22 dicembre 1970 Rapporto del Prefetto Mazza al Ministero dell’Interno su Situazione dell’ordine pubblico – Formazioni estremiste extraparlamentari.

PREFETTURA DI MILANO

Prot. N. 4.3/11763 Div. Gab.

Milano 22 dicembre 1970

All’On.le Ministero dell’Interno

– Gabinetto –

ROMA

 

OGGETTO: Situazione dell’ordine pubblico Formazioni estremiste extraparlamentari.

 

I disordini verificatisi sabato 12 dicembre u.s. in questa città con luttuose, se pure accidentali, conseguenze, sono da considerare i prodromi di altri eventi ben più gravi e deprecabili che possono ancora verificarsi in conseguenza del progressivo rafforzamento e proliferazione delle formazioni estremiste extra-parlamentari di ispirazione “maoista” (Movimento studentesco, Lotta Continua, Avanguardia Operaia, ecc.) nonché dei movimenti anarchici e di quelli di estrema destra. Tutti questi movimenti, che hanno la loro “centrale” a Milano, nonostante differenziazioni sul piano ideologico e nella metodologia di intervento, sono prettamente rivoluzionari, propugnano “la lotta al sistema” e si prefiggono di sovvertire le istituzioni democratiche, consacrate dalla Carta Costituzionale, attraverso la violenza organizzata.

Gli appartenenti a tali formazioni, che sino a qualche anno fa erano poche migliaia, ammontano oggi a circa ventimila unità, svolgono fanatica ed intensa opera di propaganda e proselitismo sia nell’ambiente studentesco che in quello operaio, facendo leva sulle frange maggiormente portate all’oltranzismo. Si rileva quindi con frequenza sempre maggiore l’organizzazione di riunioni e cortei, i quali sono spesso l’occasione per turbare profondamente la vita della città, compiere atti vandalici con gravi danni a proprietà pubbliche e private, limitare la libertà dei cittadini, usar loro violenza, vilipendere e dileggiare i pubblici poteri centrali e locali con ingiurie volgari ed accuse cervellotiche.

I reparti di Polizia (guardie di P.S. e Carabinieri) sono oggetto di aggressioni condotte con estrema violenza, a testimoniare la irriducibile avversione verso ogni potere statale. Anche quando i reparti non vengono aggrediti direttamente, gli scontri diventano egualmente inevitabili essendo la Polizia costretta ad intervenire per rimuovere barricate, impedire il ribaltamento di auto in sosta, il danneggiamento di negozi, ecc.

Il fine dichiarato è quello di dimostrare che “la sola presenza” della Polizia è lesiva della libertà di espressione e riunione, costituisce provocazione ed è causa di incidenti.

Questi estremisti dispongono di organizzazione, equipaggiamento ed armamento che può qualificarsi para-militare: servizio medico, collegamento radio fra i vari gruppi, servizio intercettazione delle comunicazioni radio della Polizia, elmetti, barre di ferro, fionde per lancio di sfere di acciaio, tascapane con «bottiglie Molotov», selci, mattoni, bastoni, ecc.

La stragrande maggioranza della popolazione, anche se si astiene dal reagire o dal manifestare clamorosamente la propria riprovazione, è esasperata per le continue e scomposte manifestazioni, i disordini, i blocchi stradali, le intimidazioni, il dilagare della violenza nelle università, scuole, uffici aziendali e fabbriche. Le categorie più responsabili e qualificate inoltre sono profondamente preoccupate per il rallentamento dell’attività produttiva, i guasti che ne derivano all’economia generale ed il conseguente ritardo nell’attuazione delle riforme destinate al rinnovamento sociale e civile della nostra società.

La gente assiste, sbigottita e sgomenta, alle esplosioni di odio forsennato contro ogni legittima autorità, nel nome di una malintesa libertà che degenerando in licenza, arbitrio e sopraffazione, porta fatalmente al caos ed all’anarchia, fattori che costituiscono il presupposto, puntualmente confermato dalla storia, di soluzioni autoritarie che farebbero tramontare ogni speranza di autentica democrazia.

Questi elementi facinorosi vengono, d’altra parte, incoraggiati e resi più audaci dalla certezza dell’impunità. Anche un comportamento di cauta e prudente fermezza non è sopportato e viene qualificato dalla dilagante demagogia come “repressione”, “provocazione e sopraffazione poliziesca”, “attentato alle libertà costituzionali”, “fascismo”, mentre i fermati per reati commessi durante le manifestazioni sediziose vengono rapidamente scarcerati e le denunce rimangono accantonate in attesa della immancabile amnistia.

È comprensibile pertanto che questi “sabotatori della democrazia” esercitano una grande forza di richiamo su schiere sempre più numerose di giovani immaturi o scriteriati.

Per arginare questa situazione drammatica, prima che diventi sempre più difficile, non c’è che il ritorno alla lettera e allo spirito della Costituzione repubblicana.

Non è da dubitare che ci si trovi di fronte ad associazioni che perseguono finalità eversive elevando la violenza a sistema di lotta.

Si tratta quindi di forme associative che contrastano con l’art. 49 della Costituzione in quanto perseguono le proprie finalità “con metodi antidemocratici” e, cioè, ispirandosi nei programmi e nella azione (anche propagandistica) alla violenza e sono quindi in grado di compromettere il regolare funzionamento del sistema democratico.

In uno Stato di libertà, quale quello previsto dalla nostra Costituzione, è consentita l’attività di associazioni che si propongono il mutamento degli ordinamenti politici esistenti, purché questi propositi siano perseguiti mediante il libero dibattito e senza il ricorso, diretto o indiretto, alla violenza (Corte Costituzionale Sent.n. 114 del 1967).

Ma l’illiceità di questi movimenti risulta anche dalla loro particolare “struttura organizzativa di carattere paramilitare”, nonché dalla modalità di impiego e dell’equipaggiamento dei gruppi d’azione che contrastano col divieto dell’art. 18 della Costituzione (v. anche D.L. 14.2.1948, n. 43).

Se, per mancanza di una legge ordinaria che determini la procedura e gli organi competenti a reprimere l’attività, non è possibile procedere allo scioglimento di tali gruppi in via amministrativa (come invece è ormai possibile in Francia), occorrerebbe quanto meno vietare che i reparti organizzati intervengono alle dimostrazioni in assetto da “guerriglia cittadina”, non esitando ad assicurare il rispetto del divieto con la coazione diretta.

L’attuazione di siffatto indirizzo, per le implicazioni che ne possono derivare, attiene ovviamente ad una scelta di politica generale, per cui si ritiene di sottoporre la questione a codesto On.le Ministero per le conseguenti determinazioni da adottare in sede governativa, non senza far rilevare che il nostro ordinamento offre una base sufficiente per condurre sino in fondo con fermezza e decisione una azione di tal genere.

Invero, non solo il T.U. di P.S. (art. 19), ma la stessa Costituzione (art. 17 cit.), stabilisce il divieto di portare armi alle pubbliche riunioni, e nel concetto di arma possono ricomprendersi non solo quelle da sparo e tutte le altre la cui destinazione naturale è l’offesa della persona (art. 30 T.U.P.S. 18.6.1931, n. 773, ma anche gli esplosivi, le mazze, i bastoni, gli sfollagente, ecc. (art. 42 T.U.P.S. cit. art. 585 2° comma, n. 2 c.P.)

Pertanto, nel rispetto e nei limiti fissati dalla legge, dovrebbe essere respinto con rigore ogni accentuazione dell’oltranzisrno, che si risolve nel tentativo di gruppi o di categorie particolari di imporsi – al di fuori della regola democratica e del quadro costituzionale – all’intera società nazionale.

Qualora non si utilizzassero tutti gli strumenti normativi ed operativi esistenti per circoscrivere, finché possibile, queste forme di estremismo frenetico ed irresponsabile, si potrebbe correre il rischio di assistere passivamente alla fine delle libere istituzioni democratiche della nostra Patria.

 

Il Prefetto

Mazza

Advertisements

Tag: , , , ,


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: