulla sua persona, e quindi sul nostro gruppo, dimostra il modo disinvolto, vergognoso e provocatorio utilizzato da certi giornalisti per riscrivere la storia al servizio dei potentati di turno.

  P.S.

Stavamo per dimenticare di dire la nostra fonte:

Strage piazza fontana – 6071-95 ATTI PM CONSERVATI IN PROCURA DI MILANO. Faldone (46) XLVI. Parte851

 

RISERVATA Milano 26 febbraio 1970 APPUNTO PER IL DOTT. RUSSOMANNO

 Ivo Della Savia e i presunti timer

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