1972 04 29 Umanità Nova – Il procuratore ricorre contro scarcerazione di Roberto Mander

1972 04 29 Umanità Nova - Il procuratore ricorre contro la scarcerazione di Mander

 

Il procuratore della repubblica Morfino, appigliandosi ad uno dei tanti cavilli giuridici in base ai quali è possibile esercitare con spirito e strumenti fascisti la «giustizia» di Stato per perseguire i compagni, ha presentato ricorso contro il decreto con cui si disponeva che la misura di sicurezza applicata a Roberto Mander avesse termine il prossimo 16 maggio. Quello che segue è un comunicato con il quale la difesa del compagno Mander chiarisce i termini giuridici della questione.

Il 19.4.1972, dinanzi alla sezione per i minorenni della corte di Appello dell’Emilia e Romagna, si è svolta l’udienza fissata nel procedimento di appello su ricorso del procuratore della Repubblica Morfino contro il decreto del 27.3 1972 del giudice di sorveglianza presso il tribunale dei minorenni Cividali. Questi aveva disposto che la misura di sicurezza del ricovero in riformatorio per tre anni applicata a Roberto Mander dal giudice istruttore di Roma Cudillo avesse termine il 16 maggio 1972. A fissare in tale giorno la scadenza della misura detentiva si giungeva traverso due strade:

1) Il termine di tre anni, dal quale vengono comunque detratti sei mesi di licenza esperimento ed un mese di licenza premio, scadrebbe il 16 novembre 1972. Il giudice Cividali ha ritenuto di dovere però detrarre dai tre anni, disposti dalla legge, il periodo di carcerazione preventiva già scontato dal Mander. Fungibilità questa, tra misura di sicurezza e pena, che, se può essere discussa per gli adulti, deve essere accettata senza esitazioni per i minori degli anni 18. Non solo la misura di sicurezza, ma anche la pena è esplicitamente volta nel nostro sistema (art. 31 e 27, 2. Cost.) alla rieducazione del minore. L’omogeneità, dunque, tra i due ordini di sanzioni è stata correttamente riconosciuta dal giudice Cividali nel suo provvedimento. E del resto fino ad una sentenza del 1962 la stessa Corte di Cassazione era consolidata nel riconoscere tale norma.

2) Il minore fra i 14 e i 18 anni che venga prosciolto per incapacità di intendere e volere, viene obbligatoriamente sottoposto a misura di sicurezza per un periodo minimo di tre anni. Medesimo trattamento veniva previsto per i minori degli anni 14 finchè la Corte costituzionale con la sentenza n. 1 del 1971 non ha ritenuto che la presunzione di pericolosità che faceva scattare comunque per legge tale misura violasse l’art. 3 Cost. Caduta la norma che imponeva la prescrizione per i minori degli anni 14 (art. 224, 2. C.P.) che costituiva il presupposto della norma che concerne i minori fra i 14 e i 18 anni, il giudice Cividali ha ritenuto che anche per questi ultimi fosse caduta l’obbligatorietà della misura. Non più obbligatorio dunque tenere ristretto in riformatorio Mander per un minimo di tre anni, ma facoltativo a seconda che il giudice con un accertamento concreto ed individuale, e non presuntivo operato dalla legge, ritenga pericoloso o meno il giovane.

Giustizia tardiva e parziale, perchè Mander è tuttora sottoposto ad una misura di sicurezza detentiva, e ne è presupposto che egli sia l’autore degli attentati all’Altare della Patria del 12 dicembre 1969. Prosciolto in istruttoria per immaturità, è stato escluso dal processo e privato persino delle «garanzie» borghesi del pubblico dibattimento, il che ha suscitato le critiche del giudice Cividali. Mentre ora anche ufficialmente è stata smentita la sicurezza con cui la magistratura romana aveva individuato negli anarchici i responsabili della strage e la tranquillante certezza con cui Cudillo aveva di conseguenza applicato tre anni di riformatorio a Roberto Mander. Benché Stiz già avesse fornito precisi elementi sulle responsabilità dei fascisti, il procuratore della Repubblica Morfino non ha avuto il minimo dubbio ed ha appelato contro il decreto del giudice di sorveglianza. Ricorso, si noti bene, con effetto sospensivo, cioè tale che la sua sola proposizione impedisce a Mander di uscire il 16 maggio

E per di più le motivazioni addotte da Morfino si aggrappano alle interpretazioni più formaliste e retrive di norme sulle misure di sicurezza di cui oggi sono a tutti evidenti i profili di palese incostituzionalità – i relativi giudizi pendono infatti tutti dinanzi alla Corte Costituzionale – e che tuttavia la difesa non ha potuto sottolineare per evitare che una remissione degli atti alla Corte Costituzionale sospendesse – come legge impone – il giudizio della Corte d’Appello che deve decidere se confermare o meno il provvedimento di Cividali che rimetterebbe in libertà Mander il 16 maggio 1972.

 

 

 

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