1971 04 6 Unità – Anarchici: il giudice non trova l’esplosivo. di P. L. Gandini

1971 04 6 Unità Anarchici il giudice non trova l esplosivo

 

Il processo di Milano

Anarchici: il giudice non trova l’esplosivo

 

Milano, 5. – Dove fu preso l’esplosivo che servì ai più gravi attentati attribuiti agli anarchici? Porre una simile domanda dopo due anni di istruttoria e un capo di accusa che contesta il furto dell’esplosivo stesso a due imputati, con tanto di circostanze e di modalità, potrebbe sembrare uno scherzo di cattivo gusto. E invece non lo è, dopo quanto si è appreso all’udienza di oggi del processo contro gli anarchici: e cioè che la ditta, la quale avrebbe subito il furto, lo esclude recisamente!

Partiamo appunto dalla accusa. Questa sostiene, in base ad una confessione, poi ritrattata dagli interessati, che Paolo Braschi e Angelo Piero Della Savia, recatisi un giorno imprecisato del novembre ’68, in una cava presso Grone in quel di Bergamo, fecero saltare il lucchetto d’una riserva e asportarono una notevole quantità di esplosivo, di detonatori e di miccia, che poi si divisero.

Ed ecco che oggi sul pretorio c’è: la presunta parte lesa, e cioè il dottor Roberto Antelmi, consigliere delegato della ditta Pozzi, proprietaria appunto della cava. L’Antelmi comincia con lo spiegare che sotto la cava c’è la polveriera, cintata e sorvegliata da un guardiano; da questa ogni giorno i cavatori traggono la quantità di esplosivo necessaria ai lavori, che viene poi trasportata in un vano scavato nella roccia sopra la cava, con un «baulotto».

La sera normalmente i residui vengono riportati nella polveriera. «Ora – conclude l’Antelmi – io debbo qui confermare quanto già dichiarato in istruttoria e cioè che dal nostri controlli sui relativi buoni di carico e di scarico, non risultò mancante del materiale esplosivo…».

Il presidente consigliere Curatolo si affretta a contestare: «E’ vero; però, stando al perito d’ufficio nominato a suo tempo dal giudice istruttore, voi avreste interesse a negare il fatto, qualora aveste lasciato nel «baulotto» dei residui di esplosivo, mentre la legge prescrive che siano riportati nella polveriera…».

Ascoltiamo la risposta dell’Antelmi: «I dirigenti, i capocava e gli operai sono nella nostra ditta da molti anni, e non abbiamo ragione di dubitare di loro; normalmente la sera essi riportano i residui alla polveriera… ».

Interviene il P.M. dottor Scopelliti: «Ma qui fu forzato un lucchetto!»

E l’Antelmi «Fu lo stesso capocava a far saltare uno dei due lucchetti del «bauletto», perchè aveva smarrito la chiave…».

Il colpo è forte, e il P.M. tenta di pararlo: «Ma ci sono altre cave nei dintorni?».

L’Antelmo: «Si, ne abbiamo una a due chilometri di distanza dalla prima…».

Il difensore Spazzali incalza: «Avete un libro di carico e scarico dell’esplosivo?».

Antelmi. «Si, basato sui buoni quotidiani di prelievo e di rimessa; e non risulta nessun ammanco…». Ma i misteri non finiscono qui; ci sono anche i misteri di San Vittore, malamente chiariti dal direttore dottor Alfonso Corbo. Dunque il Faccioli dichiara che, entrato a S. Vittore col labbro spaccato dal pugni dei poliziotti, non fu sottoposto alla prescritta visita medica. Che ne dice il Corbo?

«Debbo ammettere – è la sua risposta – che il Faccioli non fu visitato per una mancanza dell’agente dell’ufficio matricola. Questi infatti compilò il mattinale con l’elenco delle visite del giorno dopo, alle 22-22.15 invece che a mezzanotte; il Faccioli arrivò alle 22,25 e così rimase fuori dell’elenco…».

Interviene il Faccioli: «Ma guarda che caso!» E il presidente: «Potevate scriverlo sul mattinale del giorno successivo… ».

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Una Risposta to “1971 04 6 Unità – Anarchici: il giudice non trova l’esplosivo. di P. L. Gandini”

  1. sergiofalcone Says:

    L’ha ribloggato su sergiofalcone.

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