1972 04 29 Umanità Nova – Chi manovra la provocazione?

1972 04 29 Umanità Nova - Chi manovra la provocazione

 

E’ accertato che dal carcere Ventura riuscì a stabilire e mantenere contatti con un importante e misterioso personaggio proveniente da Roma, che si era installato a Treviso per seguire sul posto gli sviluppi della vicenda. Si sa che questo personaggio, nel mese di febbraio, ebbe clandestinamente da Ventura un messaggio con il quale il nazifascista arrestato sollecitava ai camerati una azione diversiva che ostacolasse o fuorviasse l’inchiesta che stava dilatandosi fino a coinvolgere Rauti per la strage di Stato.

Dopo circa un mese scatta la montatura nella quale Feltrinelli ha trovato la morte e gli inquirenti hanno scoperto una serie interminabile di indizi falsi preparati per far spostare verso «sinistra» la ricerca dei responsabili degli attentati del 1969.

Forse non si riuscirà mai a ricostruire con esattezza l’ambiente composito e, per certi versi, torbido in cui Feltrinelli era incappato; si hanno finora però alcuni dati certi, più che sufficienti per affermare che Feltrinelli è stato vittima di una macchinazione preparata con cura da agenti di servizi segreti e da provocatori fascisti.

Non è possibile – data la personalità di Feltrinelli, la sua irrequietezza, i rapporti internazionali che notoriamente aveva i grossi interessi politici ed economici legati alla sua attività – che la polizia italiana, il SID la CIA ed un certo numero di «infiltrati» fascisti avessero abbandonato la preziosa preda che per tutti egli rappresentava.

Non dimentichiamo che subito dopo le bombe del 25 aprile e dell’8 agosto ed ancor più sfacciatamente dopo quelle del 12 dicembre ’69, la polizia e certi magistrati tentarono con accanimento di legare il nome ed i soldi di Feltrinelli ai presunsi esecutori della strage. Del resto ancora oggi sono in servizio poliziotti e magistrati che non riescono a celare il proposito di dare credibilità a quelle tesi e pertanto sono alla caccia di un qualche sia pure indiretto collegamento tra Feltrinelli e gli attuali indiziati per la strage.

Indubbiamente intorno a Feltrinelli, intorno ai suoi progetti più o meno teorici di azione politica per sventare il «colpo di Stato fascista», ed intorno alle centinaia di milioni ed a qualche cospicuo pacchetto azionario di cui disponeva personalmente, gravitano un numero imprecisabile di individui, molti dei quali in perfetta buona fede, ma alcuni sicuramente spinti da precisi scopi spionistici e provocatori. Lo stesso intricato sviluppo che polizia e fascisti aveva predisposto intorno e dentro al gruppo «22 marzo».

Se un collegamento, infatti, è ravvisabile tra quanti stanno dietro la montatura del caso Feltrinelli e coloro che ordirono le trame per gli attentati del 12 dicembre, questo collegamento è possibile trovarlo tra quei personaggi politicamente camuffati che da anni andiamo indicando come agenti specializzati nell’infiltrazioni per ordire provocazioni a sinistra, tutti provenienti dalla centrale che fa capo ai Delle Chiaie, Di Luia, Chiesa ecc.

Sembra che sia Saba che Viel, i due arrestati a Milano nella casa di via Subiaco, inspiegabilmente zeppa di materiale compromettente, abbiano avuto contatti frequenti con questa centrale, che avessero avuto rapporti con elementi fascisti tra cui Nino Sottosanti e Diego Vandelli. Ciò non significa, sia chiaro, che Saba e Viel e quanti altri come Lazagna e Fioroni appaiono come indiziati nel caso, siano autori o complici della provocazione che ha causato la morte di Feltrinelli; tutti costoro, per il semplice fatto di essere apparsi subito schiacciati da un cumulo incredibile di indizi e di prove plateali, dovrebbero essere niente di più che le vittime predestinate dell’oscura vicenda.

Può sembrare impolitico ed a qualcuno persino auto lesivo il dover ammettere che la delinquenziale infiltrazione fascista, dopo essere riuscita a far incriminare degli anarchici per le bombe del 25 aprile e per quelle del 12 dicembre, sia riuscita, nello svolgimento dello stesso disegno del colpo di Stato, a realizzare altre provocazioni coinvolgendo elementi e gruppi di sinistra. Ma i fatti purtroppo evidenziano con sempre maggiore chiarezza una realtà che non possiamo rifiutare.

Il gruppo «22 ottobre» è stato manovrato e sfruttato da provocatori fascisti come Diego Vandelli. Nell’appartamento di via Subiaco, insieme al Saba, che si professa amico e compagno di Feltrinelli, è stato arrestato Viel, che è amico di Vandelli e legato a noti ambienti fascisti ai quali era legato Nino Sottosanti.

Del resto se la strategia dell’infiltrazione e della provocazione fascista è stata elaborata ad alto livello per essere applicata su vasta scala, se la strage del 12 dicembre ’69 doveva avere un seguito e degli sbocchi operativi nel quadro del colpo di stato fascista, è anche logico che nessun settore della sinistra, così come nessun settore dell’apparato statale, sia stato trascurato. Non dobbiamo chiudere gli occhi di fronte alla realtà delle provocazioni a catena, sempre più pesanti, vaste e spregiudicate di cui è vittima l’estrema sinistra. Noi anarchici, con le montature per gli attentati del 25 aprile e del 12 dicembre ’69 siamo stati i primi ad essere colpiti dalle prove prefabbricate dai fascisti e denunciammo la nuova strategia reazionaria ed il pericolo che essa rappresentava per tutta la sinistra. Oggi è evidente che non si è tenuto sufficientemente conto di quelle drammatiche esperienze, che non c’è stata una adeguata vigilanza rivoluzionaria, per cui altri raggruppamenti sono caduti infantilmente negli stessi errori, si sono aperti alle manovre provocatorie dei pretoriani di Rauti, di Almirante, dei colonnelli greci e delle centrali reazionarie del potere.

E’ estremamente illuminante su questa situazione ma anche gravemente indicativo della leggerezza irresponsabile con cui certi gruppi si muovono, che dopo gli incidenti dell’11 marzo a Milano e la vicenda che ha portato alla morte di Feltrinelli, uno dei dirigenti responsabili di «Potere Operaio», Giorgio Marroni, abbia con disinvoltura dichiarato: «Almeno un decimo degli iscritti al nostro e ad altri gruppi sono guardie di PS. carabinieri, agenti del SID. Molti altri sono spie e provocatori alle dipendenze dei fascisti».

Così è possibile capire come sia stato sfacciatamente facile per poliziotti e magistrati seguire le preordinate piste che dovevano portarli a scoprire i predestinati indiziati. Dal ritrovamento del pulmino a quello della «124», dalla individuazione di Fioroni e Saba, fino al ridicolo arresto di Castagnino, la cui presunta responsabilità era stata «soffiata» alla magistratura con una denuncia anonima più di una settimana prima che si scoprisse la lettera di Feltrinelli a «Saetta», tutto precostituito.

Forse non si riuscirà mai a trovare il capo della matassa, perchè ciò porterebbe all’incriminazione di gente che per il ruolo che ricopre negli apparati di potere non può essere toccata. Ma per noi è fuori di dubbio che dietro varie etichette di sinistra come il «22 marzo», il «22 ottobre», GAP, e le fantomatiche Brigate Rosse abbiamo agito ed agiscano, con l’evidente scopo di promuovere misure repressive contro la sinistra, agenti provocatori fascisti e di Stato.

Annunci

Tag: , , ,


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: