7 febbraio 1970 Testimonianza dell’avvocato Luigi Mariani su suoi rapporti con Pietro Valpreda (sua venuta a Milano per “testimoniare”)

Processo Verbale di esame di testimonio senza giuramento

Avanti il dott.: Giudice Istruttore Ernesto Cudillo e con l’intervento del P.M. dott. Vittorio Occorsio

E’ comparso il Dr. Procuratore Luigi Mariani

ADR. Verso la fine del novembre primi di dicembre del 1969 venni incaricato dall’Avv. Luca Boneschi, nel cui studio collaboro, anzi preciso l’Avv. Boneschi mi chiese se volevo occuparmi della difesa penale di un certo Valpreda, imputato di stampa clandestina ed offesa al Pontefice. Io aderii; dopo qualche giorno il Valpreda da Roma telefonò allo studio ed io gli feci presente che l’avrei assistito nel suddetto procedimento se mi avesse conferito regolare mandato mediante lettera raccomandata da inviare al Dr. Amati. Ancora successivamente ebbi un colloquio con i familiari del Valpreda e precisamente con la sorella; io risposi che per il momento nulla sapevo anche perché al consiglio dell’ordine non era ancora pervenuta notizia della mia nomina. Il sei dicembre scorso mi telefonò nuovamente la sorella del Valpreda facendomi presente che era pervenuta alla zia un avviso di comparizione per il giorno 9 dicembre e aggiunse che era difficile rintracciare il fratello a Roma prima di lunedì in quanto il recapito telefonico era presso una certa palestra “LABICI” che frequentava non nei giorni festivi. Dissi alla sorella che il lunedì, anzi il martedì successivo mi sarei recato io dal Cons. Amati a fargli presente la situazione e la invitai nello stesso tempo a lasciarmi in portineria l’avviso di convocazione cosa che fu fatta. Mi resi conto che si trattava di una citazione come testimone. La cosa mi lasciò un po’ stupito perché sapevo che la posizione era quella di imputato ma non di testimone; ne parlai con l’Avv. Boneschi e anche questi non seppe darmi una risposta. Il nove dicembre io e l’Avv. Boneschi ci recammo insieme dal Cons. Amati, avvertimmo il Dr. Amati che il Valpreda si trovava a Roma e non era stato possibile tempestivamente informarlo e quindi sarebbe stata necessaria una nuova convocazione. Il Cons. Istruttore ci fece presente che anche senza la formalità di una nuova convocazione, il Valpreda si sarebbe potuto presentare al più presto possibile ed egli lo avrebbe ugualmente sentito. Verso le ore 12 dello stesso giorno (9 dicembre) ebbi a ricevere in studio una telefonata del Valpreda da Roma, il quale aveva saputo penso da un familiare la notizia della convocazione per lo stesso 9 dicembre. Io lo informai del mio colloquio con il Cons. Amati in modo dettagliato facendogli presente che il Dr. Amati non avrebbe rinnovato l’avviso di convocazione, ma che lo attendeva a Milano per sentirlo come testimone al più presto possibile. Il Valpreda mi rispose: Avvocato in settimana sarò sicuramente a Milano nel suo studio, al più tardi al sabato.

Il venerdì 12 dicembre verso mezzogiorno il Valpreda si presentò allo studio ed in quella occasione lo conobbi per la prima volta.

Il Valpreda indossava: un maglione girocollo di color beige, un giubbotto di pelle o finta pelle color marrone con chiusura lampo trasversale, un cappotto tipo militare, anzi più che un cappotto un tre quarti tipo militare con cappuccio di colore verde scuro, verde oliva, inoltre indossava dei pantaloni scuri.

A proposito di vestiario faccio presente che; qualche tempo dopo l’arresto del Valpreda mi fu recapitato nello studio un pacco contenente cibo (dolciumi ed altro) e capi di vestiario (tra cui se ben ricordo lo stesso paia di pantaloni che indossava il 12 dicembre quando venne al mio studio). Io consegnai il pacco e L.30.000 (trentamila) al Carcere di Regina Coeli secondo quanto mi era stato richiesto dai familiari. In quella occasione venni accompagnato dall’Avv. Boneschi e dall’Avv. Fenghi. Prima di andare al carcere avevamo avuto un colloquio informativo con l’Avv. Calvi.

Nel mio studio il 12 dicembre il Valpreda mi informò che il 19 novembre era stato fermato per qualche ora dalla Questura di Roma in occasione dello sciopero generale e che per una rissa sempre la sera dello stesso giorno era stato tratto in arresto.

Il Valpreda mi chiarì che in realtà lui era stato costretto a difendersi da una aggressione e che alcune guardie presenti erano intervenute con ritardo arrestando soltanto lui e i suoi amici. Il Valpreda mi diceva che le guardie erano intervenute solo successivamente quando gli aggressori si erano allontanati.

Il Valpreda mi chiese se c’era pericolo di essere arrestato per la causa di Milano in relazione sia ad una precedente condanna per rapina sia in relazione alla suddetta rissa; io lo rassicurai dicendogli che per quei reati di stampa non correva rischio di essere arrestato. Ci accordammo per recarci l’indomani mattina alle ore 10 dal Giudice Amati e prendemmo appuntamento nello studio. Uscimmo assieme dallo studio alle ore 13,10 circa, ci trattenemmo ancora un po’ a parlare e ci recammo a prelevare le nostre rispettive macchine posteggiate in Via Freguglia. Ci salutammo verso le ore 13,20 – 13,25.

Debbo precisare che nel corso del colloquio il Valpreda batteva i denti ed io gli chiesi cosa avesse e lui mi rispose debbo avere la febbre e sono molto stanco del viaggio fatto in macchina di notte.

Ho rivisto sabato alle ore 10 il Valpreda presso lo studio. Parlammo dell’attentato ed il Valpreda mi disse che secondo lui si trattava di un’azione dei fascisti compiuta da un killer e manifestò la sua indignazione per l’accaduto. Manifestò le sue preoccupazioni in quanto mi disse che temeva di essere fermato anche lui di dover suo malgrado tornare nuovamente in carcere da cui era uscito da pochi giorni. Gli consigliai che in ogni caso era meglio presentarsi perché fuggendo si complicavano le cose perché avrebbe potuto far pensare a qualche cosa che in realtà non esisteva. Dopo questo mio consiglio che il Valpreda accettò, andammo al Tribunale e ci recammo dal Giudice Amati. Il Consigliere non era in Ufficio: ci fermammo in anticamera e parlammo con un addetto all’anticamera del Consigliere; gli feci presente che Pietro Valpreda era venuto, anzi si era presentato accompagnato dal sottoscritto per essere sentito. La predetta persona su mia richiesta e sotto mia dettatura scrisse un appunto da consegnare al Dr. Amati, nel quale tra l’altro si precisava che Pietro Valpreda sarebbe ritornato il lunedì successivo alle ore 9 (nove).

Ciò è avvenuto tra le ore 10 e le ore 11. Subito dopo ci siamo salutati sulle scalinate interne del palazzo di giustizia rimanendo d’accordo che ci saremmo visti in istudio alle ore 9 del successivo lunedì. Il Valpreda ritornò su i suoi passi e mi chiese consiglio su come doveva comportarsi con il magistrato romano che curava l’istruttoria per la rissa in quanto era sua intenzione restare a Milano. Gli consigliai di scrivere due righe al magistrato manifestandogli tale sua intenzione e di dargli il recapito a Milano. Non ho avuto altri contatti con il Valpreda sino al lunedì successivo alle ore 9 quando si presentò al mio studio. Il Valpreda mi manifestò nuovamente delle sue preoccupazioni circa l’opportunità di presentarsi al palazzo di giustizia temendo di essere arrestato anche perché aveva saputo che parecchie persone tra cui alcuni suoi amici erano stati fermati.

Io lo consigliai nuovamente a presentarsi. Il Valpreda in questa occasione era in compagnia di una donna anziana che seppi trattarsi della nonna Olimpia. Noi tre in compagnia dell’Avv. Boneschi che doveva trattare delle cause civili andammo in Tribunale. Qui arrivati presentai il Valpreda all’addetto all’anticamera del Consigliere e mi allontanai dovendo sbrigare alcune pratiche; la nonna invece si sedette nel corridoio in attesa del nipote. Tornai un paio di volte a vedere se il Valpreda era uscito, ma la nonna dal corridoio mi faceva un segno negativo. Tornai una terza volta circa alle ore 11 e la nonna mi corse incontro e mi disse che il nipote appena uscito nel corridoio dopo di essere stato sentito dal Dr. Amati, era stato preso da due persone per le ascelle e condotto verso i piani superiori del palazzo di giustizia. Scesi immediatamente in un bar telefonai allo Avv. Boneschi informandolo dell’accaduto. L’Avv. Boneschi mi raggiunse dallo studio e cercammo a lungo dove era stato portato il Valpreda. Facemmo le ricerche presso tutti gli uffici del palazzo di giustizia e non riuscimmo a sapere nulla. Nel pomeriggio verso le ore 17 telefonai all’Ufficio Politico della Questura di Milano e mi fu risposto da un funzionario che nessuna persona rispondente al nome di Pietro Valpreda era stata da loro fermata. Il giorno successivo, nella mattinata, presentai un esposto alla Procura della Repubblica perché mettesse in luce il suddetto episodio. Solo dalla stampa appresi dell’avvenuto arresto del Valpreda. Preciso che nel pomeriggio del lunedì 15 dicembre ebbi a ricevere una telefonata da parte della zia del Valpreda la quale mi raccomandò di seguire la vicenda del nipote e che tutta la famiglia si raccomandava a me per assistenza. Il giorno 16 o 17 ricevetti una telefonata dalla zia la quale mi disse che nel corso della perquisizione domiciliare avvenuta in Via Orsini uno dei sott’ufficiali o agenti gli aveva detto che avrebbe potuto vedere il nipote in Questura. Io accompagnai la signora Torri all’Ufficio politico ma non trovammo nessun funzionario e nessuno ci diede notizie sul conto del Valpreda.

L.C.S.

(il documento originale) 7 febbraio 1970 Cudillo – Luigi Mariani (avv Pietro e testimone)

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