1980 12 10 Paese Sera – Il PG vuole una svolta a Catanzaro. Secondo indiscrezioni si arriverebbe all’incredibile decisione della richiesta di condanna per Valpreda

1980 12 10 Paese - Il PG vole una svolta a Catanzaro

La requisitoria

Il Pg vuole una svolta a Catanzaro

Secondo indiscrezioni si arriverebbe all’incredibile decisione della richiesta di condanna per Valpreda

dall’inviato Giuseppe Rosselli

Catanzaro, 10 – Dopo 34 udienze il processo d’appello per la strage di Piazza Fontana è giunto a una scadenza importante: la requisitoria del procuratore generale Domenico Porcelli. Una requisitoria che si preannuncia lunga e articolata, ma della quale ci sembra si possano già cogliere gli orientamenti di fondo. Sbaglieremo, ma ci stiamo avviando verso un ribaltamento delle posizioni espresse dall’accusa nel giudizio di primo grado.

In quella sede il PM chiese e ottenne la condanna di Franco Freda, Giovanni Ventura e Guido Giannettini, e l’assoluzione di Pietro Valpreda e di Mario Merlino. Il P.G., invece, appare intenzionato a chiedere ai giudici di appello di condannare anche Valpreda e Merlino: l’uno come esecutore della strage di Milano, l’altro come «collocatore» di due delle tre bombe scoppiate a Roma il 12 dicembre 1969, quelle all’Altare della Patria.

Presumibilmente il P.G. pensa di completare cosi il quadro emerso dal precedente processo. La Corte d’Assise, infatti, ritenne Freda e Giannettini responsabili di avere organizzato i molti attentati compiuti dal gruppo eversivo fascista veneto nell’arco del 1969; e Ventura, ad un tempo, organizzatore ma anche esecutore attribuendogli di avere deposto l’ordigno che esplose nel sottopassaggio della Banca Nazionale del Lavoro, in Via San Basilio in Roma. Il processo non individuò gli altri esecutori, e questi ruoli, ora, il P.G. sembra volerli assegnare a Valpreda e Merlino, mostrando di condividere la tesi di due avvocati di parte civile, Rinaldo Taddei e Claudio Gargiulo, che ieri hanno depositato le loro conclusioni scritte per chiedere la conferma della condanna di Freda e Ventura e l’affermazione di responsabilità anche per Valpreda e Merlino. Unico elemento di contrasto col PG: Gargiulo e Taddei sono favorevoli alla assoluzione di Giannettini.

«Ricorderete – esordisce Porcelli – che dopo l’esposizione del giudice relatore chiesi che ai giudici popolari venissero mostrate le fotografie dei morti di Piazza Fontana e dei danni causati dalle bombe del 12 dicembre 1969. Lo feci perché chi giudica abbia ben presente, specie oggi a pochi giorni dall’undicesimo anniversario della strage, il ricordo di tanta crudeltà…La difesa di Freda sostiene che questo è un processo politico. Non è vero! Noi siamo qui per fare giustizia, non per fare politica…».

Alla premessa segue una minuziosa analisi volta «a dare una spiegazione al crescendo terroristico che insanguinò l’Italia nel 1969, e l’insanguina tuttora». Il PG si dice convinto che «la matrice degli eventi va ricercata nella strategia per attuare i propositi di riconquista del potere, posta in essere dalle forze della conservazione, una strategia che esprimeva i suoi rapporti più qualificati e impegnati con i gruppi extra-parlamentari della destra».

Il perseguimento di tali obiettivi – secondo l’oratore – è espresso con chiarezza nel libro «La disintegrazione del sistema», in cui Freda sostiene che il metodo di eliminazione degli avversari è la violenza, e che per ottenere la distruzione dello Stato è necessario che lavorino non solo forze di destra, ma anche di sinistra… In questo libro c’è già teorizzata la possibilità che l’estremismo di destra e di sinistra operino insieme contro il sistema. È una teoria – aggiunge il PG – che trova eco, nell’aprile 1969, anche in una assemblea del MSI a Padova, dove gli oratori invitano i giovani neofascisti a stringere alleanza con i maoisti. Freda è il più convinto assertore di questa tesi. E quanto a Ventura, egli è veramente un maestro dell’infiltrazione: aggancia esponenti del Partito comunista marxista d’Italia, e perfino del PSI; e d’altro canto – è qui che incominciano a delinearsi gli orientamenti di cui parlavamo – che da destra avessero messo gli occhi sugli anarchici del “XXII Marzo” lo dimostra l’infiltrazione di Merlino in questo gruppo. Merlino – prosegue il PG – è sicuramente un fascista legato al capo di Avanguardia Nazionale Stefano Delle Chiaie, e svolge opera di provocazione verso gli anarchici per indurli ad azioni violente…».

Il rappresentante dell’accusa ricorda che la stagione delle bombe fu programmata durante l’ormai famosa riunione del 18 aprile 1969 a Padova. «Del resto – aggiunge – contro Freda e Ventura c’è un pilastro indistruttibile: la testimonianza del prof Guido Lorenzon che rivelò ai giudici di Treviso le confidenze fattegli da Ventura sugli attentati compiuti e da compiere. I tentativi di confutare la testimonianza Lorenzon sono falliti, come lo sono le calunnie che Ventura tentò di alimentare contro i giudici Calogero e Stiz che con coraggio operarono al servizio della giustizia».

Il discorso torna poi al tema delle infiltrazioni, e sembra rivolto a sostenere una tesi piuttosto singolare. Questa. Non si può parlare di «concorso» tra Freda e i fascisti e Valpreda, ma semmai – tramite Merlino – di una «conciliabilità concettuale», spiegabile col fatto che da una parte e dall’altra si era nemici del sistema.

Resta da vedere se veramente (e in qual modo) Valpreda divenne inconsapevole strumento dei terroristi neri. Ma le sue interpretazioni in proposito il PG le darà esaminando le posizioni dei singoli imputati. Oggi si occuperà di Freda e forse di Ventura; domani di Giannettini e Pozzan. A Merlino e Valpreda dedicherà l’ultima parte della requisitoria. Non resta quindi che aspettare.

 

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