1972 03 4 Umanità Nova – Processo politico processo allo Stato

1972 03 4 Umanità Nova - Processo politico processo allo Stato

 

Le prime tre udienze del processo per la strage di Stato, pur avendo affrontato solo questioni procedurali, hanno dato vita ad episodi di estrema e drammatica tensione nei momenti in cui la difesa ha formulato gravi e precise accuse nei confronti del P.M., definito dallo avv. Spazzali «il primo consulente politico» autore della incredibile istruttoria.

L’accusatore Occorsio è ora sotto accusa e, se la straordinaria vicenda giudiziaria non avrà un epilogo imprevedibile, ci resterà tutto il tempo del processo. Ciò sarà inevitabile, visto che da ogni foglio della voluminosa inchiesta emergeranno altre violazioni, omissioni, distorsioni della verità, come logica conseguenza di una istruttoria che, invece di prendere le mosse dai fatti delittuosi per ricercare e colpire i responsabili è partita dalla preordinata volontà di addossare la colpa al gruppo prescelto.

Il fatto di aver esattamente individuato in questa precisa volontà politica la causa dei limiti e degli errori che hanno falsato fin dall’inizio tutta l’inchiesta, ha imposto ad alcuni avvocati della difesa, come primo obiettivo, quello di rifiutare come arbitraria, illegittima, frutto di un atto di «usurpazione», la inchiesta in tutta la sua struttura, fin dal primo atto, fin dalla «approvazione illegittima del processo da parte della magistratura romana».

Non ci dilunghiamo, almeno in questa sede, sulle motivazioni con le quali i compagni avvocati hanno con fermezza, linearità ed estremo rigore giuridico, sostenuto e dimostrato che l’inchiesta è inficiata da originali vizi di procedura e da pregiudiziali inquinamenti di natura politica che costituiscono motivi di nullità assoluta. Vogliamo invece cercare di chiarire i termini di una polemica che, sia noi che gli avvocati compagni, non avremmo in ogni caso potuto o voluto evitare perché effettivamente – come da qualche parte è stato fatto notare con inutile rammarico – essa nasce da una profonda divergenza di vedute (e di valutazioni politiche e giuridico-politiche) tra chi come noi, vuole far emergere dal processo l’innocenza degli attuali imputati smascherando lo Stato e per esso tutti i suoi organismi di potere in cui sono annidati e seguitano a prosperare i veri mandanti della strategia del terrore, e chi crede che sia «politicamente » più facile (certamente meno «urtante», meno «offensivo» per il potere costituito) e «giuridicamente» meno gravoso, puntare sulla assoluzione degli imputati per assoluta mancanza di prove e di indizi.

Certo, anche chi ha scelto questa seconda strada non nega la «sostanza» eminentemente politica di questo processo né può tacere sugli arbitri, i soprusi, le vessazioni, i raggiri, le volute deficienze, i morti, i falsi, i ricatti, le prevaricazioni che hanno caratterizzato tutta la sporca vicenda.

L’«Avanti» di domenica ammetteva: «esistono problemi di forma violati dai giudici che hanno condotto la fase istruttoria, se si trattasse di un processo normale la istruttoria verrebbe annullata e si ricomincerebbe da capo».

Non ci troviamo però di fronte ad un processo normale ma ad una mostruosa montatura basata su una criminale «volontà politica» e sulle «violazioni» messe in atto dai giudici che hanno condotto l’istruttoria, proprio come giustamente ha rilevato l’«Avanti». Ed è per questo che sarebbe stato giuridicamente scorretto e politicamente idiota non sollevare con fermezza ed energia la eccezione di nullità della istruttoria per essere essa stessa sottratta, con un atto assolutamente arbitrarlo, di usurpazione, illegale, al giudice di Milano. Dimenticare o, peggio, per calcoli opportunistici, lasciar passare sotto silenzio la «rapina» che ha reso possibile una parvenza di legittimazione della montatura poliziesca, sarebbe stato un errore che avrebbe potuto compromettere le sorti del processo.

Chi ha opposto a questa corretta e doverosa eccezione di nullità la volontà dei due maggiori imputati, Valpreda e Gargamelli, di fare subito il processo evitando ogni pericolo di rinvio od il pretesto che anche la parte civile avrebbe sostenuto la stessa eccezione, se lo ha fatto in buona fede ha dimostrato, per lo meno, di aver commesso un grossolano errore di interpretazione mettendo sullo stesso piano l’eccezione di nullità assoluta avanzata dalla difesa con la specifica eccezione di incompetenza territoriale chiesta dalla parte civile che, se accolta, comporterebbe un puro e semplice rinvio del processo e non l’annullamento al clamoroso attacco sferrato dalla difesa non si è considerato che i motivi addotti dalla parte civile per sostenere l’eccezione di incompetenza territoriale sono gli stessi ai quali a suo tempo si richiamarono gli avvocati Boneschi, Janni e Fenghi per opporsi alla arbitraria decisione di trasportare a Roma l’inchiesta. Ebbene è proprio dalla constatazione che, malgrado quella precisa, motivata e giusta opposizione, Occorsio «ha ordinato, portato avanti e voluto mantenere a tutti i costi il processo» che sorge l’eccezione di nullità sollevata dalla difesa.

Che l’eccezione sia fondata e sorretta da argomenti giuridicamente validi non vi è alcun dubbio. Perfino la stampa di destra ha dovuto riconoscerlo; «Il Corriere della Sera» è stato costretto ad affermare: « La questione è stata sollevata con grande abilità e fermezza di argomentazioni dall’avvocato Spazzali» e più avanti lo stesso giornale osserva: «Occorre dare atto al difensore della veridicità di queste sue affermazioni».

La fregola polemica però non si è limitata ad insinuazioni cervellotiche e malevole sulla «gestione» del processo da parte di un settore della difesa ma si è spinta fino a criticare la leale posizione assunta dal compagno avv. La Torre che, avendo precedentemente avvertito il suo assistito, ha con fermezza e coerenza sostenuto l’eccezione di «incompetenza territoriale con conseguente nullità della sentenza istruttoria». Egli ha esordito dicendo: «Sarei ipocrita, io che sostengo che tutta l’istruttoria di questo processo è sbagliata, se mi astenessi dal denunciare il primo atto di essa, cioè la scelta della competenza per territorio con la quale si sono sottratti, trafugati al loro giudice naturale, Valpreda e gli altri».

Ebbene gli ipocriti, gente che si reputa onesta e coerente solo perchè si allinea alla volontà del gregge, perché agisce nella maniera in cui gli altri vogliono che agisca, sono in gran numero, dentro e fuori il palazzaccio di piazzale Clodio ed uno di costoro, neanche il più vile, visto che almeno ha il buon gusto di firmarsi, Paolo Bugialli, ha scritto: «C’è stato uno dei difensori, l’avvocato Placido La Torre, che ha perfino detto di sostenere quella tesi contro il parere del suo difeso, e i casi sono due: o non è vero, e allora non doveva dirlo, o è vero, e allora non doveva farlo».

E’ chiaro e comprovato che è vero, così come è altrettanto chiaro, per chi come noi non può conformarsi a comportamenti ipocriti, che doveva farlo, per coerenza con le proprie convinzioni, per rispetto di se stesso e della linea difensiva che ritiene giusta. Ma non si può pretendere che i polemici da strapazzo o prezzolati un tanto a rigo possano comprendere queste cose.

Quello che invece riteniamo di poter pretendere, soprattutto da chi ammette che il processo Valpreda è un processo politico, voluto e imbastito solo per una sporca «ragion di Stato», è la comprensione ed il rispetto per la nostra assoluta sfiducia nella «giustizia» dei codici, fascisti o no che siano.

Se non rinunciamo a difenderci attaccando per ora con tutte le armi tecnico – giuridiche e politiche che il sistema ci consente non è perché ci attendiamo che in tribunale sia fatta in qualche modo giustizia, dal momento che riteniamo arbitraria ogni limitazione della libertà e liberticida ogni sentenza, ma perchè pensiamo che sia un nostro preciso dovere politico combattere in tutti i modi contro lo Stato sino al suo totale abbattimento.

E lo Stato, soprattutto in certi momenti, si combatte anche mettendolo sotto accusa per i suoi crimini.

Paolo Gambescia, intelligentemente riassumendo sull’«Unità» la cronaca delle prime tre udienze del processo – che hanno fatto registrare altri due precisi attacchi al castello di cartaccia dell’accusa, altre due ben centrate eccezioni di nullità – ha scritto: «Il gioco delle parti non è stato rispettato: l’accusa si difende e la difesa accusa». Bene, per noi questo rovesciamento delle parti è il solo gioco che politicamente possiamo permetterci in un tribunale ed il solo che, se non altro, può consentirci di rifiutare con il dovuto disprezzo ogni sporco compromesso.

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Una Risposta to “1972 03 4 Umanità Nova – Processo politico processo allo Stato”

  1. sergiofalcone Says:

    L’ha ribloggato su sergiofalcone.

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