1972 04 1 Umanità Nova – Reticenze, insulti, menzogne e calunnie del Manifesto

1972 04 1 Umanità Nova - Reticenze insulti menzogne e calunnie del Manifesto

 

Avevamo deciso di non concedere altro spazio alle ridicole capriole elettorali del Manifesto perché:

1 ) non avendo avuto nessuna risposta dal neo partito parlamentare alle nostre corrette argomentazioni, potevamo ritenerci soddisfatti;

2) considerata la gravità del momento repressivo ritenevamo di dover accantonare ad altro momento ogni polemica;

3) i problemi elettorali «interni» di ogni partito e di ogni candidato, Manifesto e Valpreda compresi, non ci interessano minimamente dal momento che precise e motivate scelte tattiche ci impongono un ben diverso terreno di lotta.

Ma il Manifesto, evidentemente, visto fallire il progetto idiota di trasformare il Movimento anarchico in suo galoppino elettorale, ha più di un dente avvelenato e tenta disperatamente di mordere a sinistra, nella speranza, se non altro, di arrestare l’emorragia che l’avventata iniziativa elettorale gli ha aperta nel seno, tra i suoi stessi militanti e simpatizzanti.

E’ veramente indecente e politicamente squalificante la campagna di menzogne, di rivoltanti insinuazioni, di insulti e di calunnie che contro di noi stanno imbastendo i «politicanti» del Manifesto. Una intera pagina del loro quotidiano in data 25 marzo è dedicata ai problemi della candidatura Valpreda, una pagina in cui di serio vi sono – a parte certe loro firme che, come quella del sedicente anarchico «Marco Libero», puzzano di immaginazione – cinque lettere di cui due di approvazione e tre di biasimo. Il resto, per ben due colonne, è uno sfogo che, per quanto ci riguarda, avvilisce il Manifesto fino a deprimerlo al rango della maldicenza e della bassa calunnia.

Neanche il loro candidato Pietro Valpreda si salva da tanta furia perché «la classe», si sa, è tutto per questi arraffatori di schede e Valpreda, è notorio, «è così diverso da una figura proletaria, o perfino da quella tradizionale dell’intellettuale impegnato o compagno di strada» che nelle liste del nuovo partito della «classe operaia» il «ballerino», il «lavoratore dello spettacolo» (questa è la sua povera qualifica sindacale, ma non basta per farne un proletario) è il solo a non avere nessuna qualifica. Insegnanti, studenti, avvocati, docenti universitari, imprenditori, commercianti, impiegati, dottori, artigiani, agricoltori, contadini e persino un «deputato», tutti hanno nelle liste di «alternativa di classe» la loro qualifica, Valpreda no, perché l’attribuirgliene una qualsiasi poteva fargli attribuire l’immeritato titolo di «proletario».

Ma vediamo l’accusa infame che questi illustri idioti ci rivolgono e come essa è, nella loro subdola prosa, infarcita di insinuazioni vili e calunnie: «…Ci aspettavamo, come no, l’attacco della destra… Ma il peggio non è venuto di lì. E’ venuto dagli amici, non dai nemici di Valpreda. I suoi compagni anarchici, che non hanno esitato a definirlo come un poveruomo smanioso – il mascalzone! – di libertà. Sospettoso – lo sciagurato – verso istituzioni che gli anarchici italiani considerano sacre e utilizzabili, come i tribunali e le procedure, invece che verso le camere, che gli anarchici considerano orrende e inutilizzabili». Orbene, a parte quella ignobile affermazione secondo la quale non avremmo esitato a definire Valpreda un «pover’uomo» (smanioso di libertà si ma questo non è insulto per nessun detenuto), il capolavoro, nel corsivo infame riportato, sono quei due incisi, tra lineette: «il mascalzone» «lo sciagurato» che, in cotal distorto fraseggiare, par proprio di sentirli urlare a denti stretti da una turba di anarchici imbestialiti.

Non rifuggiamo, certo, dall’uso di un frasario simile, ma in questo caso ad ognuno ciò che merita, per cui sciagurati e mascalzoni sono quelli del «gruppo dirigente» del Manifesto che seguitano a romperci i coglioni con il tentativo di insultarci attribuendoci una assurda ed inconcepibile, per noi, «fiducia nelle istituzioni giudiziarie».

Gli anarchici hanno sempre ed ovunque, anche, se non soprattutto, sotto regimi e governi marxisti, subito ingiustizie, processi, galera, torture, assassini! ma tutto questo non per loro «scelta» ma per criminale scelta dei detentori del potere, dei nemici della classe operaia, della rivoluzione, siano essi pervenuti al potere sotto etichetta fascista, democratica o marxista. E’ storia vecchia, di ieri e di oggi e siamo certi che non vedremo mai un tipo di marxismo, tra i tanti, che conquistando lo sporco potere non si dedichi, come primo obiettivo, a perseguitare, ad annientare gli anarchici.

La nostra sfiducia nelle istituzioni, in tutte le istituzioni autoritarie, è motivata ed assoluta e non possiamo consentire a gente, che per volgari speculazioni si appresta ad utilizzare il parlamento come stupidi schiavi dei padroni, calunniose insinuazioni su questa nostra chiara posizione rivoluzionaria.

Pertanto, la smettano i turlupinatori del Manifesto e pensino piuttosto ad escogitare altri argomenti se vogliono tentare di convincere i loro stessi aderenti a votare. Non è un mistero e potremmo fornire le prove che molti loro militanti e persino interi «centri del Manifesto» si apprestano a non votare o votare per altri partiti riformisti. Questo sì è un loro problema e non vi accenneremmo se non ci avessero più che importunati con i loro meschini insulti.

Se poi sul tema del nostro rifiuto di renderci complici delle istituzioni quelli del Manifesto volessero accettare un pubblico dibattito, ce lo facciano sapere, siamo sempre disposti a chiarirgli le idee una volta per tutte.

Advertisements

Tag: , , ,


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: