1980 12 13 Paese Sera – «E dietro a tutti c’erano i servizi segreti infedeli». Il PG chiede l’ergastolo anche per Valpreda di Giuseppe Rosselli

1980 12 13 Paese Sera Il PG chiede ergastolo per Valpreda

Il PG chiede l’ergastolo anche per Valpreda

«E dietro a tutti c’erano i servizi segreti infedeli»

di Giuseppe Rosselli

 

Catanzaro, 13 – Ergastolo per Pietro Valpreda, ergastolo per Mario Merlino. La «svolta» che il PG vorrebbe imprimere alla tormentata vicenda giudiziaria di Piazza Fontana si delinea in tutta la sua clamorosa e sconcertante portata. A giudizio dell’accusa, dunque, sarebbe stato Valpreda a collocare nel salone della banca dell’Agricoltura, a Milano, la bomba che provocò la strage. Quanto a Merlino (definito «un fascista, legato a Stefano Delle Chiaie ed infiltrato fra gli anarchici romani del gruppo XXII Marzo, per farne inconsapevoli strumenti della destra eversiva) il PG lo qualifica responsabile morale, anche se «mancasse» la prova che fu Valpreda l’autore materiale dell’eccidio. Quel «mancasse» è causa di un equivoco. Al termine dell’udienza mattutina, cortesemente il dottor Porcelli anticipa ai giornalisti le sue conclusioni nei confronti di Merlino, del quale parlerà nella seduta pomeridiana. Ma sulla fotocopia che il magistrato consegna alla stampa c’è scritto «anche se manca la prova che Valpreda…», ecc. ecc. Più tardi qualcuno gli domanda il significato di quel «manca». Porcelli risponde che si tratta di un errore della dattilografa e che si deve leggere «mancasse». Aggiunge che, comunque, chiarirà l’equivoco. E quando la Corte, verso le 17, torna a riunirsi, il PG affronta subito l’argomento e «per sgombrare il terreno da ogni malinteso» precisa subito che chiederà la condanna anche di Valpreda «per i motivi che illustrerò domani». I difensori dell’anarchico, avvocati Guido Calvi e Marco Janni, rilasceranno più tardi questa dichiarazione: «E’ sconvolgente ciò che è accaduto oggi. Dopo undici anni, vengono sovvertite tutte le risultanze di tre istruttorie e del processo di primo grado. Sconcertante è il modo col quale il PG ha dato l’annuncio della richiesta di condanna per Valpreda a chiarimento di un equivoco».

Vedremo oggi con quali argomentazioni l’accusa vuole anche Valpreda all’ergastolo. Adesso riassumiamo quelle contro Merlino. «Sempre e visceralmente uomo di destra – dice il PG – Merlino si infiltra fra gli anarchici, dove svolge opera di provocazione e di istigazione alla violenza, in perfetto parallelismo con quanto fa Giovanni Ventura nel Veneto». Uno degli elementi più gravi nei confronti di Merlino è il suo incontro con Delle Chiaie a Roma: «Tutto autorizza a ritenere – afferma il PG – che fra i due furono concordati i dettagli operativi per l’indomani». In più, Merlino, in coerenza con la strategia che lo ispira, dopo la strage di Milano e gli attentati di Roma «indirizza le indagini sui componenti del gruppo anarchico, facendo rivelazioni compromettenti sul loro conto (…). Tutto ciò dimostra il apporto operativo alla strategia eversiva globale; e i suoi stretti rapporti con Delle Chiaie, uno dei vertici dell’organizzazione, attestano non solo che egli stesso era a conoscenza degli obiettivi perseguiti, ma che cooperava con perfetta accettazione dei mezzi per conseguirli». L’alibi dell’imputato per il pomeriggio del 12 dicembre non ha trovato conferme; una «fonte fiduciaria» del SID lo indica come organizzatore, insieme con Delle Chiaie, degli attentati di Roma ed esecutore materiale di uno di essi. Contro di lui c’è infine, «una drammatica telefonata tra le sorelle Minetti, molto vicine a Delle Chiaie e a conoscenza dei fatti, durante la quale Merlino viene indicato come gravemente implicato negli attentati, con lo stesso Delle Chiaie».

Nelle valutazioni dell’accusa, dunque, si dovrebbe ritenere che l’attuazione del piano terroristico fu concordato tra Freda o Delle Chiaie. Quest’ultimo, però, stranamente non figura nell’elenco degli imputati e continua, indisturbato e ben protetto, a rimanere all’estero.

Gli altri temi affrontati ieri dal procuratore generale riguardano in particolare l’ex capo del reparto D del SID, generale Gianadelio Maletti e il suo collaboratore capitano Antonio Labruna, condannati in primo grado per favoreggiamento nei confronti di Giannettini. La Corte, secondo l’accusa, deve confermare questa condanna, in quanto è ormai dimostrato che Giannettini fu fatto espatriare perché si voleva sottrarlo ai giudici. Labruna, facendo fuggire Giannettini come gli era stato comandato, «sapeva che gli ordini erano illegittimi e che commetteva un grave reato, ma li eseguì». Sferzante il giudizio del PG su Maletti: «Questo generale aveva giurato fedeltà alla costituzione repubblicana, e aveva il dovere di rispettare il giuramento. Se non voleva farlo, doveva andarsene. Se rimase e svolse atti contrari al suo dovere, ne paghi le conseguenze (…). A Maletti e Labruna – aggiunge il PG – voglio dire che, anche se non è stato possibile stabilire per chi essi hanno agito e agli ordini di chi o di quale parte politica hanno inteso agire, una cosa è certa; gli ostacoli frapposti alla verità e alla giustizia si spiegano solo con la logica del consapevole aiuto da complici a complici».

Un accenno anche alle coperture politiche e ai depistaggi posti in essere dal SI e dall’ufficio Affari Riservati del Viminale: «Mi rammarico – dice il PG – che a undici anni dai fatti non si sia riusciti a dare un volto ai burattinai, ai mandanti. E ciò lo si deve proprio all’opera di depistaggio compiuta da quei servizi segreti che erano preposti alla sicurezza dello Stato».

La requisitoria ormai volge al termine. Oggi, come dicevamo, il PG illustrerà i motivi in base ai quali chiede anche la condanna di Valpreda. Poi formulerà le sue richieste.

 

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