1972 05 18 Paese Sera – Tante versioni su Pinelli per allontanare la verità. Le drammatiche udienze del processo contro «Lotta continua»

1972 05 18 Paese Sera - Tante versioni su Pinelli

Le drammatiche udienze del processo contro «Lotta continua»

Tante versioni su Pinelli per allontanare la verità

Le cariche della polizia in Tribunale. L’interrogatorio del commissario Calabresi. La ricusazione del presidente Biotti. L’apertura della nuova inchiesta.

di Andrea Barberi

 

Quindici giorni fa, Milano, a colloquio con uno degli uomini che erano nella stanza di Luigi Calabresi al momento del «volo» di Giuseppe Pinelli. E’ Vito Panessa, brigadiere della «politica». Panessa, noto almeno come il commissario ucciso ieri mattina e come Caracuta, Mucilli, Mainardi e Lo Grano è di guardia a uno dei due covi delle «brigate rosse» scoperti dal vice-questore Antonino Allegra. Ha appena fermato uno che ha messo la chiave nella serratura. «Ora – dice – qualcuno penserà che siamo stati noi a mettere le armi e il passaporto di Feltrinelli. Invece, al solito, non c’entriamo. E’ come la storia di Pinelli: quanti attacchi e quante accuse hanno rovesciato su di noi! E’ vero, ci siamo contraddetti, abbiamo dato diverse versioni. Ma non siamo dei geni. Che cosa si può pretendere da un povero sottufficiale? Capisco un commissario… Ma poi, siamo giusti, anche un commissario può sbagliare, confondersi, contraddirsi».

Vito Panessa pensava a Calabresi. Il commissario si era mosso sulla linea di Antonino Allegra, capo della «politica» e del questore Marcello Guida; Pinelli, disse, era dentro fino al collo nella strage del 12 dicembre: « Credevamo che fosse incapace di commettere atti di violenza, invece …aveva certi legami politici…». Un mese dopo aveva voluto differenziarsi dalla rozzezza dei superiori: « Non avevamo nulla contro Pinelli. Ancora poche ore e lo avremmo lasciato libero». Per un anno aveva poi pensato che il male minore fosse il silenzio: archiviava gli articoli e le vignette di «Lotta continua»; guardava appena di sfuggita le scritte che apparivano a migliaia a Milano: «Calabresi assassino». Non volle correre altri rischi e aspettò che l’inchiesta sulla morte del ferroviere (la prima inchiesta) fosse archiviata. Solo qualche giorno prima di allora presentò la querela.

Direttore di «Lotta continua» era il professor Pio Baldelli. Non aspettava altro. Il periodico aveva «cercato» la denuncia, perchè era l’unico modo per sottrarre l’inchiesta sulla morte di Giuseppe Pinelli al circolo chiuso formato dalla procura della Repubblica, con a capo Enrico De Peppo, e dall’ufficio istruzione, guidato da Antonio Amati, l’uomo che subito dopo la strage di Milano aveva detto: «Cercate Valpreda».

Il processo comincia il 9 ottobre dell’anno scorso. Dal Tribunale viene escluso Domenico Pulitanò, un giudice che secondo l’avvocato di Calabresi, Michele  Lener, è troppo di sinistra. Presiede Carlo Biotti, un magistrato alla fine della carriera. Il palazzo di giustizia è presidiato. Il grido del pubblico – per lo più giovani – è sempre quello: «Giustizia per Pinelli! Calabresi assassino!». Il commissario si presenta alla seconda udienza. E’ meno sicuro del solito, forse e anche perchè gli avvocati di Pio Baldelli hanno dichiarato che non intendono difendere, ma accusare: «Noi intendiamo provare che il dottor Calabresi ha ucciso Pinelli. Ucciso anche non direttamente. A ogni modo che la responsabilità della fine dell’anarchico cade su di lui».

Quando Calabresi arriva, il pubblico esplode, la polizia carica, manganella, ferma, arresta. L’avvocato Lener vorrebbe le porte chiuse, ma il Tribunale le preferisce aperte. Lener chiede l’incriminazione di chi grida, ma i giudici osservano che a gridare sono in troppi e che non è possibile arrestare o denunciare tutti. Calabresi comincia: «Non ho molto da dire, perché ero assente quando Pinelli si è buttato». Altri incidenti.

Quando il presidente gli ridà la parola, il commissario si preoccupa di dare una spiegazione: non può più limitarsi a sostenere che Pinelli si è ucciso, deve in qualche modo dire il perchè del suicidio.

Cosi ammette: «Allegra mi suggerì di dire a Pinelli una frase ad effetto, come «Valpreda ha confessato tutto», per vedere le reazioni. Così io la feci. All’inizio dell’interrogatorio,  erano circa le 19 di sera, dissi la frase al Pinelli, che divenne di ghiaccio. Il suo viso perse ogni colore: Esclamò: “Questa è la fine dell’anarchia!”. Pinelli dopo un. po’ si  riebbe. Mi riferì sui suoi rapporti con Valpreda. Fui costretto a rifare il verbale tre o quattro volte, perchè Pinelli aveva difficoltà nel ricordare le date. Alla fine mi recai con il verbale, due cartelle sottoscritte da Pinelli, dal dottor Allegra, che lo aspettava. Ero appunto dal dottor Allegra, quando verso le 23,50, sentimmo degli strani rumori. Provenivano dalla mia stanza. Avvertimmo anche un tonfo e un grido: c’era gente che correva. Una voce disse: “Si è buttato”. Fui io stesso a chiamare la “Volante” perché chiamasse un’ambulanza».

Altre grida e altre cariche salutano l’uscita di Calabresi dall’aula. Lo chiamano «Il commendator finestra» o «volo d’angelo», qualche volta «volo», più conciso. La sua dichiarazione suscita polemiche per tre motivi: c’è chi sostiene che era nella stanza al momento della defenestrazione di Giuseppe Pinelli; c’è chi ricorda i suoi «inviti» ai testi a lanciarsi dalla finestra (giuridicamente significa istigazione al suicidio) c’è infine chi nota che l’orario (le 23,50) è assurdo perchè Pinelli è « volato» pochi secondi prima o pochi secondi dopo la mezzanotte.

I testi sfilano. Per Calabresi il processo si mette male. Il Tribunale ordina una nuova perizia sul corpo di Giuseppe Pinelli. Ma non è destino che si arrivi a una verità ufficiale. L’anziano Biotti si è messo nei guai, o altri ce lo hanno messo. Lener sostiene che il presidente del Tribunale gli ha fatto strani discorsi: assolverà Baldelli perchè così farà un balzo in avanti con la carriera prima di andare in pensione; del resto anche gli altri due giudici sarebbero convinti che Pinelli è stato ucciso. Lener tira fuori la carta della ricusazione. Il processo va all’aria, a finire sotto accusa è Biotti.

Ma le udienze tenute non sono state inutili. Licia Pinelli presenta una denuncia e viene aperta una nuova inchiesta. Calabresi e i suoi diventano indiziati di reato. La accusa è omicidio.

 

 

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