1971 12 25 Umanità Nova – I compagni non dimenticano. A Milano l’anniversario dell’assassinio di Pinelli

1971 12 25 Umanità Nova - I compagni non dimenticano

 

Milano, 15 dicembre, la città è semiparalizzata da un enorme spiegamento di polizia. C’è aria di stato d’assedio, ovunque si parla dei diecimila agenti convogliati da varie località nei giorni scorsi ed ammassati nelle caserme milanesi.

Fin dalle prime ore del pomeriggio tutta la zona circostante la questura è presidiata da uomini in assetto di guerra, ogni incrocio è sorvegliato da robuste pattuglie collegate da una fitta rete di radiotelegrafisti in divisa ed in borghese che trasmettono ininterrottamente notizie ed impressioni. Abbiamo personalmente sentito trasmettere, con voci concitate, frasi come queste: «Eccoli! Vengono dalla Statale. Sono molti ma a gruppi, sembrano pacifici!».

Effettivamente provengono dall’università dove, nell’aula magna letteralmente gremita, quelli che erano riusciti ad entrare avevano assistito alla proiezione di alcuni filmati sulla vicenda Pinelli. Vengono in gruppi di 20 o 30, da tutte le strade verso via Fatebenefratelli; seri, pensierosi ma decisi. Solo alcuni hanno un garofano rosso in mano, altri hanno dovuto, in mancanza di garofani, ripiegare su fiori diversi e di qualsiasi colore, molti non hanno trovato un fiore.

I primi gruppi che raggiungono la questura si assiepano intorno all’ampio, massiccio portone ed in silenzio gettano i loro fiori che cadono sulle teste, sulle facce dei poliziotti in borghese che rigidi, pallidi e nervosi ostruiscono l’accesso.

Sempre in silenzio, i gruppi che sopraggiungono si sostituiscono ai primi davanti al portone e gettano i loro fiori. Più di mezz’ora dura l’avvicendarsi dei gruppi, mezz’ora di tensione estrema aggravata dal provocatorio, martellante scattare di centinaia di flash dalle finestre della questura.

Poi un gruppo, seguito subito da tutti, ha intonato la «ballata di Pinelli» alla quale è seguito qualche attimo di silenzio rotto poi dall’esplosione di un urlo, unico, assordante, rabbioso, ritmato per diversi minuti: «Assassini! Assassini!» e poi ancora «Vendetta per Pinelli – Giustizia per Valpreda» – «Calabresi assassino!».

Nessuno dei funzionari incriminati della squadra politica ha osato farsi vivo. Era presente lo immancabile vice questore Vittoria ed il commissario Zagari, notati tra la folla molti giovani agenti in borghese disorientati e mai visti in città, evidentemente si tratta di nuovi arrivati.

La foto che pubblichiamo, presa all’inizio della manifestazione, presenta uno scorcio della stessa vista dall’interno del portone della questura. Inutile dire che, come il solito, un tale «permesso» è stato riservato ai giornalisti del «Corriere della Sera». Ed è altrettanto inutile dire che il giorno dopo la stampa benpensante ha parlato di qualche centinaio di anarchici.

La stessa stampa, del resto, risulta da qualche tempo impegnata nel minimizzare ogni manifestazione di piazza ed in occasione dell’ultima manifestazione studentesca a Roma di sabato 18 corrente, che ha avuto la partecipazione di almeno diecimila giovani, ha parlato di mille o duemila manifestanti.

La repressione si serve anche così.

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