1971 04 8 Unità – Anarchici: la superteste non ricorda di p.l.g.

1971 04 8 Unità Anarchici La superteste non ricorda

Il processo di Milano

Anarchici: la superteste non ricorda

Rosemma Zublena dovrebbe essere l’asso nella manica dell’accusa – Le sue tesi sono apparse poco probabili – Lettere a macchina ed esplosivo

 

Milano, 7 – Al processo degli anarchici, è arrivata la «supertestimone» Rosemma Zublena, carica di accuse; ma la Zublena è stata preceduta e, per così dire presentata, da altri due noti personaggi: il dottor Allegra, dirigente dell’ufficio politico della questura e Antonino Sottosanti, detto «il fascista». Il dottor Allegra spiega che fu seguita la pista degli anarchici, poiché il testo dei volantini rinvenuti sui luoghi degli esplosivi, sottoposti ad anarchici di provata fede (o a confidenti?), venne riconosciuto come indiscutibilmente anarchico; infine afferma che la Zublena, scoperta nel corso degli accertamenti col Braschi, fu solo invitata a collaborare.

Il Sottosanti, per parte sua, viene a ripetere l’alibi già fornito in istruttoria all’imputato Tito Pulsinelli. Appena seppe dai giornali dell’arresto di quest’ultimo, ricordò che il 31 marzo ’69, giorno dell’attentato al palazzo di giustizia di Roma, avevano passato insieme la serata a Milano in piazza del Duomo, e poi in una pizzeria. La data gli era rimasta impressa, perche avevano discusso proprio se il 1° aprile. giorno successive fosse l’anniversario della fine della guerra di Spagna, o invece dell’arrivo in quel paese della legione tedesca Condor. Quanto alla Zublena, lui, Sottosanti, la conobbe nel settembre successivo in casa Pinelli, dove la donna stava preparando un pacco per il Braschi. E qui sarà bene ricordare che all’epoca, il nostro Nino, per avere fornito l’alibi al Pulsinelli, ricevette dalla famiglia di quest’ultimo un rimborso spese; dopodiché, si recò dal Pinelli, il quale si occupava dei soccorsi ai detenuti, e ricevette altre 15 mila lire, e ciò proprio nel pomeriggio del 12 dicembre, poche ore prima della strage di piazza Fontana.

Il Pulsinelli, interrogato adesso sull’incontro serale col Sottosanti dichiara di non ricordare. E allora sorge il sospetto: quell’alibi era vero od era solo un pretesto per intrufolarsi negli ambienti degli anarchici?

Alta, massiccia, vestita di nero, un foulard avana che le copre quasi interamente il volto, Rosemma Zublena, 47 anni. professoressa di francese. La sua tesi in sostanza è questa. Dopo l’arresto degli imputati, la polizia la invitò a collaborare dicendole che i giovani avevano già confessato molte cose. Così lei, per salvare 1’amato Paolo Braschi e i suoi compagni, raccontò l’episodio cui aveva assistito di persona, e le confidenze sugli altri episodi, che aveva ricevuto dall’amico.

Ma lasciamo la parola a questa sconcertante testimone.

«E’ vero, il Norscia e la Mazzanti mi accolsero in casa senza chiedermi un soldo, ma siccome erano in condizioni disastrose, versavo loro dodicimila lire al mese. Sì, ebbi con lui rapporti intimi… Dopo un po’ di giorni, il Norscia e la Mazzanti, mi chiesero se conoscevo cave della val d’Aosta, dove si potesse trovare dell’esplosivo… Non ci feci caso, così come non ascoltai la Mazzanti, che una sera si mise a parlarmi di anarchia… La sera del l° febbraio 1969 (attentato al deposito milanese di dischi della RCA – n.d.r.), vidi che i due maneggiavano un cilindro arrugginito; pensai si fossero innamorati di un pezzo antico… Ma la Mazzanti si mise a scherzare: “Attenta che se scoppia, saltiamo tutti!”. Io scappai in cucina a fare il caffè (sic), poi la Mazzanti mi chiese: “Puoi battermi dei volantini?”. Il Norscia mi scrisse il testo in bella calligrafia, mi parvero i soliti slogans, mi recai all’ufficio delle poste per batterli… Ma c’era gente e, temendo che qualcuno potesse leggere il testo, lo copiai con scrittura incomprensibile e distrussi l’originale… Conservai però la mia copia (più tardi consegnata alla polizia, ndr) perchè volevo vederci chiaro… Al ritorno, il Norscia. mi disse di spedirne due all’editore Feltrinelli e ad una fondazione olandese e ritirò gli altri… Poi mise il cilindro in un giornale e uscì …Dopo circa un’ora tornò e propose a me e alla Mazzanti di andare a festeggiare in un bar l’attentato riuscito …».

Ma passiamo alle confidenze che la Zublena afferma di aver ricevuto dal Braschi la mattina del 28 gennaio 1969 a Milano e poi le notti dal 6 al 7 marzo e dal 16 al 17 aprile 1969, in un albergo di Pisa. Si noti che in proposito l’imputato sostiene d’essere stato all’epoca già stufo della matura amica e di avere accettato gli appuntamenti solo perché lei minacciava di uccidersi. Secondo la donna invece, il Braschi, nell’intimità, si autoaccusò e accusò il Pulsinelli, il Della Savia perfino di un attentato in Svizzera, il Faccioli (i due ultimi avrebbero addirittura preannunciato gli attentati del 25 aprile).

Al termine dell’udienza un giovane anarchico è stato arrestato a causa di un lieve incidente avvenuto tra una cinquantina di anarchici e forze di polizia. Il fatto è accaduto quando gli anarchici hanno tentato di entrare, ma sono stati bloccati da agenti di polizia e carabinieri. Alcuni giovani allora hanno lanciato sassi contro la polizia: uno di loro, Daniele V. di 17 anni, è stato fermato e condotto in questura, dove è stato arrestato per resistenza alla forza pubblica.

 

 

 

 

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