14 dicembre 1969 Al Procuratore della Repubblica di Milano Lettera-denuncia avvocati contro fermi indiscriminati

Al signor Procuratore della Repubblica di Milano

I sott. Avv.ti Luca Boneschi, Marco Janni, Giuliano Spazzali e Francesco Piscopo, Membri del Comitato di difesa e di lotta contro la repressione, Leopoldo Leon, difensori di fiducia di alcune tra le numerose persone fermate in questi giorni dalla polizia nell’ambito delle indagini preliminari sui gravi fatti accaduti a Milano il 12.12.69

ESPONGONO

L’eccezionale gravità degli avvenimenti, se richiede una sollecita ed accurata indagine, non consente agli inquirenti di trascurare l’osservanza, particolarmente rigorosa, delle procedure stabilite dalla legge per garantire che i cittadini non siano senza ragione sottoposti a restrizione della libertà personale.

In questo infrangente, invece, l’attività della Polizia giudiziaria è palesemente viziata da gravi illegalità.

I fermi eseguiti in massa, con la tecnica dei rastrellamenti (come esattamente dice la stampa) , sono stati effettuati senza che la polizia disponesse di “gravi indizi” contro l’uno o l’altro dei singoli fermati (art. 238 C.P.P.)

E’ ovvio infatti che i “gravi indizi” devono riguardare il fatto su cui si indaga e non possono consistere nell’appartenenza a organizzazioni politiche che gli organi governativi ritengono di definire sovversivi (*).

D’altra parte la Procura ha affermato, il 13 Dicembre, che le persone tradotte in Questura vi erano portate in veste di testimoni.

E allora non si spiegano le camere di sicurezza ne il lungo periodo di privazione della libertà personale protrattasi per molti nelle carceri di S. Vittore anche dopo l’esaurimento degli interrogatori.

Analoghe considerazioni vanno fatte per le perquisizioni che sono state eseguite senza l’esibizione del relativo ordine e senza il rispetto delle formalità prescritte dalla legge, in particolare per quanto riguarda l’assistenza del difensore secondo quanto è dato desumere dalla recentissima sentenza della Corte costituzionale.

Le perquisizioni infine si sono svolte sempre senza la enunciazione degli scopi tanto che gli agenti hanno svolto la loro opera ora appuntando l’attenzione su oggetti, ora su materiale di propaganda, ora su elenchi di nominativi.

Le indagini che la Polizia giudiziaria ha condotto in questi giorni violando apertamente le norme di procedura non divengono legittime per il fatto di ispirarsi ad inammissibili dichiarazioni ufficiali riportate dalla stampa.

Sono inammissibili, infatti, e preoccupanti per il retto orientamento delle indagini, le dichiarazioni del Ministro Restivo secondo cui si sta vagliando rigorosamente “la posizione di persone indiziate” (Sic!) per la loro adesione a gruppi o associazioni, pure protette dalla legge, alle quali, per calcolo politico, può attribuirsi a priori una istituzionale attività criminosa al di fuori di qualunque accertamento giudiziario. Del pari è inammissibile e preoccupante che lo stesso ministro offra una cauzione di legalità alle numerose perquisizioni illegali che sono compiute dichiarando che si perquisiscano locali appartenenti a gruppi o associazioni “cui risultano far capo elementi di provata pericolosità per l’ordine pubblico”.

Ciò premesso i sottoscritti difensori chiedono conseguentemente che la S.V. voglia:

1) ordinare l’immediata liberazione di tutte le persone illegalmente private della libertà personale;

2) Aprire una inchiesta rigorosa sulla condotta degli organi di polizia giudiziaria.

 (seguono firme avvocati)

(*) Né risulta data immediata comunicazione alla Procura della Repubblica dei fermi eseguiti (art. 238 cpp) ed ancora meno è stata fatta effettuare l’immediata nomina dei difensori, i quali comunque non sono stati immediatamente avvisati.  Postilla approvata. Chiuso il 14 XII 1969 ad ore 24.

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