1972 03 4 Umanità Nova – Occorsio sotto accusa. Il sistema senza veli

1972 03 4 Umanità Nova – Occorsio sotto accusa. Il sistema senza veli

 

 

Seguiamo giornalmente, come incaricati di Umanità Nova, dal settore riservato alla stampa, il processo per la strage di Stato.

E’ inutile, almeno per queste udienze preliminari, dilungarci nella cronaca spicciola dei primi scontri verbali tra la pubblica accusa, difesa e la parte civile. Quello che ci interessa è invece denunciare il clima in cui si sta svolgendo il processo, la enormità dell’apparato che il sistema ha messo in atto per difendersi da questa pericolosa «aggressione» alla sua credibilità ed alla sua sicurezza.

Andare ad assistere al processo è in questo momento importantissimo per tutti, anche per coloro che credono nella giustizia di questo strano Stato di diritto che si richiama ad una costituzione per definizione democratica e si impone con leggi di pretta marca fascista. E’ l’occasione buona per vedere un po’ al disotto della classica benda, il vero volto di questa «imparziale giustizia».

Già intorno al palazzo di giustizia si comincia a respirare il clima di pesante intimidazione che si ritrova all’interno dell’aula: migliaia di celerini e carabinieri schierati in plotoni, camions e gipponi, autoidranti circondano il nuovo «palazzaccio», massicci i posti di blocco ad ogni ingresso.

All’entrata due file di transenne circondate da celerini in assetto di guerra, da una parte viene ammassato il pubblico, dall’altra passa la stampa e gli avvocati; quelli che vogliono assistere al processo vengono divisi in piccoli gruppi all’interno delle transenne, separati tra loro da una fila di poliziotti e fatti entrare un gruppo alla volta all’interno dell’edificio. Qui vengono controllati uno per uno, fatti passare attraverso il «metal detector», ispezionati ed a volte perquisiti da capo a piedi con cipiglio inquisitoriale.

All’interno del ristretto spazio destinato al pubblico e isolato nel fondo dell’aula, sono già presenti fin dalle prime ore del mattino diversi carabinieri in divisa e almeno una decina di poliziotti in borghese, che forse vorrebbero mescolarsi al pubblico ma sono talmente evidenti che non c’è pericolo di confusioni.

L’aula potrebbe facilmente essere cambiata per una piazzaforte circondata com’è in tutto il suo perimetro da sbirri varii. Molti siedono innocentemente negli spazi riservati alla stampa. Un’altra fila di carabinieri isola il banco degli imputati dal resto dell’aula. Per contorno folcloristico due pennuti carabinieri proteggono le spalle del giudice Falco. Ma è proprio quest’ultimo che instaurato questo clima, con le sue continue minacce di far sgomberare l’aula ad ogni minima mossa del già scarso pubblico e i suoi continui richiami agli avvocati a seguire certe norme «tecnico-giuridiche» e non scendere nelle analisi politiche.

Proprio questo clima di continua tensione che regna nell’aula è il più adatto a far scoppiare incidenti.

Già diverse volte alcuni compagni sono stati cacciati via in malo modo dall’angusto recinto riservato al pubblico dopo essere stati identificati dalla polizia, per aver espresso la loro convinzione dell’innocenza dei compagni imputati e della colpevolezza dell’apparato del sistema.

Il modo in cui i giudici hanno iniziato e pare vogliano portare avanti il processo è estremamente provocatorio.

I difensori della «parte civile», delle famiglie delle vittime e delle banche cioè, malgrado le ipocrite affermazioni di voler contribuire alla ricerca della verità, con le loro posizioni, con le loro battute, oltre a frenare e rallentare la procedura, assolvono funzioni provocatorie. L’avv. Biondi: «se volete la rissa noi siamo pronti…»; e l’avv. Ascari, alludendo al pubblico:«Gli applausi della gentaglia sono una cosa molto infamante…». Coraggiosissimo, quest’ultima frase l’ha detta naturalmente in latino per non farsi capire dalla «gentaglia».

E poi c’è il dottor Vittorio Occorsio, detto anche «faccia di bronzo» il quale dimostra di essere un individuo assolutamente «senza vergogna». Tanto per fare un esempio, durante la seduta di lunedì ha cominciato a giocare a «scarica barile» riversando sul giudice istruttore Ernesto Cudillo (altra nota faccia di bronzo) la responsabilità del «trafugamento» e del«mantenimento» a Roma dell’istruttoria. E poi, siccome alcuni avvocati difensori avevano da ridire su certe sue affermazioni, si è richiamato allo «stile anglosassone». Stile che naturalmente si è ben guardato dall’usare quando si trattò di interrogare gli imputati ed i testimoni a difesa. E’ proprio dopo questa affermazione e dopo due anni di carcere -per nulla anglosassone – che Pietro Valpreda non è più riuscito a trattenersi e gli ha notificato quasi per intero il suo ed il nostro pensiero.

Se Occorsio ed i suoi amici credono con questo modo di agire, con questa messa in scena falsamente democratica e repressiva di confonderci le idee ed intimorirci, commettono un grosso errore.

Da un pezzo abbiamo individuato i responsabili diretti e indiretti della strage di Stato. Non creda il sig. Occorsio di poterci impedire di fare uscire tutta la verità, di gridargliela sul muso, come abbiamo fatto da due anni a questa parte; e come continueremo a fare, fino alla liberazione di tutti i compagni.

 

 

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Una Risposta to “1972 03 4 Umanità Nova – Occorsio sotto accusa. Il sistema senza veli”

  1. sergiofalcone Says:

    L’ha ribloggato su sergiofalcone.

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