1972 03 3 Paese Sera – Mario Merlino spia in conto terzi di Marco Fini

1972 03 3 Paese Sera - Mario Merlino spia in conto terzi

Mario Merlino spia in conto terzi 

Lavorava con Delle Chiaie come informatore, ma non sapeva dove finissero e a chi tornassero utili le sue spiate negli ambienti giovanili extra-parlamentari di sinistra

di Marco Fini

 

La parte di Mario Michele Merlino nella vicenda del 22 Marzo è ancora da decifrare. Il suo nome è risuonato nell’aula in stretta connessione con quello di chi gli ha fornito un alibi per gli attentati romani del 12 dicembre ’69: Stefano Delle Chiaie, quel personaggio del neofascismo romano che il nazimaoista Serafino Di Luia in un’aula di tribunale ha recentemente definito «l’ideologo della strategia della tensione».

Di Luia ha anche detto che per lui Merlino negli ultimi tempi si era realmente convertito all’anarchia. Ma può essere una dichiarazione interessata perchè di certo Merlino negli ultimi mesi del 1969, quando già operava all’interno del circolo 22 Marzo e in seguito, quando era in carcere, manteneva contatti con l’ultimo travestimento del fascismo, il gruppo nazi-maoista di «Lotta di Popolo» fondato, appunto, da Serafino Di Luia. E i suoi contatti con Delle Chiaie sono, sicuramente, continuati fino alla vigilia degli attentati del 12 dicembre. Nella realtà dei fatti, tuttavia, la sua attività dentro il 22 Marzo è stata irrisoria e il suo ruolo nella grande manovra che si stava svolgendo intorno e contro il 22 Marzo, è stato probabilmente modesto.

La difesa di Merlino ammette che ha agito come un informatore di parte fascista, anzi su questa considerazione basa la sua linea di condotta nel processo: come dire, «Merlino non è un anarco- clerico-fascista come vuole il procuratore Occorsio ma più semplicemente una spia, non un istigatore e un provocatore ma semplicemente una spia mandata tra gli anarchici per riferirne gli spostamenti e, possibilmente, i discorsi più impegnativi».

A documentare la posizione politica e la funzione di Merlino fra gli anarchici servono alcuni atti di un processo di cui si è parlato poco ma che sono stati in parte allegati all’istruttoria Valpreda dopo le insistenze degli avvocati difensori degli imputati. E’ il processo per una serie di attentati commessi a Roma fra il 1968 e il 1969 contro scuole, edifici pubblici e pompe per la distribuzione di benzina.

Tra gli imputati ci sono i nomi più rappresentativi del nuovo squadrismo romano, da Delle Chiaie, a Ghiacci, a Dantini. C’è anche nella solita funzione marginale di informatore anche Mario Merlino. Il giovane dichiara al giudice inquirente: «Confermo di conoscere un giovane che si chiama Sestili a me noto con il nome di “Polenta”. Giorni fa gli fornii, dietro sua richiesta, un numero telefonico che corrisponde a Sandro Pisano. Fornii quel numero perchè il Pisano è uno dei pochi elementi di destra coi quali mantengo contatti per motivi politici. Non so se riferisse le notizie, che gli passavo, a Stefano Delle Chiaie. Ero invece convinto che lavorasse per altri in quanto sentendolo parlare del vecchio, credevo si riferisse a Valerio Borghese… ».

Merlino, cioè, lavora insieme a Alfredo Sestili (Avanguardia Nazionale, crociera in Grecia con gli altri 50 fascisti nella Pasqua ’68, fondatore insieme a Delle Chiaie e Merlino del circolo XXII Marzo – quello falso anarchico con la cifra in numeri romani, da tenere ben distinto dal 22 Marzo nato nell’ottobre ’69) e Sandro Pisano (nazimaoista con Serafino Di Luia all’università, poi strano assistente nello studio dell’avvocato Giuseppe Ambrosini, ben introdotto nei giri della destra parlamentare ed extra parlamentare) . Questo lavoro in squadra è confermato da un altro interrogatorio, avvenuto sempre nel quadro delle indagini per gli attentati alle pompe di benzina: quello di Sandro Pisano il 30 novembre 1968. «Conosco Stefano Delle Chiaie», dice Pisano, «e ho aderito in questi ultimi tempi al gruppo da lui capeggiato… Il Delle Chiaie mi ha incaricato di seguire soltanto l’attività politica degli altri gruppi studenteschi, operanti nell’ambiente dell’Università e, in particolare, in connessione con il noto movimento studentesco romano.

« La mia azione politica in sintesi – continua Pisano – è quella di svolgere attività informativa al fine di tenere al corrente il Delle Chiaie su tutto quanto viene organizzato e sviluppato dai vari gruppi di studenti allineati alle varie correnti politiche, notoriamente operanti tra gli universitari. Il mio lavoro in seno al gruppo capeggiato da Stefano Delle Chiaie viene svolto in collaborazione con Mario Merlino; con quest’ultimo procediamo alla raccolta delle notizie di maggior rilievo possibilmente documentandole, provvedendo poi a riferirle a una persona da tutti conosciuta come «il vecchio» e che si identifica con Di Chiappari Alfredo, piazza Ippolito Nievo ultimo piano. Non sono in grado di dire l’uso che il Di Chiappari faccia delle nostre notizie in quanto non conosco l’articolazione del gruppo Delle Chiaie».

Alfredo Di Chiappari, detto «il vecchio», che Merlino pensava fosse nientemeno che il capo del Fronte Nazionale principe Borghese, fu sentito due giorni dopo Sandro Pisano. Dal suo interrogatorio risulta che nella sua abitazione di piazza Ippolito Nievo erano stati trovati e sequestrati degli appunti relativi alle informazioni che gli venivano trasmesse, tra gli altri, anche da Pisano, Sestili e Merlino. Sembra certo, quindi, che Merlino, fosse solo uno dei tanti uomini di Delle Chiaie, sguinzagliati nei gruppi della sinistra extraparlamentare a raccogliere informazioni. Pedine che neppure sapevano l’uso delle notizie che passavano, e che, come nel caso di Merlino, addirittura non erano in grado di distinguere il ben noto Valerio Borghese da uno sconosciuto Di Chiappari. Un’organizzazione articolata e a compartimenti stagno, secondo le buone regole dello spionaggio, in cui un compartimento non sapeva niente dell’altro e che certamente, poteva seguire suoi autonomi disegni anche sopra la testa degli ultimi anelli della catena: Merlino può essere stato all’oscuro delle reali intenzioni di Delle Chiaie o esser vittima dell’ultima delle sue manovre.

 

 

 

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