1971 12 4 Umanità Nova – Un processo che fa paura ai complici del sistema. Falsi della questura di Roma

 1971 12 4 Umanità Nova - Un processo che fa paura ai complici del sistema. Falsi della questura di Roma (Di Cola)

 

 

Lacune, caos, collusioni, menzogne, infamie dell’inchiesta sulla strage di stato

Falsi della questura di Roma

Alla pubblicazione sul precedente numero di Umanità Nova della lettera del compagno Enrico Di Cola, la questura di Roma ha reagito con una velocità inusitata, ed a poche ore di distanza diramava un comunicato di smentita. Evidentemente l’argomento degli anarchici, sospettati pochi attimi dopo la strage di Stato, comincia a bruciare e, pur di salvare la faccia, questori e funzionari vari si vedono costretti a ricorrere con sempre maggior frequenza al falso, ed ha poca importanza se nelle vesti di pubblici ufficiali o di semplici e meschini conferenzieri occupati a scaricare le proprie responsabilità.

Il comunicato diramato dalla questura romana si permette di affermare: «Di Cola è stato fermato nella notte del 12 dicembre 1969 quando ancora non vi era alcun sospetto che Pietro Valpreda fosse responsabile della strage di Milano. I sospetti nacquero la sera di domenica 14 dicembre. Furono inoltre i carabinieri ad occuparsi del Di Cola e nel suo interrogatorio i carabinieri, che fino a quel momento ignoravano l’esistenza di Valpreda, non avrebbero potuto fare minacce a Di Cola per costringerlo a favorire l’incriminazione di Valpreda». Fino a qui la frettolosa ed impudente dichiarazione della questura romana per cercare di arginare le conseguenze delle denuncie che ormai si rovesciano a valanga contro le vergognose complicità a tutti i livelli con i responsabili materiali ed i mandanti della strage di Stato.

Le smentite a tale frettolosa dichiarazione sono state rilasciate dagli stessi inquirenti durante i giorni nei quali promozioni, telegrammi ed encomi solenni si riversavano a carrellate sulla «brillante polizia italiana». Il 7 aprile 1970, il nucleo investigativo dei carabinieri di Roma comunicava al magistrato Vittorio Occorsio: «Nella supposizione che le esplosioni erano da attribuire ad elementi di tendenza anarchica o quanto meno ad elementi appartenenti alle correnti politiche extra-parlamentari di tendenza estremista, le indagini venivano orientate in tal senso».

Da questa comunicazione, si viene quindi a sapere che «…le indagini vennero orientate in tale senso», subito dopo lo scoppio delle bombe di Stato. E’ superfluo ricordare che «le indagini orientate in tale senso», fecero di Valpreda l’accusato di Stato.

Il responsabile dell’ufficio stampa della questura di Roma, prima di rilasciare dichiarazioni sballate e spudoratamente false su ciò che i carabinieri sapevano o non sapevano, farebbe bene a leggersi gli atti del processo istruttorio per la strage di Stato.

A Milano il 16 dicembre 1969, l’ex questore Marcello Guida dichiarava: «E’ stata la questura di Roma a suggerire di cercare il Valpreda. Ci siamo quindi messi sulle sue tracce e per tutta la notte di domenica (dal 13 al 14) lo abbiamo cercato dove era solito bazzicare. Poi si è saputo che il mattino successivo doveva presentarsi in tribunale dal giudice istruttore Amati». La dichiarazione di Guida è precisa. «Ufficialmente» la questura di Milano venne informata dei sospetti su Valpreda dalla questura di Roma, il 13 dicembre e non il 14.

Quasi contemporaneamente a Roma il questore Parlato alla domanda di un giornalista «altri indiziati hanno fatto il nome di Valpreda?», rispondeva: «Può darsi. Comunque noi sapevamo già che Valpreda aveva la coscienza sporca. Gli abbiamo fatto il vestito addosso, ora mancano le rifiniture».

Il vice questore Provenza aggiungeva: «La sera del 12 dicembre, ho pensato a Valpreda come al responsabile della strage».

Tali dichiarazioni vennero riportate da tutta la stampa nazionale. Al cumulo delle dichiarazioni rilasciate dai funzionari ad alto livello, debbono poi aggiungersi le affermazioni dell’ex commissario aggiunto Luigi Calabresi il quale, due ore dopo lo scoppio della bomba di Milano, sapeva già che Valpreda era il dinamitardo.

Ogni commento all’impudente comunicato della questura romana è pertanto superfluo, e sarebbe opportuno che il ministro interessato intervenisse per proibire ai suoi dipendenti di dire fregnacce che si ritorcono, come un boomerang, su coloro che le pronunciano. Il processo per la strage di Stato si farà, e non con Valpreda come accusato, ma con i vari Allegra, Provenza e Calabresi sul banco degli imputati.

Se questi signori insistono nel voler parlare a sproposito, noi siamo dell’idea che farebbero meglio a risparmiare il loro fiato per tale occasione. Ne avranno bisogno.

 

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Una Risposta to “1971 12 4 Umanità Nova – Un processo che fa paura ai complici del sistema. Falsi della questura di Roma”

  1. sergiofalcone Says:

    L’ha ribloggato su sergiofalcone.

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