1972 03 18 Umanità Nova – La candidatura Valpreda è solo una volgare speculazione elettorale. Il Manifesto getta la maschera extraparlamentare

1972 03 18 Umanità Nova – La candidatura Valpreda è solo una volgare speculazione elettorale

 

Ma la decisione appariva avventata anche ai più accesi sostenitori. Il rischio di non riuscire a strappare all’elettorato il numero di schede sufficienti per mantenere almeno le 5 poltrone ereditate dal PCI era avvertito da molti aderenti.

Bisognava ricorrere a qualche espediente per far convergere sul Manifesto i voti della tanto disunita ma tanto amata, vezzeggiata e corteggiata «sinistra di classe»…

Visto che il problema era quello di entrare in folta schiera in parlamento, i cervelloni del Manifesto non dovettero faticar troppo per scovare tra i tanti privilegi che questa meravigliosa mangiatoia offre agli «eletti del popolo» il più sporco, discriminante, classista marchingegno che i detentori del potere abbiano escogitato per salvaguardarsi dalle infami leggi che essi stessi promulgano per schiacciare il popolo: la immunità parlamentare. Il clamoroso caso Valpreda era a portata di mano e con tutte le sue implicazioni, la enorme ondata di protesta che stava suscitando, la certezza ormai acquisita dell’innocenza degli imputati, costituiva un’occasione preziosa da non lasciarsi sfuggire.

Dal momento in cui la bassa manovra era stata perfezionata con il disegno di strumentalizzare per i loro scopi elettorali il nome di Valpreda, quelli del Manifesto furono estremamente accorti, circospetti nel «gestire» la operazione. Dobbiamo dar loro atto di essere riusciti a muoversi con scaltrezza e maestria. Non era facile ottenere, senza ricorrere all’intrigo, alla manovra subdola, allo inganno, il consenso dell’interessato. Se non fosse sopraggiunto al momento opportuno il rinvio del processo, il progetto sarebbe sicuramente fallito. Ma la «gestione» della volgare speculazione elettorale è stata perfetta ed ogni fase è scattata tempestivamente, in sincronia con lo scandaloso rinvio del processo che una ben identificata volontà politica ha preordinato e disposto.

Qualche giorno prima del vergognoso ed illegale epilogo del processo da fonte fascista si ha l’indiscrezione: il Manifesto vuol offrire a Valpreda la candidatura. Valpreda ci ride sopra ed a chi in tribunale gli chiede se è disposto ad accettare risponde: «No, non posso lasciare i compagni in carcere». Ma, nel momento in cui il sistema decide di troncare il processo, che aveva ridato a Valpreda qualche energia e la certezza che la sua innocenza sarebbe presto emersa, Valpreda crolla, si dispera, è convinto che la mostruosa macchina del potere voglia schiacciarlo inesorabilmente, la sua resistenza fisica e psichica è messa di fronte ad una prova immane per le sue condizioni di salute. E’ questo il momento in cui quelli del Manifesto iniziano le loro subdole e tenaci pressioni esercitate da elementi fidati nell’interno del carcere stesso e da esponenti che ottengono i permessi per visitarlo.

Sul loro giornale scrivono in un primo momento che la decisione di Valpreda dovrà scaturire dall’accordo con gli avvocati, con i familiari, con gli anarchici. Ma tutti gli avvocati, tutti i familiari, tutto il movimento anarchico sono contrari all’assurda manovra e lo dicono apertamente, chiaramente, pur senza fare inammissibili pressioni su Valpreda. Venerdì scorso la zia Rachele, che lo aveva visitato per esprimergli il parere sfavorevole suo, degli altri familiari, degli avvocati e dei compagni, dava la notizia che Valpreda avrebbe sicuramente comunicato nello stesso pomeriggio il suo rifiuto al Manifesto.

Invece sabato sera ha ceduto alle pressioni, alle false lusinghe. False perchè il suo gesto non può in alcun modo servire, come gli è stato detto, da «catalizzatore della sinistra contro la repressione e la violenza legalizzata» ma, come previsto, ha suscitato esattamente l’effetto opposto. Perché la sua decisione non accelererà ma ritarderà il processo e la scarcerazione dei compagni. Perchè la «battaglia parlamentare» che la sua elezione dovrebbe suscitare non si avrà o si avrà fra oltre un anno, se non farà la fine di tutte le richieste di dibattiti e di inchieste parlamentari avanzate inutilmente in due anni sul caso.

Nel presentare ai suoi lettori, con un titolo trionfale di quattro righe su tutte le colonne della prima pagina, la decisione di Valpreda, il Manifesto tenta:

1) di contrabbandare la candidatura Valpreda come una candidatura protesta, pur sapendo che non è possibile considerarla tale dal momento in cui non si tratta di votare, come accadeva con il «collegio uninominale», un individuo, ma una «lista», un «simbolo» di partito. E ben sapendo che, qualora il Manifesto avesse veramente voluto presentare dei candidati protesta, rinunciando alla sporca speculazione elettorale che ha messo in atto, avrebbe potuto farlo presentando unicamente e solo liste composte da detenuti, ed avevano solo l’imbarazzo della scelta, da Valpreda a chi è costretto anni in carcere per un furto di due mele o tre saponette. No, altro che «candidatura protesta», altro che «catalizzatore della sinistra»! Valpreda serve per catalizzare voti sui «candidati politici» del Manifesto e questo la «sinistra di classe» che segue il Manifesto sulla strada antirivoluzionaria del parlamento pensiamo che l’abbia capito. La sinistra rivoluzionaria, ne siamo sicurissimi, lo ha capito perfettamente.

2) di convincere che Valpreda ha compiuto questa scelta «dopo una faticosa valutazione collettiva con i suoi compagni, dopo aver consultato i suoi familiari e i suoi avvocati». Il che può far intendere, anzi vuol far intendere, che i suoi familiari ed avvocati fossero d’accordo, invece non li ha affatto ascoltati, perchè in effetti ha deciso contro il loro parere. Per quanto riguarda poi la «valutazione collettiva coi suoi compagni» perchè non specificare: «con i due giovani compagni in carcere»? Forse perché il lettore potesse essere indotto a pensare, soprattutto dopo che il Manifesto aveva scritto che la decisione dipendeva da tutti (avvocati, familiari, anarchici oltre che da Valpreda) che ci si riferisse agli anarchici in genere? O forse perché specificando che si trattava di una «valutazione collettiva» così ristretta nelle angustie carcerarie avrebbe fatto capire anche al lettore più sprovveduto che i giovani compagni Gargamelli e Borghese non avrebbero mai e poi mai potuto rifiutare il loro consenso ad una qualsiasi decisione avesse in quelle condizioni preso Valpreda?

3) di assicurare che «Ora potranno essere imposte nuove garanzie anche per lo smascheramento della congiura in sede giudiziaria». La frase è tutta qui. Ma che significa? Come, quando e da chi «potranno essere imposte» queste nuove garanzie e di quali garanzie si tratti non è dato sapere. Il mistero è affascinante. La frase che lo racchiude è bella, lapidaria, colpisce le menti… dei gonzi, lascia pensare che un Valpreda «deputato» possa da solo scuotere la secolare apatia del parlamento od imporre ad un Falco qualunque sconosciute e non codificate «garanzie giudiziarie». Roba da pazzi o da…strumentalizzatori elettorali!

Ma c’è di peggio. Ed il peggio è sempre in quel che non si dice, in quello che non si rende di pubblico dominio, in quello che troppo spesso si tace, per un malinteso spirito di «solidarietà», che è invece omertà.

Noi che rifuggiamo da questi atteggiamenti vogliamo un po’ scavare in questo recondito «peggio» e dire come la speculazione elettorale sia stata accompagnata anche fuori di Regina Coeli da una serie di valutazioni volutamente falsate e di ridicole menzogne. Per ora citiamo due esempi: nella notte tra mercoledì e giovedì scorso a Roma, nel corso di una vasta ed eterogenea riunione, un esponente del Manifesto assicurò che il «movimento studentesco» di Milano aveva garantito il suo pieno appoggio alla candidatura Valpreda. Uno dei presenti smentì ma, per chiarire definitivamente, fu svegliato con una telefonata a Milano il leader del movimento studentesco Capanna, il quale categoricamente affermò che un’idea del genere non era mai passata per la mente di nessuno. Sempre a Roma, nella serata di sabato, militanti del Manifesto, con in mano il comunicato stampa sulla posizione del Movimento Anarchico in merito alla manovra strumentale della candidatura Valpreda, sono stati visti sbraitare: «Ma come! Quelli della direzione ci avevano assicurato che gli anarchici avrebbero aderito!».

L’aspetto più avvilente della faccenda è proprio in questa sconcertante grottesca e sfacciata presunzione dei cervelloni del Manifesto di aver trovato il modo ingegnoso per convogliare voti da tutta la sinistra sulle loro liste fidando sulla unità di intenti che realmente si era realizzata per le vicende del processo, contro la strage di Stato, per smascherare i veri responsabili. Questa è cecità politica, è avventurismo, è un volgare tentativo di strumentalizzare, per bassi calcoli parlamentari, la vicenda di Valpreda e far passare la speculazione sulla testa dei difensori, dei familiari, del movimento, degli stessi imputati.

Valpreda è innocente ed ora si sa con certezza quello che andiamo dicendo da circa due anni, si sa chi sono i responsabili della strage e Valpreda doveva uscire presto, insieme con gli altri compagni come lui innocenti ; doveva uscire dalla porta principale e non attraverso una sporca manovra elettorale ed un lurido privilegio come l’immunità parlamentare.

L’ondata di solidarietà popolare, la spinta delle «grandi masse contro quanto di più grave e di più odioso» come dice il Manifesto, «hanno prodotto i meccanismi feroci del potere», era in atto ed in fase meravigliosamente crescente e presto, con i nuovi clamorosi sviluppi delle nuove inchieste, avrebbe costretto i meccanismi del potere alle corde. Questa ondata di solidarietà ha subito, per la stupida ed irresponsabile iniziativa del Manifesto, una battuta di arresto che dobbiamo a tutti i costi superare e che supereremo.

Intanto quel che era urgente fare è quello che chiediamo da oltre un anno è quello che abbiamo richiesto giovedì scorso: che si pretendesse assolutamente e subito da parte della difesa e dei medici: l’immediato ricovero di Valpreda in una clinica specialistica. Altrimenti vanno denunciati e mandati in galera i responsabili della criminale incuria per la sua salute e la sua vita.

Questo è quanto, per il momento, senza acredine polemica ma per dovere verso noi stessi, verso il movimento, verso Valpreda ed i compagni incarcerati, verso la verità, dovevamo dire a quelli del Manifesto.

Al compagno Valpreda, che può darci atto di non aver ricevuto da noi alcuna pressione, diciamo che lui è liberissimo di prendere e di mantenere tutte le decisioni e gli impegni che vuole e di dichiararsi «militante anarchico» fin quando vorrà o potrà, ma è in nome di questa sconfinata libertà che non possiamo non accordargli ed in nome della «militanza» a cui egli ritiene di essere legato, che possiamo e dobbiamo esigere che lui stesso pretenda dagli anarchici, da tutti i militanti anarchici, il coerente rifiuto di partecipare alla carnevalata elettorale.

 

 

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