1972 03 4 Umanità Nova – Salvati dalla guerra l’assassino Valerio Borghese e i suoi accoliti

1972 03 4 Umanità Nova - Salvati dalla guerra l'assassino Valerio Borghese e i suoi accoliti

 

E’ stato sufficiente che i legali presentassero istanza di libertà provvisoria per i cinque «golpisti» legati al bandito fascista Valerio Borghese per bloccare l’inchiesta sul fallito colpo di Stato. Ciò nel momento in cui stavano per essere emessi decine e decine di mandati di cattura e giungere così – attraverso un incredibile spalleggiamento di «competenze» da un ufficio all’altro della sezione istruttoria, della corte d’appello e della cancelleria della Cassazione – dopo oltre 7 mesi di inammissibili lungaggini per una decisione che poteva essere presa in quindici giorni a far scadere i termini di carcerazione preventiva.

Dobbiamo ammettere che il giudice istruttore e il P.M. fossero seriamente intenzionati a far luce sul vasto complotto, visto che tutta la macchina giudiziaria si è mossa per bloccare le loro indagini, per strappar loro dalle mani i relativi atti, impedire di ordinare la cattura di un buon numero di «alte personalità» implicate nel piano reazionario del criminale Valerio Borghese.

Tutte le sconcertanti, vergognose fasi della vicenda giudiziaria che ha portato alla scarcerazione dei cinque luogotenenti di V. Borghese, non escluso il fatto che costoro hanno trascorso quasi tutto il periodo di detenzione in accoglienti cliniche private (trattamento democraticamente riservato ai padroni, sfruttatori, aguzzini e loro puttane e servi), si sono svolte nel pieno rispetto delle leggi che, nel caso specifico e come in tutti i casi analoghi, vengono interpretate in una ben determinata maniera ed applicate nel rispetto di certa norma procedurale la cui elasticità consente qualsiasi soluzione del caso trattato.

Come diretta e logica conseguenza della scarcerazione dei cinque cospiratori fascisti è attesa ora la revoca del mandato di cattura per l’assassino e truffatore Valerio Borghese.

Che tutto questo avvenga nel momento in cui è iniziato il processo per la strage di Stato, nel momento in cui la DC decide di giocare tutte le sue carte esasperando la crisi con l’intento di spostare verso la destra fascista l’asse politico parlamentare e governativo, non è attribuibile al caso. Così come non è senza significato, senza una precisa volontà politica – tesa ad evitare che si scoprisse nella sua complessità il vasto disegno eversivo che ha messo in moto le cellule terroriste – che Occorsio e Cudillo rigettarono, nel corso della fase istruttoria per la strage, l’istanza della difesa intesa a riunire in un unico procedimento le inchieste collaterali, riguardanti tutti gli attentati e tutti gli avvenimenti che andavano e vanno inquadrati nello stesso disegno criminale.

Tutte le piste, che avrebbero condotto l’inchiesta per la strage verso la sua giusta direzione, vennero frettolosamente e scopertamente abbandonate non perché – come vorrebbero sostenere oggi i legali di Ventura – la difesa non ne abbia

richiesto esplicitamente «la acquisizione» ma perchè un preciso e ben individuato disegno politico ha imposto – contro la logica e contro le giuste e circostanziate istanze della difesa (si veda la memoria presentata dall’avvocato Di Giovanni) – all’istruttoria di ricercare ad ogni costo elementi di colpevolezza unicamente e solo a carico, degli anarchici che la polizia aveva prescelti come autori della strage.

Di fronte a questa predeterminata volontà politica tesa a sviare le indagini su capri espiatori precostituiti dovevano essere insabbiati tutti i tentativi di aprire un varco nell’inchiesta perché la verità potesse emergere. Pertanto non hanno avuto alcun peso, nelle decisioni di Cudillo ed Occorsio, e non hanno trovato collocazione nell’inchiesta, tutti quegli indizi e quelle prove che, da qualsiasi parte si esaminassero, convergevano tutte nello stesso punto, conducevano tutte alla scoperta di un vasto complotto fascista.

Calzolari, Ventura, Sottosanti, Di Luia, Fappani, Delle Chiaie, Cartocci, Pecoriello, Freda, Ordine Nuovo, MAR ecc. sono tutti elementi che offrivano agli inquirenti, più o meno direttamente, più o meno tramite Valerio Borghese od altri squallidi arnesi del genere, veri capi del colpo di Stato.

Il processo attualmente in corso contro Valpreda e compagni è l’estremo tentativo di soffocare definitivamente la verità sul fallito complotto perchè questo è il prezzo che il sistema deve pagare alla «ragion di Stato» per la impunità dei criminali mandanti ed esecutori annidati in tutte le sue strutture di potere.

 

 

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