1973 03 24 Umanità Nova – Per Della Savia calpestate le leggi

1973 03 24 Umanità Nova - Per Della Savia calpestate le leggi

 

Ivo Della Savia, obiettore imputato nel processo per la strage di Stato per presunta detenzione e trasporto di esplosivi, latitante per non adempiere agli obblighi militari, ora corre il rischio di venire estradato dalla Germania, dove aveva regolare domicilio e lavoro, in base ad accuse false ed immotivate e violando completamente quelle che sono le leggi e le procedure italiane e tedesche.

Infatti le leggi che regolano le estradizioni risalgono al 1942, ad un accordo del 12 giugno tra il III Reich di Hitler ed il fascismo italiano, che sancisce che non vi possa essere estradizione nel caso che l’atto criminoso per cui viene richiesta sia di natura politica o preparatorio ad un atto politico; per di più deve essere ben specificato il motivo, ed uno solo, per cui si pretende l’estradizione e la nazione richiedente non deve interferire nelle decisioni della nazione alla quale la richiesta è rivolta.

L’avvocato tedesco di Della Savia, va  di Francoforte, in una conferenza al palazzo di giustizia di Roma, ha fatto notare le numerose irregolarità e violazioni che hanno finora caratterizzato la richiesta avanzata dalle autorità italiane.: innanzitutto, sorvolando sul fatto che Della Savia è ricercato in Italia per l’obiezione (fatto considerato politico sia in Germania che in Italia) e questo annullerebbe la richiesta di estradizione (a meno di garantire un salvacondotto, cosa illegale in Italia e quindi impossibile).

Si legge nella domanda di estradizione (che sta a dimostrare lo straordinario interesse che le autorità italiane hanno per poter avere Della Savia nelle proprie mani) che si vuole il Della Savia in Italia per «una serie di reati (??) e detenzione e trasporto di esplosivo…». Se non fosse già ridicola di per sé, ci sarebbe da commuoversi per lo sfoggio di astuzia che i nostri fanno per non dire assolutamente niente: «…una serie di reati…».

Per l’accusa di «…detenzione e trasporto di esplosivo…» è ancora tutto da dimostrare e, nel caso ipotetico che fosse reale – e qui sta la finezza delle nostre autorità -, l’esplosivo sarebbe servito, sempre secondo la ridicola versione che accusa gli anarchici della strage di Stato, a confezionare le bombe di Milano e Roma.

In questo modo, dando per scontata la versione poliziesca e statale della strage, a Della Savia non resterebbe che dichiarare di aver trasportato l’esplosivo per ricadere nella seconda parte del trattato in cui si nega l’estradizione per atti preparatorii ad un atto politico e quindi restare in Germania.

L’avvocato Di Giovanni ha fatto notare come questo metodo di pressione sia stato usato proprio sul fratello di Ivo, Angelo Piero Della Savia, che con la promessa di poter restare in Svizzera, dove si era rifugiato, dichiarò di aver compiuto numerosi attentati (naturalmente inventati di sana pianta): una volta firmata la dichiarazione venne immediatamente portato in Italia e ci vollero mesi per poter dimostrare che la dichiarazione era falsa.

Per aver prova di questo, basta leggere la richiesta di estradizione dove si pregano le autorità tedesche di essere «sollecite» perché Ivo deve essere «interrogato come testimone in alcuni processi molto importanti».

Per poter poi vedere la natura realmente politica della richiesta basta far notare alcune «coincidenze»: come nell’istruttoria Occorsio, Ivo sia considerato ottimo amico di Valpreda e responsabile con lui di un fantomatico deposito sulla Via Tiburtina, risultato inesistente; come in Germania Ivo sia stato visitato da un avvocato della parte civile nel processo per la strage, l’avvocato Ascari, per ottenere delle dichiarazioni da usare contro Valpreda e compagni; come la richiesta di estradizione sia stata presentata la vigilia stessa della scarcerazione di Valpreda, mentre da molto tempo tutti conoscevano il posto dove Ivo si trovava (prova ne è la visita di Ascari); il fatto che subito dopo la cattura del fratello Angelo Piero, su tutti i giornali sia apparsa la notizia dell’arresto del «noto anarchico Ivo Della Savia», amico di Pietro Valpreda, imputato per il deposito sulla Tiburtina (?); il fatto infine che sia stata contemporaneamente fissata la prima udienza dell’appello per le bombe del 25 aprile per il 2 luglio di quest’anno.

Le possibilità di riuscire a far rimanere Ivo in Germania sono perciò molto ridotte, data la vastità degli interessi e delle connivenze che spingono per l’estradizione: tuttavia il lavoro dei compagni in Germania ha permesso la concessione, in via del tutto straordinaria, di una specie di riunione tra tutte le parti in causa, con presentazione di testimoni e di documenti (si pensa di far intervenire anche il redattore dell’Observer Leslie Finer, che presentò il famoso «rapporto P.», che dimostrava l’esistenza di un piano eversivo di destra in cui erano complici vari servizi segreti di vari stati e importanti personaggi politici; l’ex ministro Pannelotis Cannellopulos ed altri) prima di decidere in merito.

P.S.

All’ultimo momento apprendiamo che la magistratura tedesca, dietro oscure pressioni da parte di non individuati «centri di potere» italiani, calpestando precise norme procedurali e particolari accordi con la difesa, ha approfittato del viaggio a Roma dell’avv. Demski per decidere, a porte chiuse e senza il suo intervento, di sottostare alla illegittima pretesa delle autorità italiane. Solo la minaccia di uno scandalo ha fatto rientrare, per ora, la infame ed arbitraria decisione, che è rimandata ad altra riunione della corte alla quale sarà ammessa la difesa.

 

 

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