1972 02 12 Umanità Nova – Frenesie giudiziarie contro il nostro giornale

1972 02 12 Umanità Nova - Frenesie giudiziarie contro il nostro giornale

 

Stando al significato che può avere un certo via vai di ufficiali giudiziari carichi di avvisi di comparizione, sembrerebbe che una delle tante autorità dello Stato od addirittura tutte insieme (polizia, carabinieri, magistrati ecc.) improvvisamente abbiano deciso di negarci la libertà di stampa, di critica, di opinione, di informazione.

Tutto questo perchè dei solerti funzionari, stipendiati anche con i soldini che l’erario ci rapina su ogni sudata lira, dovendo pur far qualcosa per guadagnarsi la pagnotta e la sospirata promozione, si sono messi a leggere accanitamente questo settimanale anarchico ed hanno scoperto inorriditi che osiamo escogitare e pubblicare ogni 10 e 12 righe una notizia «falsa e tendenziosa…». La «dritta» per le indagini, di solito, è qualche «soffiata» di confidenti spie e canaglie prezzolate.

Nel nostro caso diversi luridi fogli fascisti da tempo hanno preso a cuore la faccenda, denunciando con accenti feroci l’inerzia delle autorità di fronte al cumulo di reati che settimanalmente collezioniamo nelle nostre pagine. Il lurido quotidiano del massacratore e torturatore onorevole Almirante giunse, un mese fa, a ripubblicare quasi intieramente, foto compresa, una nostra pagina ed elencare, scandalizzatissimo, una lunga serie di violazioni del codice fascista, incitando le autorità a procedere nei nostri confronti. Un altro fogliaccio di Napoli (tanto per citarne più di uno) fiancheggiatore dei reazionari fascisti, nel suo numero del 30 gennaio scorso, dedica una trentina di righe angosciate per il nostro antimilitarismo ed antistatalismo sovversivo e lancia la sua incitazione alle forze della repressione: «Alle corte: perchè si consente a “Umanità Nova” di pubblicare…»

Noi sappiamo che la libertà di stampa, come ogni libertà sotto qualsiasi Stato, è conculcata da leggi assurde e liberticide. Sappiamo che la verità è una potente arma rivoluzionaria e che la menzogna è lo strumento più efficace di ogni autorità, di ogni dispotismo. Ma non siamo disposti a tollerare senza reagire che la repressione tenti di strangolare la nostra voce prevaricando le stesse leggi fasciste che consentono, sia pur limitatamente, il diritto di informazione.

Non sappiamo ancora con esattezza quanti e quali siano i capi di imputazione, sembra però che riguardino i due documenti inviati a noi ed a tutte le autorità interessate della Repubblica italiana dal compagno Enrico Di Cola che, nel momento in cui scriviamo, secondo quanto dichiara il suo avvocato, non sarebbe stato convocato in giudizio.

Risulterebbe invece che, oltre al responsabile legale del nostro giornale, è stato «incriminato» anche Di Cola senza però essergli stata inviata alcuna notifica in quanto «irreperibile». Un tale procedimento nei riguardi di un «imputato » che compie volontariamente e pubblicamente una serie di reati e ne informa immediatamente l’ambasciata italiana, la procura della repubblica di Roma e Milano, nonché le più alte autorità del paese in cui risiede con la scopo dichiarato di ottenere che la magistratura italiana ordini la sua estradizione, è assurdo e ridicolo oltre che arbitrario ed illegale.

Abbiamo pubblicato, per dovere di informazione, documenti inviati dall’interessato ad agenzie di stampa, ad organismi dello Stato italiano e svedese, documenti in cui si chiedeva esplicitamente alla magistratura italiana di procedere a termine di legge.

Siamo certi di aver fatto il nostro dovere che, come rivoluzionari, è quello di perseguire a tutti i costi la verità. Facciano altrettanto i nostri accusatori: raccolgano la sfida del compagno Di Cola e chiedano la sua estradizione al governo svedese.

Noi intanto, memori di quanto scrivemmo su «Umanità Nova» del 4 dicembre scorso: «Il processo per la strage di Stato si farà… ma con i vari Allegra e Calabresi sul banco degli imputati», come prima risposta e per dimostrare che i falsificatori vanno ricercati tra chi ordisce le trame per puntellare il potere, pubblichiamo in questo stesso numero del giornale un documento che è agli atti del processo per la strage e che costituisce un clamoroso «falso in atto pubblico», commesso scientemente per danneggiare un innocente.

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