1980 12 12 Paese Sera – Giannettini un provocatore? «Senza dubbio» di Giuseppe Rosselli

1980 12 12 Paese Sera - Giannettini un provocatore

Al processo d’appello

Giannettini un provocatore? «Senza dubbio»

Il procuratore generale Porcelli conferma il ruolo svolto dall’ex agente Sid nella strage

di Giuseppe Rosselli

 

Catanzaro, 12 – Cade oggi l’undicesimo anniversario della strage di Piazza Fontana, ed è amaro constatare che la giustizia non è stata ancora resa alla memoria delle vittime. Non c’è di che essere fieri di situazioni come queste; ma al contempo – almeno in questa sede – non è necessario rivangare il passato. C’è un presente, qui, nell’aula della Corte di Assise d’Appello, ed è a questo che si deve guardare mentre il PG Porcelli continua la sua requisitoria e tira le prime somme chiedendo la conferma della sentenza di primo grado (l’ergastolo) per Freda e Ventura la cui colpevolezza, a giudizio dell’accusa, è da ritenere dimostrata.

Ma il tema più importante sul quale si impernia il terzo capitolo della requisitoria è quello che riguarda Guido Giannettini. Esaminando la posizione processuale dell’ex «agente z» del Sid, il PG disillude quanti avevano adombrato l’ipotesi di una richiesta di assoluzione. Per lui, la «funzione provocatoria che Giannettini svolgeva inviando a Freda e Ventura le copie dei rapporti al Sid, e dei quali Ventura in particolare si serviva nella sua opera di infiltrazione nei gruppi della sinistra extra parlamentare», è da considerarsi acquisita. Per conseguenza Giannettini è quanto meno un responsabile morale, e la sua colpevolezza è ulteriormente provata dal fatto che dopo l’arresto di Ventura «Giannettini fu il costante punto di riferimento dei familiari dello stesso Ventura», al quale «a nome e per incarico del Sid, offri anche la possibilità di evadere dal carcere e di espatriare».

Gli indizi contro l’ex «agente Z» sono molteplici e pesanti. Il PG li enuncia minuziosamente; noi non possiamo che riassumerli nei termini essenziali. Intanto è certo (lo stesso imputato lo conferma) che Giannettini era ed è tuttora uomo di estrema destra «visceralmente legato a schemi di passati regimi autoritari». Egli ravvisa «l’unica espressione dell’autorità dello Stato nelle Forze armate, per le quali lavora e alle quali si rivolge invitandole, senza mezzi termini, a impadronirsi del potere con un colpo di Stato. Lo attesta – rileva il PG – la lettera che nel settembre 1973 invia al generale Maletti, con toni che tradiscono una antica consuetudine di opinioni e di intese in tal senso, e che sono indirizzati non soltanto a Maletti, che da solo ovviamente non poteva conseguire quel risultato, quanto alle forze che stavano alle spalle del generale e per le quali questi operava».

L’attacco, dunque si va spostando sul Sid, «dove la presenza, di Giannettini – dice il PG – non si giustifica con i suoi pretesi compiti informativi, e dà invece adito ad ogni sospetto», se è vero, come è vero, che egli rimane sempre in contatto con i capi del reparto «D» del Sid. È quindi nel quadro di una strategia manovrata a ben altri livelli che Giannettini «si adopera per propiziare l’avvento di un regime forte, predisponendo l’opinione pubblica ad accettarlo, cercando di provocare il fanatismo rivoluzionario degli extra parlamentari di sinistra, sui quali poi far ricadere le responsabilità per l’allarme sociale determinato». Ed è per questo che Giannettini «si associa, in una organizzazione eversiva, a Freda e Ventura che operano nello stesso senso, servendosene quali mezzi di infiltrazione e provocazione». Lo stesso Ventura – prosegue il PG – -chiama Giannettini in correità per alcuni degli attentati compiuti nel 1969, e questa chiamata deve ritenersi estesa a tutta l’attività di eversione finalizzata al raggiungimento dello scopo, perché anche per la strage del 12 dicembre Glannettini continua la sua opera nel ruolo che gli è stato assegnato».

Ancora il Sid. Il PG ricorda che ai vertici dei servizi segreti «pur essendo informati della compromissione di Giannettini con la cellula eversiva fascista non lo denunciano, ma lo fanno espatriare e lo finanziano all’estero ( … ) e continuano la loro protezione, tacendo dei rapporti Giannettini-Freda-Ventura «con l’opposizione del segreto politico-militare al giudice D’Ambrosio per Impedire alla giustizia di seguire il suo corso.

Dal complesso degli indizi, il PG dice di ritenere che la conclusione d’obbligo sia sola, questa: a) che la matrice degli attentati deve essere ricercata negli ambienti militari e politici rimasti fuori del processo per mancanza di prove, dei quali furono espressione il generale Maletti e il capitano Labruna e, sopra di loro, lo stesso capo del Sid, generale Miceli; b) che Giannettini costituì l’anello di congiunzione fra tali ambienti militari e politici e il gruppo eversivo fascista di Freda e Ventura, a cui assicurò l’avallo politico e militare che si espresse nei depistaggi delle indagini. Nessun dubbio, per il PG che «in tale ruolo Giannettini agì in concorso con gli organizzatori della strategia della tensione, e certamente fu correo di Freda e Ventura in ordine a tutti i reati». La richiesta finale non potrà che essere di conferma della condanna. Quanto al Sid e agli ambienti politici, il tema – sia pure già affrontato con gravi e significative proporzioni – sarà approfondito nell’udienza di oggi. Poi il PG scoprirà le sue carte anche per quanto riguarda Valpreda e gli altri imputati del gruppo anarchico.

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