1974 06 1 Paese Sera – Una trama che parte dal ’69. Allegra ex capo della «politica» di Milano interrogato ieri nega e poi si contraddice

1974 06 1 Paese Sera - Una trama che parte dal 1969

Valpreda: sospesa l’udienza in memoria delle vittime di Brescia

Una trama che parte dal ‘69

Scontro in aula tra l’avv. Calvi difensore di Valpreda e il presidente Zeuli. Allegra ex capo della «politica» di Milano interrogato ieri nega e poi si contraddice

di Giuseppe Rosselli

 

CATANZARO, l – Doveva essere l’udienza (forse), decisiva del processo Valpreda, con la difesa che, gettando in tavola tutte le proprie carte, avrebbe dichiarato di rinunciare ai suoi testimoni (un centinaio) chiedendo alla corte di chiudere l’istruttoria dibattimentale, e di imboccare, con la discussione, il rettilineo finale verso la sentenza. Non lo è stata perché un vero e propria scontro fra il presidente, Celestino Zeuli, e l’avv. Guida Calvi, ha dominata la seduta.

Calvi valeva una sospensione dell’udienza in memoria delle vittime dell’eccidio di Brescia. «Ancora una volta, oggi, nel doloroso ricordo del 12 dicembre 1969 – così ha esordito – una città, un intero Paese si apprestano a tributare l’ultimo saluto alle vittime di chi pretende di restaurare il potere tirannico della paura, dell’insicurezza e della viltà. Davanti al nuovo crimine fascista … ».

La parala «fascista» è bastata al presidente: «Mi dispiace interromperla, ma i termini politici devono essere al di fuori…

CALVI (riprendendo) – … Davanti all’arrendo crimine fascista, reagisce con civile fermezza, noi tutti, abbiamo il dovere di unirci all’indignazione popolare e di offrire un tributa di fedeltà alla democrazia e il nostro impegna di lotta alle illegalità e alla sopraffazione. Il Paese sta dando ancora un segna di responsabile fiducia all’ordinamento costituzionale, nonostante le prove di inefficienza, di inerzia, offerte talvolta da chi avrebbe il dovere di difenderlo…

PRES. – Concluda. Lasciamo stare la motivazione …

CALVI – Si persegue l’intento di sovvertire il quadro istituzionale. Siamo di fronte a un disegno criminale tracciato fin dal 1969. Ricordiamo che la Repubblica nacque dalla Resistenza popolare alla barbarie nazifascista …

PRES. – Le tolgo la parola, questo diventa un comizio… Quando si parla di politica…

CALVI – Non è politica… sto chiedendo la sospensione dell’udienza in memoria dei morti di Brescia, vittime di…

PRES. (al cancelliere) – Allora verbalizziamo: su richiesta dell’avv. Calvi la Corte sospende…

CALVI – No, metta a verbale che lei mi toglie la parola, mentre chiedo che si sospenda l’udienza in memoria delle vittime del fascismo. E’ grave che la parola fascismo sia ritenuta un fatto politico. E’ un fatto di criminalità …

PRES. – Non posso consentire che la motivazione abbia un significato politico (al cancelliere): verbalizzi che l’avv. Calvi chiede la sospensione dell’udienza in memoria dei caduti nella strage di Brescia …

CALVI – No! Che lei mi toglie la parola perche ho nominato la parola fascismo!

PRES. – (Dettando al cancelliere) … Caduti nella strage di Brescia vittime del fascismo. Il presidente toglie la parola all’avv. Calvi in quanta esprimeva giudizi di natura politica e sospende per 5 minuti l’udienza.

Ben poco rimane alla cronaca dell’udienza, che ha visto sul banco del testimoni il dott. Antonino Allegra, nel dicembre ’69 capo dell’ufficio politico della questura di Milano, e il collega Marcello del Bosco, dell’«Unità».

Allegra ha dato molte risposte evasive. Qualche esempio. L’avv. Calvi gli ha chiesto se la sera del 14 dicembre, dopo che da Roma era stato chiesto l’arresto di Valpreda e il suo trasferimento nella capitale, qualcuno informò la procura della Repubblica. «Non lo so – ha risposto il teste – perché ero assente dall’ufficio, ma ritengo che la Procura sia stata informata … ».

Avv. CALVI – E’ stato detto che polizia e carabinieri operavano in stretta collaborazione. Avvertiste l’Arma dell’arresto di Valpreda?

ALLEGRA – In questura c’erano un ufficiale e un sottufficiale. Certamente dovevano esserne a conoscenza …

Avv. CALVI – L’ufficiale era il col. Favali. Ha negato di essere stato al corrente …

Avv. FENGHI – Il giudice Paolillo, che conduceva l’inchiesta a Milano, telefonò in questura per interrogare Rolandi. Perché gli rispondeste che era irreperibile?

Avv. MALAGUGINI – Valpreda in questura, a Milano, venne interrogato. Che fine ha fatto il verbale?

ALLEGRA – Non ne so nulla. Ho saputo dai giornali che Valpreda era stato interrogato. Penso abbia risposto a qualche domanda… Forse del brigadiere Panessa …

Vediamo, adesso, in breve ciò che ha riferito il collega del Bosco, che nel febbraio 1970, a Milano, intervistò Cornelio Rolandi. Il tassista raccontò malte cose interessanti. Per esempio che il questore Guida, dopo avergli mostrato la foto di Valpreda (che poi avrebbe «riconosciuto» nella ricognizione a Roma), gli disse: «Bravo! Hai finito di fare il tassista!», alludendo alla taglia di 50 milioni stanziata per la ricerca del «mostro». Durante l’intervista, Del Basco mostrò a Rolandi una copia di «Paese Sera» che pubblicava una fotografia. Il «supertestimone», osservandola, esclamò: «Ma questo è Valpreda ritoccato… ». La foto, invece, era di Nino Sottosanti, nato come «Nino il fascista». Un elemento, questo, ritenuto di eccezionale importanza dal PM, che ha chiesto l’acquisizione di «Paese Sera» agli atti del processo.

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Un attentato la sciagura di Gioia Tauro

PALMI (Reggio C.), 1. – La sciagura ferroviaria avvenuta in prossimità della stazione di Gioia Tauro, il 22 luglio 1970, nella quale morirono sei persone e 129 rimasero. ferite, fu causata da un attentato dinamitardo. A questa conclusione è giunto il giudice istruttore del tribunale di Palmi Calabro, dott. Scordo, il quale ha prosciolto i ferrovieri Emanuele Guido, Giuseppe Iannelli, Emilio Carrera e Francesco Crea dalle accuse di omicidio plurimo colposo. Il dott. Scordo ha così accettato la tesi sostenuta dalla «superperizia», disposta in fase istruttoria, secondo la quale la causa del disastro era da attribuirsi ad un «fatto anomalo e doloso commesso con i disordini che all’epoca turbarono la città e la provincia di Reggio Calabria».

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