1972 11 4 Umanità Nova – La scomoda posizione del fascista Merlino

 

 

Il ruolo svolto dall’infiltrato Mario Merlino nel gruppo 22 marzo è stato chiaro fin dal primo momento e lui stesso fu costretto ad ammetterlo in sede istruttoria. Fu in base alle sue informazioni o, per meglio dire, anche in base alle sue informazioni, su quanto avveniva e si diceva nel gruppo, che fu possibile a fascisti e poliziotti di imbastire la trama della strage da accollare a Valpreda e compagni.

Già a suo tempo scrivemmo che le informazioni del fascista Merlino erano incanalate verso la stessa centrale alla quale pervenivano le informazioni del poliziotto Salvatore Ippolito e dell’agente del SID Serpieri. Ma Merlino, come semplice «infiltrato» del quale, fra l’altro, i camerati non potevano fidarsi per cose più serie, deve aver capito solo più tardi, a strage avvenuta, a chi ed a che cosa servivano le sue informazioni e visto che fine era stata fatta fare a Pinelli perché aveva capito che funzione stessero svolgendo le squadre politiche di Roma e Milano, deve aver avuto paura. E’ infatti da questo momento che Merlino cambia sensibilmente il suo atteggiamento e comincia anche se timidamente a rifiutare il ruolo che certi poliziotti e fascisti gli avevano assegnato nella trama contro gli anarchici. Egli doveva essere il principale teste d’accusa e si pretendevano da lui precise e circostanziate denunce che avvalorassero le vuote chiacchiere del poliziotto provocatore Ippolito e consentissero di arricchire l’inchiesta prefabbricata in fretta. Ma Merlino, dopo i primi bassi servizi resi alla polizia ha, per paura e per calcolo, un ripensamento, capisce di essere stato incastrato e rifiuta ogni ulteriore «collaborazione» con la «giustizia». Questo atteggiamento, imprevisto quanto ambiguo per i suoi camerati e per i poliziotti che già altre volte si erano serviti di lui, indurrà gli inquirenti a sbatterlo in galera nella speranza che si decida a dire quello che si vuole che dica. Invece Merlino non fa che dire la verità, e cioè che lui aveva solo funzioni di «informatore» ma basterà questo per mettere lo scompiglio nelle file fasciste e costringere molti alla fuga sotto gli occhi benevoli della polizia.

L’ultima clamorosa svolta dell’inchiesta su Freda e Ventura, costringendo a rivelare all’opinione pubblica la parte avuta da Catenacci Provenza ed Allegra nel coprire la pista nera e costruire così la montatura su Valpreda e compagni, ha rimesso in evidenza una serie di oscuri comportamenti delle squadre politiche di Roma e Milano per quanto riguarda la posizione di Merlino e quella di numerosi altri testimoni che furono a viva forza e con sfacciati sotterfugi, raggiri e ricatti, immessi nel calderone accusatorio insieme al falso teste Rolandi.

E’ ora di scavare fino in fondo nelle porcherie dell’inchiesta su Valpreda e compagni per smascherare definitivamente la montatura ed i suoi artefici, è perciò indispensabile che ognuno assuma le responsabilità per il ruolo svolto o che gli è stato imposto di svolgere.

Che oggi il fascista Merlino si renda conto di essersi cacciato in una situazione antipatica e scomoda è comprensibile, ed è giusto che il suo difensore, lo avvocato Armentano (socialista), si sia fatto interprete, in una conferenza stampa tenuta a Roma giovedì scorso, di questo suo stato d’animo e della sua volontà di non consentire a polizia e magistratura di rifarsi una verginità e di riconquistare la credibilità perduta sulle sue spalle e sulla scia di scandalistici ma lievi «indizi di reato» a carico di tre alti funzionari dello Stato, ma tutto questo non basta se non è seguito e suffragato da una precisa e chiarificatrice azione volta a smascherare la trama poliziesco-fascista alla quale, sia pure inizialmente, Merlino si è prestato.

L’interessante conferenza stampa aperta da un intervento dell’avv. Di Giovanni che ha sostenuto con fermezza ed abbondanza di argomentazioni e prove come «Provenza, Catenacci ed Allegra non sono stati dei cattivi funzionari, ma dei fedeli servitori dello Stato che hanno agito in osservanza alle disposizioni del potere politico il quale ha voluto costruire sulla strage e gestire per i suoi fini reazionari, la montatura sugli anarchici» si è conclusa con un chiaro e circostanziato discorso di Armentano che ha avuto, a nostro avviso, per quello che abbiamo precedentemente esposto, alcune lacune ed alcuni limiti che, se comprensibili per la diversa ed avversa matrice politica del suo cliente, che fascista era e fascista rimane, non sono compatibili con l’esigenza di chiarezza che l’azione politica e demistificatrice delle istituzioni ci impone.

Questo, ben inteso, vale per quel che riguarda il Merlino come individuo, come strumento più o meno incosciente dei suoi camerati e di funzionari della squadra politica di Roma, in quanto ci sembra inevitabile che costui, dal momento che accusa polizia e magistratura e rifiuta di far passare anche sulla sua testa la bassa macchinazione ordita contro gli anarchici, concretizzi e precisi le sue accuse con la denuncia di fatti e circostanze particolari ed inequivocabili, fatti e circostanze che si sono realmente verificate e che implicano precise e gravi responsabilità degli inquirenti.

Per quel che riguarda, invece, la difesa del Merlino, nulla da eccepire né sulla linearità giuridica delle azioni intraprese né sulla correttezza delle posizioni assunte, dobbiamo anzi darle atto di aver tempestivamente denunciati, con estrema energia, in due memorie ai magistrati inquirenti, le omissioni, le manomissioni, i falsi, le sottrazioni di prove di cui si stava infarcendo l’inchiesta: querele clamorose come quella per il famoso vetrino, falsi come quelli costruiti con le testimonianze di Ippolito e Maccoratti o con il verbale di Calabresi sulle cassette Juval trovate in possesso di Karanastassis, ed omissioni di indagini su borse, cassette, esplosivo, timers, ecc. sono opera della difesa di Merlino e ciò, a nostro avviso, dimostra che costui e di conseguenza i suoi avvocati sapevano perfettamente che tutta l’inchiesta non era altro che una spudorata montatura ed erano più di ogni altro in grado di sapere su quali imbrogli questa montatura si stava costruendo.

Ma proprio per questo è ora necessario, se si vogliono sventare ulteriori manovre e speculazioni, smascherare e colpire senza tentennamenti e senza viltà, tutti i responsabili della precostituita macchinazione politico- giuridico-poliziesca.

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Una Risposta to “1972 11 4 Umanità Nova – La scomoda posizione del fascista Merlino”

  1. sergiofalcone Says:

    L’ha ribloggato su sergiofalcone.

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