1971 04 21 Unità – Anarchici: accusato di falso il verbale della questura. di Pierlulgi Gandini

1971 04 21 Unità anarchici accusato di falso il verbale della questura

E’ ripreso il processo dinanzi al tribunale di Milano

Anarchici: accusato di falso il vcrbale della questura

L’istanza è stata presentata ai giudici dall’imputato Paolo Faccioli – La deposizione dei poliziotti – La misteriosa vicenda di un foglietto «dinamitardo» – Il maresciallo Panessa fa il duro

 

 

Milano,20 – Il processo contro gli anarchici accusati degli attentati del 68 e del 69, è ripreso stamane e la corte ha affrontato uno dei tanti misteri della vicenda. Esiste agli atti un verbale di perquisizione dal quale risulta che nel domicilio pisano dell’imputato Paolo Faccioli, venne sequestrato dalla polizia un foglietto recante lo schema e le istruzioni relativi per ordigni esplosivi.

Il Faccioli, nell’interrogatorio reso all’inizio del processo, aveva sostenuto invece che tale foglietto gli era stato trovato in tasca all’ufficio politico della questura di Milano, senza che lui riuscisse a spiegarsene la provenienza.

Così sull’episodio si ascoltano il brigadiere Erminio Angeletti e il maresciallo Salvatore Fillinceri, della questura livornese, che effettuarono la perquisizione nelle abitazioni del Faccioli a Pisa e dell’altro imputato Paolo Braschi a Livorno, e che infine accompagnarono entrambi a Milano.

Altro teste in proposito il maresciallo Vito Panessa dell’ufficio politico milanese, gia noto per essere stato uno di coloro che interrogavano Pinelli.

I poliziotti i negano di aver trovato il foglietto a Pisa e sostengono che questo fu rinvenuto a Milano appunto nella tasca del Faccioli. Il Panessa da parte sua conferma. Ad un certo momento durante gli interrogatori a Milano, il Faccioli chiese di andare al gabinetto. Prima di acconsentire alla richiesta, i poliziotti ambrosiani chiesero al colleghi livornesi se avessero già perquisito il giovane; la risposta fu che ci si era limitati ad un controllo sommario per vedere se il fermato portasse armi. Il Faccioli fu perciò nuovamente perquisito e saltò fuori il famoso foglietto.

I difensori contestano: «E allora come mai esso figura nel verbale di perquisizione e sequestro a Pisa?».

E Panessa: «Dev’essere stato uno sbaglio. Sa, nell’amore per il lavoro!».

Per completare il pasticcio, l’originale rimase a Milano e una fotocopia fu inviata a Livorno. Disguido o qualcosa di peggio. Comunque, al cancelliere viene consegnata una dichiarazione dal Faccioli, il quale impugna per falsità il verbale di perquisizione e di sequestro, perchè il foglietto, come abbiamo visto, non fu rinvenuto a Pisa ma a Milano, non nell’abitazione ma nella tasca dello stesso Faccioli, non il 28 aprile 1969 ma il giorno successivo. La corte si riserva.

Al Panessa poi si chiedono particolari sugli interrogatori milanesi del Braschi e del Faccioli. E l’impeccabile poliziotto: «Furono trattati secondo la coscienza e la legge». Il Braschi dalla gabbia: «Si, a furia di botte».

E il Panessa, duro: «La verità è che, dopo qualche reticenza, il Braschi si mostrò molto loquace, soprattutto per quanto riguardava il Faccioli. Adesso, è inutile che tenti di rifarsi una verginità politica!».

I difensori incalzano: «E’ vero che gli fu spaccato un labbro? Comunque è vero che fu visitato da sua madre?»

Panessa: «Si, la madre venne ma, vedendo che dormiva sotto una coperta, non volle svegliarlo».

Questa volta è il Faccioli ad esplodere: «Digli un po’ perché ero sotto la coperta e com’era la mia faccia?».

E’ la volta del dirigente dell’ufficio politico di Livorno dott. Enrico Benevento. «Io non mi trovavo in quella città all’epoca in cui fu commesso l’attentato contro il palazzo di giustizia. Mi avvertirono che si sospettava del Braschi, il quale faceva parte della gioventù libertaria, estrema sinistra degli anarchici. Rompendo gli indugi, effettuammo una perquisizione in casa del giovane e trovammo un percussore a molla, dello stesso tipo di quelli usati dai terroristi alto-atesini. Certo, lui disse che probabilmente apparteneva al Faccioli».

Il Braschi scatta: «Non è vero io in un primo verbale negai tutto. E il secondo, dove si dice che accusai il Faccioli, non reca neppure la mia firma».

L’udienza si conclude con una nuova grana. La consulente della difesa Faccioli incaricata di partecipare alla nuova perizia grafica ordinata dalla corte sui volantini attribuiti all’imputato, afferma di essere stata esclusa dall’accertamento dagli stessi periti. Così domani si sentiranno questi ultimi.

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