1972 03 11 Umanità Nova – Illegittima ogni decisione che non invalidi l’istruttoria

1972 03 11 Umanità Nova – Illegittima ogni decisione che non invalidi l’istruttoria

 

Lunedì 6 marzo – Da alcune ore i giudici della corte d’assise sono riuniti in camera di consiglio.

Nessuno, ufficialmente, ha il coraggio di fare pronostici, nessun giornale ha voluto assumersi la responsabilità di raccogliere, pubblicare e commentare la «voce» – che da sabato scorso circola insistente negli ambienti più o meno direttamente interessati e diffusa telefonicamente in tutta Italia – su una «indiscrezione» attribuita a non meglio identificati «funzionari del Viminale molto vicini al ministro degli interni», secondo la quale da questo ministero sarebbe partito l’autorevole «consiglio» o «suggerimento» di accantonare per il momento lo scottante caso Valpreda accogliendo l’eccezione di competenza territoriale nei termini in cui è stata posta dalla parte civile.

Il che significherebbe spedire atti e imputati a Milano dove quella corte d’assise dovrebbe celebrare il processo sulla base della inchiesta e della sentenza istruttoria elaborata diligentemente dai giudici romani sul brogliaccio proposto loro dalle questure di Milano e Roma.

Noi raccogliamo la «voce» per dovere di cronaca con tutte le riserve del caso e la mandiamo in tipografia prima di conoscere le decisioni della corte, anche perchè ci sembra oltremodo significativa circa il clima di aperto sospetto e di grave sfiducia verso la conclamata «indipendenza» della magistratura in cui si muove questa assurda vicenda giudiziaria. Del resto chi ha ascoltato il giornale radio delle ore 14 ed il gazzettino del Lazio delle ore 14.15 ha notato che il cronista della RAI, oltre a dilungarsi molto più del consueto sulla seduta di oggi, hanno più volte insistito sulla probabilità che la corte decida di rimettere il processo al tribunale di Milano.

Comunque, qualunque decisione i giudici prenderanno, non potranno in alcun modo infirmare la certezza raggiunta nel corso delle prime udienze sulla assoluta incompetenza dei giudici romani nel condurre l’istruttoria per gli attentati. Resta da stabilire a chi effettivamente vada addossata la responsabilità di aver strappato illegalmente la istruttoria ed il processo alla magistratura milanese ed i veri motivi che hanno costretto a compiere un così grave e sfacciato arbitrio. Per noi è chiaro che una strage di Stato doveva risolversi, per poter capire i responsabili, con una istruttoria di Stato.

Ma se ciò è vero e non vediamo chi e come possa essere di diverso parere; se è vero, come è stato ampiamente provato nel corso del dibattimento che «più volte i diritti della difesa sono stati lesi durante la istruttoria»; se è vero, come è stato clamorosamente provato dalle ultime rivelazioni sulle «piste nere» che Occorsio e Cudillo sono responsabili di aver condotto le indagini con il solo fine di «fare il vestito» agli imputati prescelti; se è vero, come abbiamo più volte detto e come dimostreremo al processo, che una precisa e ben individuata volontà «politica» ha premeditato e precostituito, complici ben individuati funzionari dello Stato, falsi indizi per poter incriminare gli anarchici; se è vero tutto questo e quant’altro emergerà nel corso di questo processo allo Stato, non riusciamo a capire, a vedere, come riuscirà Falco e la corte che presiede a salvare dal naufragio completo l’inchiesta e la relativa sentenza istruttoria senza compiere un ennesimo arbitrio, un altro e ben più grave sopruso, un’altra sfacciata prevaricazione della verità, della giustizia, dei compagni innocenti incriminati.

La sola frase pronunciata da Occorsio nel corso delle prime sette udienze che ci sia rimasta impressa nella mente, perchè ci colpì come qualcosa di incredibilmente serio ed onesto che non ci aspettavamo da lui, è stata: «Io dico che i casi sono due: o l’istruttoria è a posto e si fa il processo o la istruttoria è nulla e allora va rifatta e gli imputati devono essere scarcerati. La difesa deve scegliere quale strada vuole che la corte imbocchi: su questo punto ci vuole chiarezza».

La difesa si è pronunciata con estrema chiarezza, l’istruttoria non ha assolutamente alcun fondamento, alcun appiglio giuridicamente valido, alcuna sia pur pallida credibilità, è frutto delle stesse manipolazioni poliziesche con le quali una certa magistratura milanese, e più precisamente un certo giudice Amati, si tennero in carcere per oltre due anni un gruppo di anarchici accusati degli attentati del 25 aprile ’69 malgrado risultasse chiaro fin da allora che quelle bombe, come quelle dell’8 agosto ai treni, chiaramente facenti parte dello stesso disegno criminale sfociato nella strage del 12 dicembre, fossero, di marca fascista e da attribuire a chi stava tramando con i colonnelli greci, con i servizi segreti tipo K.Y.P. e C.I.A.

Staremo a vedere quale svolta la corte vorrà dare al processo, staremo a vedere se, di fronte ai «supremi interessi» dello Stato – che mai come in questo momento si è trovato così apertamente e direttamente accusato dei suoi crimini politici e sociali – i giudici sapranno o potranno essere così sereni da sconfessare l’operato così apertamente «parziale» di altri giudici.

 

 

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