1972 10 22 l’Espresso – Una lettera a Giovanni Leone

1972 10 22 Espresso - Una lettera a Giovanni Leone

 

Signor Presidente della Repubblica.

Vorrà scusare se un gruppo di cittadini, di professione giornalisti, le indirizza una lettera pubblica, col desiderio che lei voglia soffermarsi sul suo contenuto e dedicarvi un tempo di riflessione. Vorrà scusare anche se questa lettera, forse irrituale nella forma, sarà anche irrituale nella sostanza, ma il caso che noi e l’intera opinione pubblica italiana le denunciamo è di una gravità tale da imporre a tutti, lei compreso, anzi lei per primo in forza della carica che ricopre e delle responsabilità che vi sono connesse, di abbandonare ogni ipocrisia per andare al nocciolo delle cose senza riguardi e senza infingimenti.

Il caso che denunciamo è quello di Pietro Valpreda, un cittadino che noi riteniamo innocente, ma che, indipendentemente da questa nostra soggettiva convinzione, è comunque in stato di detenzione da ormai tre anni in seguito a indagini di polizia costellate di errori, arbitrii e violenze di una gravità senza pari, in seguito ad una istruttoria dichiarata non valida dalla stessa Corte d’Assise di Roma, sulla scorta di indizi che qualcuno può definire labili ma che i più sospettano costruiti faziosamente e faziosamente usati contro di lui. A questo cittadino da tre anni viene negata giustizia con una serie di espedienti che vorrebbero essere, nella mente di chi di volta in volta li ha messi in opera, ancorati al diritto di procedura penale vigente, ma che in realtà sono soltanto miserabili e indecorosi di fronte al dettato costituzionale e alla coscienza del popolo italiano.

Quest’uomo, signor Presidente, all’inizio fu un presunto colpevole, in seguito si è trasformato in una vittima, ma oggi, dopo l’ultima inadempienza dell’ufficio della Procura della Repubblica di Milano e dopo l’ultima pronuncia farisaica della Corte di Cassazione, è diventato un accusatore. E poiché egli non può parlare dal carcere dove è stato relegato, così abbiamo deciso di parlare noi in sua vece, assumendoci intera la responsabilità di quanto diciamo.

Signor Presidente della Repubblica, ci rivolgiamo a lei per due ragioni. La prima è la sua qualità di capo dello Stato e garante della Costituzione. E poi ci rivolgiamo a lei quale Presidente del Consiglio superiore della magistratura, e quindi in tale sua veste direttamente responsabile dei guasti che derivano dall’operato di alcuni magistrati e di tutto l’ordine giudiziario quando esso assiste in silenzio a tali guasti e col silenzio li avalla e se ne fa corresponsabile.

Quando lei è stato eletto alla suprema carica dello Stato, si è parlato di lei come di un eminente giurista. Se così è, la sua responsabilità in questa vicenda risulta ancora più grande.

In entrambe le sue funzioni di Capo dello Stato e di Presidente del Consiglio superiore della magistratura, lei ha un diritto di messaggio. Lei può rivolgersi alla magistratura italiana perché mediti con attenzione al fossato che sta scavando tra se stessa e la coscienza democratica del paese; e può rivolgersi al Parlamento perché si avvalga del patere legislativo per abbreviare i termini di detenzione preventiva degli imputati.

Lo faccia, signor Presidente della Repubblica. Questo carcerato sballottato da una Corte d’Assise all’altra mentre altri senza alcun collegamento con lui sono contemporaneamente indiziati dello stesso reato, questo cittadino al quale si nega giustizia in un paese che si vanta d’esser patria del diritto, questo testimone della nostra spaventosa arretratezza come paese libero e civile, questa vittima di un sistema che non è neppure spietato ma semplicemente grottesco finora ce l’hanno sulla coscienza alcuni poliziotti e alcuni magistrati. Ma se lei non interviene coi mezzi che la Costituzione le affida e che il giuramento da lei prestato le fa obbligo di usare, d’ora in poi sarà lei ad averlo sulla coscienza e con lei la democrazia italiana. Ci pensi, signor Presidente. Ed agisca prima che sia troppo tardi.

 

Mario Agatoni, Nello Ajello, Elio Aloisio, Corrado Augias, Pietro Banas, Giampaolo Bultrini, Mauro Calamandrei, Michele Canonica, Giuseppe Catalano, Camilla Cederna, Gianni Corbi, Fedele D’Amico, Fabrizio Dentice, Carlo Falconi, Antonio Cambino, Carlo Gregorettl, Gabriele Invernizzi, Lino Jannuzzi, Franco Lefèvre, Manlio Maradei, Giancarlo Marmori, Lily E. Marx, Paolo Mieli, Paolo Milano, Mino Monicelli, Alberto Moravia, Giorgio Pecorini, Mario Picchi, Angelo Maria Ripellino, Claudio Rise, Enrico Rossetti, Serena Rossetti, Francesco Russo, Vittorio Saltini, Sergio Saviane, Eugenio Scalfari, Mario Scialoja, Marialivia Serini, Giuseppe Turani, Leo Valiani, Livio Zanetti, Bruno Zevi.

 

 

Advertisements

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: