1972 03 25 Umanità Nova – I falsi storici del Manifesto

1972 03 25 Umanità Nova - I falsi storici del Manifesto

 

Il Manifesto del 15 marzo, a proposito della candidatura Valpreda e del giusto rifiuto del Movimento anarchico di farsi complice di questa speculazione politica e di questa ulteriore perdita di tempo, oltre che blaterare di insensibilità «di chi è fuori per chi è dentro» ed accusarci di aver dimenticato le «nostre migliori tradizioni» e di avere una «stravagante fiducia nelle istituzioni giudiziarie», ci rivolge una accusa assai più grave, da un punto di vista politico: quella di non votare per una «questione di principio».

Sul fatto della «insensibilità» c’è ben poco da dire; se Pietro Valpreda ha deciso di presentarsi alle elezioni, è padronissimo di farlo; ma nessuno può pretendere che il movimento anarchico rinunci alla sua battaglia politica in nome delle scelte personali di un compagno. Sarebbe un suicidio sia per il nostro movimento, sia per il compagno stesso, a cui verrebbe a mancare l’appoggio più serio che fino ad oggi ha avuto.

Quello che ci sembra scorretto comunque non è questo discorso; non in modo particolare, almeno. E’ invece scorrettissima l’accusa di non votare per questioni di principio. Manca evidentemente ai signori del Manifesto una idea chiara e precisa di che cosa siano in effetti le elezioni, e del significato politico che ha il nostro astensionismo.

Non ci sembra il caso di spiegare nuovamente in che tipo di società viviamo, e dove si trovino oggi le leve del potere reale da abbattere; del resto lo troviamo ottimamente espresso tra le righe del discorso del signor Berlinguer al XIII Congresso del PCI.

E’ il caso di dire che il parlamento è assolutamente svuotato di ogni potere reale, sia politico, sia legislativo, sia economico?

Il parlamento è una scatola vuota di qualsiasi contenuto; ripiena solo di servitori obbedienti del capitale; di persone che, una volta entrate lì dentro, non possono che essere oggettivamente niente altro che servitori obbedienti.

La lotta parlamentare non ci interessa, né ci interessa il parlamento come obiettivo da colpire perchè non è lì che noi troviamo il nostro nemico di classe; tutt’al più ci troviamo i suoi «prestanome», i suoi servi.

Il movimento anarchico ha scadenze ed obiettivi ben più seri e importanti di queste elezioni-burletta: e tra questi c’è la liberazione più rapida possibile di tutti i compagni; c’è la costruzione di un forte movimento rivoluzionario organizzato, e non facile preda della pazzia avventuristica e masochistica di qualche dirigente da strapazzo; c’è l’autoeducazione a gestire direttamente la società (autogestione: mai sentita nominare, vero?).

Partecipare a queste elezioni non solo significherebbe non aver capito che cosa è la società e che cosa è il potere oggi (non quando Marx e Engels scrivevano II Manifesto – quello serio, intendo) ma significherebbe soprattutto commettere un grave errore rincorrendo un falso obiettivo; con varie e prevedibilmente gravi conseguenze, anche e soprattutto per i compagni incarcerati.

In fondo il parlamento – facendo nostra una similitudine escogitata dal Manifesto per altre porcherie – non è che una mela marcia; non siamo vermi e quindi non ci interessa entrarvi; ai signori del Manifesto interessa molto ritornarci. Buon appetito. Ma non è onesto che per soddisfare questo loro volgare bisogno… edonistico, pretendano che altri scendano al loro livello, si prestino a meschine strumentalizzazioni, tradiscano con loro e per loro conto, i veri interessi della classe operaia, della rivoluzione.

Se vogliono contrapporre alla nostra lineare posizione di lotta le loro idee, le loro contraddittorie e rancide ipotesi di lotta extraparlamentare in seno al parlamento, liberi di farlo, noi siamo sempre disposti al dibattito.

Non possiamo invece consentire, senza denunciarne la tendenziosità, che quelli del Manifesto pretendano di darci lezioni di coerenza politica distorcendo e falsando, ad uso e consumo degli sprovveduti, episodi ed avvenimenti storici che, a sentir loro, dimostrerebbero come l’attuale movimento anarchico, rifiutando l’adesione elettoralistica a Valpreda, venga meno alle «sue più belle tradizioni».

Intanto gli storici da strapazzo del Manifesto non hanno risposto (e come avrebbero potuto?) alle nostre argomentazioni sulla sfacciata pretesa di voler far apparire come «candidatura protesta» quella di Valpreda quando la abolizione del «collegio uninominale», la rinuncia a presentare liste composte di sole «vittime politiche» per la inclusione del suo nome in liste politicamente impegnate e qualificate, la colloca in un preciso settore parlamentare con un ben determinato ruolo politico. Né hanno potuto spendere una sola parola sulla nostra smentita alla loro ridicola affermazione sulla possibilità di affrettare, con la elezione di Valpreda, l’iter giudiziario, perché effettivamente, come abbiamo detto, la partecipazione di Valpreda alla truffa elettorale consentirà alla magistratura di ritardare la scarcerazione di Gargamelli e Borghese.

Ma torniamo alle «più pure tradizioni» che noi avremmo dimenticato e tradito e che il Manifesto ha persino la faccia tosta di ricordare. Esse riguarderebbero non i casi di Masetti, Malatesta ed altri che rifiutarono energicamente ogni candidatura protesta, ma il caso del comunardo Cipriani e quello della CNT spagnola che nel febbraio 1936 «votò in massa nelle elezioni e nessun rivoluzionario ha mai sostenuto che questa scelta fosse un errore e poco dopo, come se non bastasse, quattro ministri del governo spagnolo repubblicano erano anarchici».

Bene, per Cipriani è il caso di dire che all’epoca in cui repubblicani e socialisti presentarono ben 12 volte la sua candidatura protesta, il comunardo, pur non essendo anarchico, ma repubblicano prima e socialista poi, era così fiero del suo antiparlamentarismo che non usufruì mai dell’immunità parlamentare per uscire di galera e rifiutò sempre di firmare la domanda di grazia.

Queste cose il Manifesto, tutto preso dall’impegno di suffragare in qualche modo la sua manovra elettorale, non sente certo l’obbligo di ricordarle. Per la stessa ragione confonde la CNT spagnola con la Federazione Anarchica Iberica, una decisione «tattica» di un organismo di massa come il sindacato rivoluzionario spagnolo, con «i principi» che non erano chiamati in causa allora come non lo sono oggi e la più controversa, criticata e condannata esperienza del movimento spagnolo. Non sapere o fingere di non sapere e peggio affermare il falso dicendo il contrario della verità storica, negando che quella esperienza fu considerata un errore e che tuttora sono in corso analisi storiche ed accese critiche su quegli avvenimenti tragici e su quelle decisioni, è stupida mistificazione.

Per quanto concerne poi la critica per una nostra presunta «fiducia nelle istituzioni giudiziarie», il Manifesto, per poter con tanta sicumera sporcarsi nel fango della calunnia e della denigrazione, dimentica che il processo ai compagni innocenti, detenuti per la strage di Stato, come qualsiasi processo, non è, come le elezioni o la candidatura Valpreda, una «scelta»; non presuppone una libertà decisionale, né per i compagni imputati né per noi ma è una imposizione del potere, uno strumento che, contro la loro e la nostra volontà, è messo in moto dallo Stato e contro il quale, con assoluta e dichiarata sfiducia nelle istituzioni, ci si può solo battere politicamente e pubblicamente attaccando e smantellando il castello dell’accusa.

Certo, date le barriere che l’artificioso ingranaggio procedurale contrappone alla difesa, non sempre è possibile rovesciare, con una difesa di attacco, la montatura dell’accusa, ma non siamo noi né gli imputati a scegliere questo barbaro strumento di prepotenza che sopravvive contro e malgrado le esigenze di vera giustizia popolare perché è parte integrante ed inscindibile della mostruosa macchina del potere di cui il parlamento è uno degli ingranaggi più astrusi e liberticidi.

Chi «ha fiducia nelle istituzioni giudiziarie», come i «magistrati democratici» del «Manifesto» o amici del Manifesto – e non noi – si fa giudice.

Chi ha fiducia nel parlamento – come i candidati del Manifesto – e non noi – si fa deputato.

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Una Risposta to “1972 03 25 Umanità Nova – I falsi storici del Manifesto”

  1. sergiofalcone Says:

    L’ha ribloggato su sergiofalcone.

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