1971 03 22 Unità – Processo a 6 anarchici per discutibili indizi. Inizia oggi il procedimento in Corte d’Assise a Milano

1971 03 22 Unità Processo a 6 anarchici per discutibili indizi

 

Inizia oggi il procedimento in Corte d’Assise a Milano

Processo a 6 anarchici per discutibili indizi

Sono accusati di essere responsabili di attentati in mezza Italia – Una istruttoria che è connessa a quella sulla strage di piazza Fontana e sul caso Pinelli

 

MILANO, 21 marzo – Il processo contro gli anarchici accusati degli attentati del 25 aprile ’69 a Milano, e diversi altri commessi in diverse città, avrà inizio domani alla seconda sezione della Corte di assise, sempre che lo sciopero degli avvocati non porti a un rinvio. Nella gabbia saranno sei giovani: Paolo Braschi, Angelo Pietro Della Savia, Paolo Faccioli, Tito Pulsinelli, Giuseppe Norscia,Clara Mazzanti; a piede libero, l’editore Giangiacomo Feltrinelli e la moglie Sibilla Melega, che probabilmente non compariranno.

Le accuse contro i primi sei sono gravissime: associazione a delinquere, furto e detenzione di esplosivi, fabbricazione di ordigni, strage (dodici episodi), esplosioni a scopo terroristico (sei episodi), lesioni volontarie aggravate ai danni di due persone. L’evidente sproporzione fra il numero delle vittime e le accuse di strage, derivano dal fatto che per il nostro codice, quel reato è «di pericolo» e si concreta quindi nel momento stesso in cui viene deposto l’ordigno che possa determinare una strage, indipendentemente dalle conseguenze concrete.

Gli attentati furono commessi a Milano, Genova, Torino, Livorno, Pisa e Padova fra l’aprile ’68 e l’aprile ’69. Ai Feltrinelli infine si addebita di ave testimoniato il falso, fornendo un alibi al Della Savia e al Faccioli.

Impossibile qui riassumere la ricostruzione dei fatti e la motivazione delle accuse che occupano ben 97 pagine fittamente dattiloscritte della sentenza istruttoria. Per il giudice, comunque, le prove sono fornite principalmente dalle contraddizioni e dalle reciproche chiamate di correo degli imputati; dalle accuse di una «supertestimone», Rosemma Zublena, già amica del Braschi; dalla qualità degli esplosivi e dai particolari di fabbricazione degli ordigni che sarebbero gli stessi nei vari attentati; dall’identità delle scritture nei volantini lasciati sui luoghi delle esplosioni e nella corrispondenza degli imputati; infine dall’amicizia e affinità ideologica tra questi ultimi. Il che fa prevedere un processo largamente indiziario.

Ma occorre soprattutto ricordare che l’istruttoria, quanto mai discussa, costituì, per così dire, la premessa alle successive istruttorie sugli attentati del dicembre ’69 e sul caso Pinelli. Fra i personaggi infatti, troviamo lo stesso magistrato istruttore, dottor Antonio Amati che, appena avuta notizia dell’eccidio di piazza Fontana, telefonò alla polizia per indirizzarla sulla traccia degli anarchici; Pietro Valpreda, il cui nome emerse appunto dall’istruttoria sugli attentati del 25 aprile, e che venne quindi arrestato proprio sull’uscio del giudice Amati, quale maggiore indiziato della strage di Milano; i commissari Calabresi e Allegra, protagonisti di tutte le indagini; Nino Sottosanti detto «il fascista», dapprima testimone a favore di Pulsinelli, poi coinvolto negli accertamenti su piazza Fontana, ed ora testimone (dovrà essere sentito martedì prossimo) al processo Calabresi- Lotta continua, sulla morte di Pinelli; infine gli stessi anarchici oggi imputati, e che sono stati ugualmente richiesti come testimoni dai difensori di Lotta continua.

Come si vede, è un fittissimo quanto oscuro intreccio che potrebbe avere una radice comune; tanto più se si pensa che dagli arresti degli anarchici prese il via la campagna reazionaria contro l’autunno sindacale, culminata poi nella morte dell’agente Annarumma (tuttora avvolta nel mistero perchè il preannunciato deposito della richiesta di archiviazione non ha avuto luogo) e nella strage di piazza Fontana (per la quale si attende ancora il processo a Valpreda).

Il dibattimento, che inizierà domani, sarà quindi utile se consentirà all’opinione pubblica di cominciare a veder chiaro in quegli episodi che tanto servirono alla famigerata tesi degli «opposti estremismi»; oltre che naturalmente per stabilire le vere responsabilità degli imputati, in galera ormai da due anni. Certo non sarà facile, anche perché – vedi caso – il presidente della seconda sezione della Corte di assise, dottor Paolo Curatolo e il giudice a latere dottor Roberto Danzi, sono gli stessi che lo scorso anno condannarono il giornalista Piergiorgio Bellocchio. (Già, perché la prima sezione della Corte di assise, da quando assolse un antimilitarista, non riceve più processi politici; una protesta dei suoi giudici contro la polizia che aveva preteso di conoscere i loro nomi, cognomi e indirizzi, è stata lasciata cadere dal Consiglio superiore della magistratura; e l’antimilitarista è stato condannato in appello).

Pubblico ministero sarà il dottor Antonino Scopelliti, lo stesso che ignorò le torture dei carabinieri di Bergamo, e che ora dovrebbe condurre anche la grossa istruttoria sull’inquinamento delle acque (come potrà fare tutto, è un altro mistero della procura milanese).

 

 

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