1974 06 2 Paese Sera – Merlino ritratta la storia che fece arrestare Valpreda di Giuseppe Rosselli

1974 06 2 Paese Sera - Merlino ritratta la storia che fece arrestare Valpreda

 

Merlino ritratta la storia che fece arrestare Valpreda

L’uomo-sfinge del processo di Catanzaro ha parlato ma non fino in fondo. Ci furono «pressioni e suggestioni…»

di Giuseppe Rosselli

 

CATANZARO, 2 – Per un momento, al processo Valpreda, è sembrato, ieri, che la verità (quella vera) sulla strage di Milano e sugli attentati di Roma del 12 dicembre 1969 fosse giunta a portata di mano. E’ accaduto quando Mario Merlino (1’«uomo-sfinge» di questa assurda vicenda giudiziaria, che all’inizio del dibattimento disse di non voler rendere nessuna dichiarazione al giudici) ha detto di essere disposto a rispondere a tutto ciò che la corte voleva chiedergli.

Lo ha fatto, cogliendo al balzo l’occasione (peraltro prevista) della testimonianza di un ufficiale dei carabinieri, il magg. Francesco Valentini, che nelle indagini ebbe il compito di controllare l’alibi che Merlino aveva prospettato agli inquirenti, dapprima sostenendo di aver trascorso il pomeriggio del 12 dicembre passeggiando per Roma, e poi precisando, in un successivo interrogatorio, di essersi recato, invece, nella zona del Tuscolano, per incontrarvi Stefano Delle Chiale, fondatore e capo di «Avanguardia nazionale», uno dei più agguerriti movimenti del neofascismo, al quale apparteneva anche Giancarlo Esposti, ucciso due giorni fa nel conflitto a fuoco con i carabinieri in Abruzzo.

4 anni di latitanza

Il magg. Valentini parlò con Delle Chiaie, che smentì lo appuntamento con Merlino. Il «bombardiere nero» fu interrogato dal giudice istruttore. Qualcuno, forse, lo avvertì in extremis, mentre si trovava a palazzo di giustizia, che c’era per lui un mandato di cattura per testimonianza reticente. Delle Chiaie scomparve. Per 4 anni è rimasto latitante, una decina di giorni fa, però, è rientrato in Italia (sembra dal Belgio); e il suo difensore venne in aula a dire che Delle Chiaie era pronto a presentarsi se la corte gli revocava il mandato di cattura. Un compromesso che i giudici rifiutarono.

Può avere qualche significato questo rientro in Italia del fondatore di «Avanguardia nazionale», in relazione ai tragici eventi degli ultimi giorni? La sensazione è che l’improvviso ripensamento di Merlino possa in qualche modo collegarsi a questi fatti delittuosi e agli arresti che ne sono conseguiti. Per dirla in parole più semplici, sembra logico dedurre che l’«uomo-sfinge» abbia parlato a metà, facendo qualche ammissione sui suoi legami con gli ambienti fascisti, ma mirando più all’«esterno» che non al1’«interno» del processo, quasi a rivolgere una sorta di «avvertimento» a qualcuno che si trova in carcere (o è in procinto di finirvi).

E’ dopo le dichiarazioni del magg, Valentini che Merlino chiede di spiegare perché sui suoi movimenti del 12 dicembre fornì versioni contrastanti.

Lo stesso presidente, dott. Zeuli, appare sorpreso dalla richiesta. Invita l’imputato a parlare.

MERLINO: Intendo precisare che nel pomeriggio del 12 dicembre, uscii di casa. A Termini salii su un tram per Cinecittà. Dovevo andate a casa della signora Minetti…

PRESIDENTE: Allora ribadisce l’appuntamento con Delle Chiaie …

MERLINO: Si..

PRES.: Quando l’avevate fissato?

MERLINO: La sera prima. Ero in una trattoria in via Arezzo o via Padova… vidi Delle Chiaie con un’altra persona che non conoscevo. Non ci vedevamo da tempo, e mi disse di andarlo a trovare l’indomani …

Questo particolare, dunque conferma che Merlino e Delle Chiaie s’incontrarono la sera prima degli attentati.

PRES.: Allora lei andò a casa della Minetti…

MERLINO: Sì. Mentre stavo per salire incontrai uno del figli della signora, Riccardo. Mi disse: «Stefano non c’è, ma dovrebbe tornare. Mi fece salire in casa. Poi venne anche suo fratello, Claudio, e intravidi anche la madre …

PRES.: Ma quel giorno, non aveva un appuntamento col prof. Lelli per preparare la tesi di laurea?

MERLINO: Si, ma preferii andare da Delle Chiaie.

La parte civile muove all’attacco : «Lei – chiede l’avv. Gargiulo – ha visto una donna nella casa. Come sapeva che era la madre dei Minetti?».

MERLINO: Lo dedussi leggendo sui giornali che era stata interrogata …

AVV. GARGIULO: La minetti nell’interrogatorio, disse di conoscere l’imputato da almeno tre anni…

MERLINO: Può darsi, ma io non lo ricordo …

AVV. GARGIULO: Nel suo primo interrogatorio lei parlò solo dell’appuntamento col prof. Lelli. Solo in seguito parlò di quello con Delle Chiaie …

MERLINO: Quella che dico oggi è la verità. Non ritenni di fare il nome di Delle Chiaie in quel primo momento.

PRES.: Perché?

MERLINO: Io frequentavo i movimenti di sinistra, mentre Delle Chiaie era a destra. Non volevo far sapere che lo frequentavo …

AVV. GARGIULO: La sera del 12, in questura, lei vide Stefano Serpieri che le disse: «Se non hai un alibi sei fregato… ». Gli parlò dell’appuntamento con Delle Chiaie?

MERLINO: Si. Gli chiesi, anzi, se gli capitava di vedere Delle Chiaie di dirgli che non avrei parlato del nostro appuntamento e che l’avrei fatto solo in caso di necessità.

PRES.: Serpieri faceva parte di qualche movimento di destra?

MERLINO: Si, di «Europa civiltà».

PRES.: sapeva che Serpieri era un informatore del SID?

MERLINO: No.

AVV. GIGLIOTTI (Pc): Da quanto tempo non vedeva Delle Chiaie?

MERLINO: Dall’estate ’69 …

AVV. GIGLIOTTI: Quali rapporti aveva con lui? Quale attività svolgeva per conto di Delle Chiaie?

L’Imputato esita, appare confuso e imbarazzato. Poi risponde rifacendosi a un episodio che in pratica segna il punto di partenza di tutte le peggiori provocazioni fasciste di questi anni, e che diede inizio alle infiltrazioni di elementi dell’estrema destra dei movimenti della sinistra extra parlamentare: Il viaggio in Grecia compiuto, nella primavera del 1968, da un gruppo di fascisti di «Ordine nuovo» e di «Avanguardia nazionale», capeggiati da Pino Rauti e da Delle Chiaie:

«I miei rapporti con Delle Chiaie risalivano a quel viaggio», dice, tormentandosi nervosamente la corta barba con la mano destra.

Si torna a parlare del «fermo» dell’imputato. Merlino fece alla polizia delle «strane» dichiarazioni che sembravano, almeno allora, fatte su misura per «incastrare» Valpreda e gli anarchici del «XXII ottobre».

Il presidente gliene dà lettura, e lui commenta: «In quei giorni, in quel clima particolare, ci furono pressioni e suggerimenti, ciò che dissi allora – aggiunge – poteva apparire accusatorio nei confronti di alcuni. Tutto ciò non è vero….».

« Stavo a cavallo … »

PRES.: Le fu proposto di fare il confidente della polizia?

MERLINO: Sì, ma rifiutai.

PRES.: Lei ha mai abiurato le sue idee di destra, o era un informatore infiltrato fra gli anarchici?

MERLINO: Non ero un informatore in senso specifico.

PRES.: Però manteneva le sue idee, ma restava con quelli di sinistra …

La risposta è sorprendente: «E’ un fatto complesso … non avrei potuto, e non posso tuttora, delineare i limiti dei miei convincimenti politici…».

PRES.: Non le sembra strano ciò? .

MERLINO: Non direi…

PRES.: Come no! Stava a destra o a sinistra?

MERLINO: Be’! Stavo a cavallo …

Adesso si parla del biglietto ritrovato nel portafogli che un giornalista di destra romano aveva smarrito e sul quale erano riportati i nomi di varie persone. E’ finito agli atti dell’istruttoria contro Freda e Ventura. Merlino, dapprima, mostra di cadere dalle nuvole, afferma di non saper nulla dell’elenco (finito in mano ai fascisti), cerca di minimizzare la cosa. La parte civile insiste per sapere da chi e perché fu compilata quella lista. Si alza Pietro Valpreda: «Era una lista di 13 nomi, 13 di noi, fermati dopo la manifestazione del 19 novembre, e che qualcuno consegnò alla polizia e poi ai fascisti…».

MERLINO: Ribadisco di non aver dato notizie sul «XXII Marzo». E confermo il mio alibi.

Le ultime battute dell’interrogatorio vertono sull’altro «XXII Marzo», il circolo fondato, guarda caso, da Stefano Delle Chiaie, con l’intento, ormai evidente, di confondere le acque. Merlino ne parla come di un circolo «senza nessuna ideologia». Venne aperto – è bene ricordarlo – poco prima della serie di attentati ai distributori di benzina compiuti dai fascisti nella primavera del 1969; ma su questo ed altri punti, Merlino non aggiunge parola. Ormai, presumibilmente ritiene di aver detto abbastanza per chi deve intendere (lo ripetiamo) più all’«esterno» che non all’«interno» del processo.

L’udienza. sarebbe finita; ma i difensori di Valpreda decidono di presentare subito l’istanza per la riuncia ai testimoni.

Il PM si oppone, idem l’avv. Gargiulo della PC. I giudici si ritirano in camera di Consiglio. Un’ora dopo l’ordinanza. La richiesta della difesa è respinta.

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