1974 06 7 Paese Sera – Crolla la super-prova Rolandi. Guida smentito dai CC al processo Valpreda.

1974 06 7 Paese Sera - Crolla la super-prova Rolandi

Guida smentito dai CC al processo Valpreda.

Crolla la super-prova Rolandi

II questore «indirizzò» il riconoscimento del tassista – Merlino si infiltrò nelle sinistre dopo un viaggio in Grecia? Come avvenne la ex « prova regina» – Polizia e CC agiscono ognuno per conto proprio

 di Giuseppe Rosselli

 

CATANZARO, 7. – «Sulla strage di Piazza Fontana, a Milano, le indagini furono svolte da polizia e carabinieri in “pieno concerto”….». Questa affermazione, fatta in istruttoria da autorevoli testimoni, al riscontro processuale si è rivelata inconsistente. Come (purtroppo) spesso si verifica, questura e arma agirono per conto proprio. Con il risultato (recepito nell’istruttoria che ha rinviato a giudizio Valpreda e i suoi compagni) di ingenerare una situazione confusa che ora i giudici della Corte d’assise di Catanzaro stanno cercando, pazientemente, di chiarire.

Sotto questo profilo, l’udienza di ieri è stata quantomai istruttiva, dimostrando, per esempio, che mentre i carabinieri cercarono di tener «segreta» l’esistenza del «super-testimone» Cornelio Rolandi, la questura fece di tutto per non far sapere all’arma che Valpreda era stato arrestato. La polizia apprese di Rolandi nel tardo pomeriggio del 15 dicembre, quando il col. Favali accompagnò il tassista dal questore. Per converso, solo allora i carabinieri furono informati che Valpreda, fermato al mattino, era già stato inviato a Roma. Ciò che accadde è noto: il questore Guida mostrò a Rolandi almeno una foto dell’arrestato, con ciò praticamente condannando Valpreda ad essere «individuato» dal tassista senza difficoltà.

Il dott. Guida, quando venne a deporre disse di «non ricordare» l’episodio della foto, anche se il col. Favali lo aveva appena confermato. Ieri, lo ex questore è stato smentito da un altro ufficiale dei carabinieri, il magg. Giorgio Cima, che insieme al colonnello aveva accompagnato Rolandi: «Ricordo che il questore mostrò a Rolandi una o più fotografie… ».

Tanto basta, crediamo, per distruggere, come elemento di prova, il «riconoscimento» di Valpreda. per giunta presentato al tassista (dopo due notti in bianco, con la barba lunga e gli abiti sgualciti) in mezzo a quattro agenti vestiti impeccabilmente, riposati e ben rasati. Sempre a proposito di Rolandi è opportuno ricordare che il col. Favali riferì alla Corte che «alle 9,20 del 15 dicembre ’69», mentre era in piazza del Duomo per i funerali delle vittime, fu informato di ciò che il tassista aveva detto poco prima, presentandosi a un comando dell’arma. Sull’ora, l’ufficiale fu preciso: «Guardai lo orologio…».

Ora, in vicende giudiziarie così complicate, pochi minuti possono essere preziosi; i quarti d’ora addirittura decisivi. Questo per dire che il maresciallo Angelo D’Arpa, che per primo parlò con Rolandi la mattina del 15 dicembre, ha spostato notevolmente gli orari.

AVV. MALAGUGINI – A che ora si presentò Rolandi?

D’ARPA – Verso le 9.30. Più tardi, con il suo taxi, l’accompagnai al nucleo investigativo …

PRESIDENTE – Andaste con Rolandi in piazza Duomo per avvertire il colonnello?

D’ARPA – No. Direttamente al nucleo, in via Moscova …Ritengo che il colonnello sia stato informato dal capitano Ciancio.

Dunque, Rolandi si presentò al sottufficiale alle 9.30, rese le sue prime dichiarazioni, poi fu accompagnato al nucleo. Come abbia fatto il col. Favali ad essere avvertito alle 9.20 resta un mistero. Qualcuno ha insinuato che i carabinieri avessero a disposizione il «superteste» fin dal giorno prima, ma volessero tener segreta la cosa, come un asso nella manica. Non siamo tanto maliziosi da inoltrarci in congetture simili. Ricorderemo solo che il «Corriere della Sera» il 17 dicembre, pubblicò che Rolandi, addirittura, si era presentato alla polizia la sera stessa della strage e che in questura l’avevano interrogato senza informare i carabinieri.

Dall’udienza è emerso poi un altro dato sconcertante, portato alla ribalta dall’avv Gargiulo (PC) con una domanda rivolta a Valpreda: «Da un rapporto della compagnia CC di Nocera Inferiore, inviato il 14 gennaio ’70 al nucleo di Roma, risulta che nella notte sul 25 ottobre ’69 una pattuglia controllò l’identità di tre giovani che all’ingresso dell’autostrada Napoli-Salerno chiedevano un passaggio alle auto dirette al Sud. C’era anche l’imputato?».

VALPREDA – Si.

AVV. GARGIULO – Pregò i carabinieri, se ritrovavano uno zaino, di telefonargli al numero 94546 di Reggio Calabria …

VALPREDA – Questo non è esatto.

AVV. GARGIULO – Nel rapporto si dice che il 94546 corrispondeva all’abitazione di un dirigente di «Ordine nuovo»…

VALPREDA – E’ falso! Del resto, nel gennaio del ’70 ero già in carcere, e sul contenuto del rapporto sono state fatte indagini. C’è stato un errore: hanno invertito due cifre del numero …

Quella che poteva apparire una rivelazione sensazionale, si è dimostrata di nessuna importanza. Lo stesso avv. Gargiulo ha infatti dichiarato, poi, ai giornalisti (e oggi lo preciserà in udienza) che in effetti ha ragione Valpreda. Il numero (non di Aricò, ma di Casile) era 95446, e l’inversione di una cifra – casuale? – vi fu. Due ufficiali dei carabinieri svolsero indagini che confermarono l’errore.

Brevi testimonianze hanno reso, quindi, tre ufficiali della arma: il col. Pio Alferano, il ten. col. Giuseppe Vitali e il magg. Antonio Varisco.

Prima dell’audizione dei testi, l’avv. Gargiulo avrebbe voluto porre alcune domande a Merlino. Come questa: «La sua svolta da destra a sinistra può collocarsi nel periodo immediatamente successivo al viaggio in Grecia?». L’imputato: «Non intendo rispondere. né a questa, né ad altre domande …».

PRESIDENTE – Può darsi che lei ci ripensi, se vengono Delle Chiaie, Cartocci, Serpieri?

MERLINO – In tal caso si!

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