1972 04 1 Umanità Nova – Crolla la montatura poliziesca e politica sulla strage di Stato. Coinvolte tutte le organizzazioni fasciste complici tutti gli organismi istituzionali

1972 04 1 Umanità Nova - Crolla la montatura poliziesca

«La giustizia è strumentalizzata dal potere politico», «E’ una vile macchinazione», i giudici di Treviso sono semplicemente dei «criminali mascalzoni». Con queste ed altre non meno pesanti e colorite invettive contro la magistratura hanno reagito gli avvocati fascisti del fascista missino Pino Rauti alla notizia dell’incriminazione del pupillo del criminale Almirante.

I fascisti, che fino a qualche giorno addietro, inveivano contro di noi per gli attacchi «incivili ed inammissibili» che lanciavamo alla polizia «democratica» ed alla magistratura «sovrana ed indipendente», ora sono furiosi ed hanno cambiato parere.

Si sfoghino pure, noi non ci uniamo di certo al coro dei qualunquisti «democratici» riformisti che oggi osanna pecorilmente il presunto «nuovo corso» della giustizia, per noi il tanto conclamato «impegno serio, responsabile e coraggioso» dei giudici di Treviso rientra perfettamente nel quadro autoritario e repressivo del sistema, in cui è scattato un ulteriore ingranaggio della montatura politica, poliziesca e giudiziaria della strage di Stato.

E’ infatti in questo quadro che vanno situate, viste e giudicate tutte le abilissime sfumature di un’operazione che è stata fatta scattare, nei vari momenti, con tempestività cronometrica.

Che Freda, Ventura e Rauti fossero i mandanti, i finanziatori e gli organizzatori di tutti gli attentati terroristici del 1969, strage del 12 dicembre compresa e che gli esecutori fossero da ricercare tra i noti componenti delle svariate bande fasciste, ordine nuovo e MSI in testa, si sapeva da circa due anni e fu da noi e da una serie di pubblicazioni denunciato ufficialmente.

Perché la polizia e la magistratura hanno fatto di tutto per non accertare la verità?

Perché gli stessi magistrati di Treviso hanno atteso tanto tempo, fino al punto da rivelare quello che da mesi si sapeva solo dopo che il processo Valpreda e compagni era stato affossato?

Se le rivelazioni dei giudici di Treviso fossero pervenute entro le due settimane in cui il processo per la strage a Roma era in piedi sarebbe stato impossibile per il tribunale non invalidare l’istruttoria di Occorsio e Cudillo ed i compagni incriminati sarebbero stati scarcerati.

Il sistema guazza negli scandali, ma ce ne sono di quelli che vanno… somministrati goccia a goccia, altrimenti il vaso potrebbe traboccare, e di quelli così spudorati che, oltre alla suddetta accortezza, vanno «bilanciati» con altre montature di opposto obiettivo, perché a «chiodo scacci chiodo», perché le istituzioni possano apparire, agli occhi dei gonzi, come salvatrici e garanti della pace sociale e della giustizia.

La tattica dell’infiltrazione capillare in tutte le organizzazioni politiche e sociali i fascisti l’hanno diligentemente appresa dai servizi segreti esteri che non hanno lesinato aiuti di ogni genere pur di creare il caos ed attribuirne la colpa alla estrema sinistra.

Ma la polizia italiana ed il Sifar prima e il SID poi, non avevano bisogno di apprendere da nessuno la tattica dell’infiltrazione. La hanno sempre praticata con enorme dispendio di uomini e mezzi.

Nel gruppo «22 marzo» l’infiltrazione fu promossa e curata da tutte e due le fonti, il confidente-spia fascista Merlino era affiancato dal confidente-provocatore della polizia Ippolito e da quello del SID, Serpieri. Lo scopo di questo drappello di confidenti-provocatori era unico, cucire addosso agli anarchici la responsabilità per gli attentati fascisti che Rauti, Freda, Ventura ed altri e più grossi nomi della sfera politica, economica e statale in combutta con forze straniere, stavano organizzando.

Sappiamo con certezza che nel piano nazifascista di Rauti e canaglie a lui aggregate era associato il boia nero Valerio Borghese e tutta la sua banda di criminali ed associata era una folta schiera di politici, industriali, mafiosi ed una certa polizia ed una certa magistratura che hanno fino in fondo svolto il loro compito.

Verso questi luridi tentacoli della piovra fascista la tattica della infiltrazione e della provocazione organizzata non è stata mai applicata. Solo ora per i supremi interessi «centristi» dello Stato impersonato nella semifascista democrazia cristiana e nella sorgente stella reazionaria socialdemocratica, per difendere le sorti… elettorali di queste forze del regime, qualcosa si muove cautamente contro la destra. Ma anche questo rientra nella manovra in atto e già dal dicembre scorso avvertivamo su questo giornale di diffidare della iniziativa della magistratura milanese contro la cosiddetta «ricostruzione del partito fascista» (come se il partito fascista fosse stato qualche volta effettivamente eliminato) perché era per noi evidente che molto presto essa sarebbe stata un comodo alibi per colpire molto più duramente la sinistra extraparlamentare.

Quello che sta avvenendo, con la caccia sistematica in tutta Italia ai presunti «guerriglieri» dimostra, purtroppo, che avevamo ragione ed è inoltre una prova di quello che da anni andiamo dicendo a tutti coloro che infantilmente e presuntuosamente affermavano che solo i gruppi anarchici isolati e disorganizzati potevano essere vittime di infiltrazioni e provocazioni. Nel caso di potere operaio l’infiltrazione e la provocazione è stata, a nostro, avviso, gigantesca ed il non averlo avvertito in tempo, ma avergli prestato il fianco è di una gravità eccezionale ed abbiamo il diritto di parlarne perché è tutta la sinistra rivoluzionaria a subire le conseguenze di errori di questo genere, errori che sono frutto di errate, trionfalistiche, puerili analisi.

Ora rimbocchiamoci le maniche contro la repressione.

Ma quanto è piccolo, per noi, il mondo poliziesco e giudiziario! Ci ritroviamo sempre tra i piedi gli stessi poliziotti e gli stessi magistrati.

Intramontabili gli Occorsio, i De Peppo, gli Amati, insostituibili gli Allegra, i Calabresi, i Panessa.

De Peppo, non dimentichiamolo, fu colui che tentò di avallare l’operato infame di Allegra, Calabresi e soci nel caso Pinelli. Sulla questione, nel volume «Noi accusiamo» è scritto: «… Il 16 dicembre il procuratore capo della repubblica di Milano, De Peppo, dichiara: “la polizia ci ha sempre inviato i verbali di fermo e nei termini di legge i fermati sono stati messi a disposizione dei magistrati. Come sapete, Pinelli è stato interrogato dopo il terzo giorno perché solo dopo tre giorni i funzionari hanno avuto il tempo di ascoltarlo”. Tale dichiarazione è un unico falso, e il magistrato De Peppo è un altro piccolo bugiardo che siede in una grande poltrona».

Amati poi, meglio conosciuto con il vezzeggiativo di « giudicemangiaanarchici» entrerà in scena nelle vesti di capo dell’ufficio istruzione nel caso in cui la nuova inchiesta per la strage dovesse rimanere a Milano.

Staremo a vedere. A noi ora interessa soltanto la liberazione dei compagni incarcerati. Per il resto sarà una gioia osservare i contorcimenti in cui si dibatteranno gli arnesi della giustizia di Stato per tentare di uscire indenni dal pantano. Noi tenteremo, invece, di ricacciarceli fino in fondo.

 

 

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