1980 12 15 Paese Sera – Delle Chiaie e Freda complici. Secondo il PG di Catanzaro sono gli strateghi della strage

1980 12 15 Paese - Delle Chiaie e Freda complici

Secondo il PG di Catanzaro sono gli strateghi della strage

Delle Chiaie e Freda complici

Programmarono insieme la strategia della tensione – Calvi: «Valpreda è estraneo a piazza Fontana, e deve essere assolto» – Dopo la requisitoria del procuratore polemiche più aspre

di Giuseppe Rosselli

Catanzaro, 15 – La requisitoria del Procuratore generale al processo d’appello per la strage di piazza Fontana ha ricondotto alla ribalta il nome di Stefano Delle Chiaie, fondatore di Avanguardia Nazionale, coinvolto nel fallito golpe di Valerio Borghese, ritenuto responsabile di attentati terroristici e manovratore di pericolose trame eversive fasciste, che tuttavia, indisturbato e ben protetto, continua a vivere all’estero non tralasciando però di compiere anche «visite» in Italia. Secondo l’accusa Delle Chiaie ha svolto un ruolo di tutto rilievo anche nell’organizzazione della strage di Milano e degli attentati di Roma del 12 dicembre 1969. È a lui infatti che il PG fa risalire – già gli è capitato di rilevarlo nei giorni scorsi – la «grande idea» delle infiltrazioni di elementi fascisti fra i gruppetti dell’estrema sinistra, per farne inconsapevoli strumenti della strategia eversiva del neofascismo. Su questo punto il PG è stato chiarissimo quando ha parlato di Mario Merlino, «sicuramente un fascista legato a Delle Chiaie, che lo indirizza verso ghi anarchici del gruppo 22 marzo di cui fa parte Pietro Valpreda». Seguendo questa strada, inevitabilmente si perviene alla conclusione che, secondo il PG la tragica stagione delle bombe che culminò nell’eccidio di piazza Fontana fu programmata d’intesa da Franco Freda e Delle Chiaie. Ma allora perché quest’ultimo non figura fra gli imputati del processo? Alla domanda risponde il procuratore generale Domenico Porcelli: «Il rilievo è giusto, ma per ora io non posso che attendere».

Lei si è detto sicuro del ruolo di Delle Chiaie, e allora che cosa aspetta?

«La sentenza. Se i giudici accoglieranno le mie tesi. Delle Chiaie finirà fra gli imputati per la strage. Ma prima devo sapere che cosa deciderà la corte».

Delle Chiaie figura in questo processo semplicemente come falso testimone, cioè per un reato ormai abbondantemente prescritto. Da qualche anno si è rifugiato all’estero. Perché l’hanno fatto scappare?

«Questo – replica Porcelli – non può chiederlo a me. Io ripeto che se il processo finirà nel modo da me richiesto, la procura generale di Catanzaro farà il suo dovere. Anche se non possiamo sperare di vedere Stefano Delle Chiaie sul banco degli imputati».

– In altri termini: una discriminazione platonica…

«Di più io non potrei fare».

Sul piano delle responsabilità, o meglio delle coperture politiche, lei ha detto cose molto pesanti nella, requisitoria…

«Ho espresso il mio convincimento. Ma purtroppo non siamo riusciti a raccogliere elementi di prova..». .

In effetti, su questo terreno il PG è stato estremamente duro accusando i vertici del Sid e i dirigenti dell’Ufficio Affari Riservati del Viminale di avere ostacolato pervicacemente la ricerca della verità su piazza Fontana, al servizio di forze politiche che puntavano al sovvertimento dello Stato. A distanza di undici anni, i mandanti restano ancora senza volto e senza nome.

La requisitoria, intanto, ha riacceso il fuoco delle polemiche, specie per la richiesta di condanna all’ergastolo nei confronti di Valpreda. Qui sentiamo l’opinione di due avvocati: Guido Calvi (difensore di Valpreda) e Claudio Gargiulo (parte civile).

Calvi è esplicito: «La realtà processuale mostra che Valpreda non ha mai avuto il minimo contatto con Freda. Nessun elemento è emerso rispetto al precedente processo. La richiesta di condanna ci allarma: noi vogliamo giustizia. Valpreda deve essere assolto, perché è completamente estraneo alla strage di piazza Fontana». Replica Gargiulo: «Quando lessi la sentenza di primo grado, rilevai la stridente discordanza fra la decisione di assolvere per insufficienza di prove Valpreda e Merlino e la motivazione sulla quale la decisione era stata fondata. Tant’è che pensai che i giudici avessero voluto lanciare un messaggio che, decrittato, smembrava suonare così: non li condanniamo, ma vi spieghiamo perché sono colpevoli. Questa sensazione – aggiunge Gargiulo – si è confermata ascoltando la requisitoria del PG che, in parte, si è richiamato per chiedere la condanna proprio alla sentenza di primo grado…».

Telegrafico è invece il commento di uno dei difensori di Merlino, l’avvocato Costante Armentano-Conti: «La richiesta di condanna di Mario Merlino – dice – è frutto di pressioni politiche».

Come si vede ci sono tutte le premesse per un ulteriore inasprimento delle polemiche, dentro e fuori l’aula della Corte d’assise d’appello. L’ultima parola, comunque, la diranno i giudici.

 

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